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I documenti ricordano un solo vescovo dell’antica città romana di Cingoli: si chiamava Giuliano e partecipò al Concilio di Costantinopoli del 553. Molto probabilmente non fu l’unico vescovo di Cingoli ed infatti la tradizione ricorda prima di lui Teodosio, Esuperanzio e Formario, ma non ci sono testimonianze  attendibili sulla loro attività.
Il primo documento che ricorda San Esuperanzio  risale al 1139 quando papa Innocenzo II confermava la proprietà dell'omonima chiesa al monastero di Fonte Avellana, mentre in un atto del 1184 si faceva riferimento all’adiacente monastero occupato dai suddetti monaci.
La chiesa, evidentemente cresciuta d’importanza, fu ricostruita a partire dal 1250 e nel 1295 lo scalpellino Giacomo da Cingoli realizzò il portale principale inserendo nella lunetta un altorilievo con l'immagine probabilmente più antica di San Esuperanzio tra due angeli con turibolo.
Una seconda immagine del vescovo con abiti pontificali e un gonfalone nella mano sinistra - oggi molto rovinata - fu scolpita, probabilmente in epoca più tarda, sopra al portale dentro una nicchia rettangolare. In tale scorcio di secolo un «poco colto amanuense» copiò - a suo dire da un «ben più antico documento», di cui però non resta traccia - un manoscritto con la Vita S. Exuperantii: l’intenzione era agiografica più che storica ma, come vedremo più avanti, non si può nemmeno escludere un preciso ‘disegno politico’.
Il Trecento si aprì con l'approvazione degli Statuti Comunali di Cingoli (1307) nei quali il Santo è invocato capitis, atque ducis Communitatis, et populi Cingulani, mentre negli Statuti del 1325 la chiesa a lui dedicata fu posta sotto la diretta protezione del Comune, segni entrambi del progressivo consolidarsi del culto.
Nel frattempo anche i privati cominciarono ad onorare San Esuperanzio e nella prima metà del secolo la famiglia Cima commissionò una Croce processionale che presenta nella terminazione inferiore della parte anteriore l’immagine stilizzata del vescovo col modellino della città e il vessillo con lo stemma dei Cima.
In un’altra Croce astile, (foto 1 e 1.1) commissionata intorno al 1440, il vescovo è rappresentato al centro del montante della parte posteriore nello splendore degli abiti pontificali, benedicente e con il modello della città di Cingoli nella mano sinistra.
Per l'uomo medievale il culto dei santi era tuttavia strettamente connesso alla presenza tangibile e concreta di una reliquia che a Cingoli sarà ritrovata - forse non troppo casualmente - il 24 gennaio 1495 durante i lavori di pavimentazione della chiesa quando fu rinvenuta un'urna con all'interno delle ossa e una lamina di rame che diceva: iste sunt reliqi/e beati exupantii/ epi et cfessoris. Le sacre reliquie furono deposte in un sarcofago, mentre il cranio fu collocato in un sontuoso reliquiario a semibusto in argento dorato appositamente commissionato nel 1496 dal Comune di Cingoli e attribuito a Bernardino da Foligno.
La Vita S. Exuperantii e le reliquie ritrovate diedero consistenza alla figura dell'antico vescovo di Cingoli e la sua devozione registrò un nuovo fervore, puntualmente documentato dagli artisti. 
Nella seconda metà del XV secolo Giovanni Antonio Bellinzoni da Pesaro realizzò due splendidi polittici, una Madonna col Bambino e i Santi Caterina, Pietro, Esuperanzio e Bonfilio (foto 2) per il duomo di Cingoli e una Madonna col Bambino e i Santi Pier Damiani, Esuperanzio, Stefano e Bonfilio per la chiesa di San Esuperanzio.
L’interesse dei cingolani si concentrò tuttavia sulla chiesa a lui dedicata per la quale, tra Trecento e Cinquecento, commissioneranno una serie di affreschi che finiranno per coprire tutte le pareti dell’aula e nei quali il Santo svolge il ruolo principale. Di questo immenso ciclo pittorico oggi restano solo alcuni frammenti, sufficienti tuttavia a restituirci l’iconografia di San Esuperanzio. L’affresco meglio conservato è la Madonna col Bambino e i Santi Esuperanzio e Bernardino da Siena (foto 3) commissionato nel 1503 da Bernardino Brunetti e di attribuzione incerta (si fanno i nomi di Antonio Solario e di Pier Paolo Agabiti da Sassoferrato).
Nel 1515 - o secondo altri nel 1518 - Girolamo Nardini dipinse, alla maniera del Crivelli, una Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Esuperanzio - oggi nella Pinacoteca Comunale di Cingoli - con il vescovo intermediario tra i fedeli e la Vergine alla quale porge il modello della città di Cingoli.Ma sarà Lorenzo Lotto, come già era avvenuto a Recanati, a suggellare la produzione artistica del periodo con un’opera di altissimo valore commissionata nel 1539 per la chiesa di San Domenico e rappresentante la Madonna del Rosario con a sinistra il santo titolare che riceve dalla Vergine il rosario e a destra San Esuperanzio che invece dona il plastico della città al Bambino.
Nel 1659 i monaci avellaniti furono soppressi e abbandonarono il convento di Cingoli, mentre la chiesa veniva affidata al clero secolare, ma la produzione artistica riferita al Santo non registrò alcuna flessione ed infatti  di questo periodo restano, nel complesso cingolano, una Madonna col Bambino e San Esuperanzio sontuosamente vestito di rosso e un reliquiario a busto in legno dorato. Altre due opere si trovano invece nella cattedrale: un'Assunta tra i Santi Sperandia ed Esuperanzio posta nell'abside e dipinta da «un pittore napoletano attivo a Roma nel secondo Seicento palesemente di cultura marattesca» e un paliotto in legno dorato realizzato dopo il 1665 con al centro l'Assunta e i Santi Esuperanzio, Bonfiglio, Sperandia e Francesco Borgia [ ?].
Nel Settecento si avrà una decisa ripresa iconografica che culminerà nella costruzione della cripta della chiesa di San Esuperanzio (1755-1777) dove, il 26 luglio 1777, le reliquie del Santo saranno traslate con una solenne processione. Da quel momento e fino all'inizio dell'Ottocento il pittore fermano Alessandro Ricci fu impegnato nella realizzazione di un ciclo pittorico ispirato alla Vita di San Esuperanzio composto da sette affreschi (foto 4) sulle volte della cripta e quattro quadri, mentre nel 1781 Giuseppe Reposati realizzerà sempre per la cripta la pala anteriore e posteriore dell'altare con due tele che lo vedono nel pieno della dignità episcopale e nella sua funzione apotropaica.
A testimonianza della prolificità artistica del periodo ci sono ancora una Immacolata concezione tra i Santi Esuperanzio, Antonio abate e Macario che sempre il Ricci dipinse la chiesa di Sant'Elena Imperatrice ad Avenale, mentre nella canonica di San Esuperanzio si conservano una preziosa mitra ricamata con la figura intera del Santo e tre tele - Papa Anastasio II invia San Esuperanzio a Cingoli (foto 5), un San Esuperanzio a figura intera con un putto che regge il plastico della città e un San Esuperanzio a mezzo busto - inventariate dall'Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Macerata e attribuite, la prima, a Giuseppe Reposati e le altre due all'Ambito dell'Italia centrale.
Minore, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, sarà la produzione artistica dell'Ottocento con un reliquiario a braccio donato nel 1821 dal priore Antonangelo Raffaelli e un modesto busto in gesso realizzato da Giuseppe Mazzanti. Per il secolo successivo sono invece da ricordare due busti in bronzo conservati nella sacrestia di San Esuperanzio e la statua reliquiario realizzata in bronzo argentato nel 1984 dallo scultore maceratese Sesto Americo Luchetti per la cripta.
Tornando alla Vita S. Exuperantii è opinione condivisa dagli storici che non sia molto attendibile in quanto - dice Serafino Prete - sembra il risultato di una probabile manipolazione della Passio dei santi milanesi Nazario e Celso «eliminando quei dati che non si adattavano alla storia del santo di Cingoli».
La redazione del manoscritto e il successivo rinvenimento delle reliquie sarebbero quindi da inscrivere nel panorama delle ricorrenti lotte comunali «per le mai sopite rivendicazioni di autonomia di Cingoli» che nel VII secolo aveva perso l’antica sede vescovile, accorpata a quella di Osimo.
Il possesso delle reliquie e la codifica della vita del Santo patrono ridonavano a Cingoli «il titolo legittimo di chiesa antica e non meno illustre della osimana», ma già un autore settecentesco aveva sollevato dubbi su San Esuperanzio vescovo di Cingoli, sostenendo che egli era uno dei dodici martiri venerati in Umbria il cui culto, insieme alle reliquie, sarebbe giunto in città tra XI-XII secolo attraverso i benedettini di Fonte Avellana.
L'ultima ipotesi sulla figura storica di San Esuperanzio è stata avanzata da Giuseppe Avarucci che lo ha identificato con l'omonimo vescovo di Ravenna vissuto nella seconda metà del V secolo durante la caduta dell'Impero d'Occidente. L’indicazione – dice lo studioso – «ci viene fornita indirettamente dall’agiografo che conclude la narrazione» dicendo che la festa del Santo si celebrava il 29 maggio e negli antichi calendari liturgici un solo Santo di nome Esuperanzio si festeggiava in quella data ed era appunto il vescovo di Ravenna. 
A sostegno della sua ipotesi l’Avarucci fa notare che nelle Riformanze del Comune di Cingoli fino al XV secolo la festa di San Esuperanzio è documenta al 29 maggio e che i possedimenti di Ravenna a Cingoli sono da sempre ampiamente documentati. Appare quindi del tutto ragionevole - conclude l'Avarucci - che la Chiesa ravennate potesse edificare su un proprio fondo un luogo di culto in onore di un suo vescovo e trasferirvi alcune reliquie. Ipotesi, del resto, non incompatibile con la ricostruzione del Prete sullo scontro tra la città di Cingoli e il vescovo di Osimo che anzi ne uscirebbe rafforzata.
Secondo la Vita, San Esuperanzio nacque a Cartagine dopo il 429 in una famiglia benestante di origine romana e a dodici anni chiese di essere battezzato consacrandosi totalmente a Dio. Più tardi, avuto notizia di un'imminente persecuzione contro i cristiani e per evitare sofferenze ai propri genitori, decise di partire per Roma, ma prima di imbarcarsi una donna gli affidò il figlio Formario che sarà suo discepolo fino alla morte. Durante la navigazione una tempesta, sedata grazie alle sue preghiere, dirottò la nave verso il porto di Numana da dove si avviò verso Roma incontrando lungo il tragitto un gruppo di 12 frates tra cui Fiorenzo, Severino e Venanzio. A Roma si distinse nella predicazione e ottenne la conversione di molti pagani, ma fu denunciato alle autorità, processato e imprigionato. Durante la prigionia cessò un' epidemia per sua intercessione e la sua fama si diffuse ulteriormente, tanto da indurre il Pontefice ad adoperarsi per la sua liberazione. Colpito dalla sua virtù, Papa Pascasio (in realtà doveva trattarsi di Anastasio II) lo nominò vescovo della diocesi di Cingoli, suscitando in lui alcune resistenze perché aveva saputo che «gente perversa e falsa abitava in quella città».
Una recente tradizione popolare ha esagerato questo episodio narrando che i cingolani lo accolsero a sassate, mentre la Vita dice che fu «accolto con straordinaria gioia», così come risulta dall’iconografia del primo Ottocento che ancora rappresentava il suo ingresso trionfale in città. Tre giorni prima di spirare guarì una paralitica di nome Marina e avendo previsto che la città sarebbe stata distrutta qualche anno più tardi chiese di essere seppellito fuori dalle mura. Lungo il tragitto verso il luogo di sepoltura compì il suo primo miracolo dopo morte guarendo una malata di nome Daria che aveva semplicemente toccato la sua veste. La chiesa dove fu sepolto fu consacrata il 29 maggio e divenne immediatamente meta di pellegrinaggi per i miracoli che continuavano numerosi. Nei secoli successivi, per paura di una profanazione, i monaci nascosero la cassa con le sue spoglie di cui si perse la memoria ed il testo si chiude con una preghiera a Dio perché la faccia ritrovare il più presto.
Storicamente certa e sufficientemente documentata è invece la figura di San Esuperanzio vescovo di Ravenna che svolse il suo ministero tra il 458 e il 477, nel periodo della conquista della città da parte di Odoacre. Il 30 maggio 477, essendo probabilmente morto il giorno prima, venne tumulato nella basilica di San Agnese Maggiore e una iscrizione del IX secolo ricorda che a quel tempo era già venerato come santo e confessore. Le sue reliquie furono traslate nella cattedrale di Ravenna nel 1809. 
L’iconografia di San Esuperanzio si mantenne costante nel tempo presentandoci fin dal XIII secolo la figura di un vescovo in abiti pontificali, con barba fluente, pastorale, un vessillo con le insegne comunali ed infine un libro o il plastico della città in mano. La croce astile del XIV secolo ci mostra il Santo con la tipica mitra a due punte in uso prima del XII-XIII secolo, mentre nel bassorilievo sulla lunetta del portale principale è ben evidente il pastorale. Giovanni Antonio Bellinzoni aggiungerà nei suoi polittici il libro e le insegne comunali, restituendoci attraverso il trattamento dei paramenti sacri tutto lo splendore dello stile tardo-gotico adriatico. Le stesse scelte iconografiche saranno fatte proprie dai frescanti quattro-cinquecenteschi della chiesa e da Lorenzo Lotto, mentre le scene della vita che compariranno alla fine del Settecento saranno caratterizzate da un suggestivo gusto popolare e fitte di personaggi rappresentati in pose teatrali a sottolineare un forte senso religioso.

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