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In ambito marchigiano, e probabilmente anche in quello nazionale, la figura di San Patrizio rappresenta un’anomalia. Nella diocesi di Macerata è contitolare insieme a San Vito di una sola chiesa parrocchiale nella frazione Chiesanuova di Treia e nelle diocesi delle Marche non risulta a lui dedicata nessun’altra parrocchia1. Simbolo dell’Irlanda in tutto il mondo, la cattedrale cattolica di New York porta il suo nome e la grande parata che si tiene in occasione della sua festa, con migliaia di irlandesi vestiti di verde, è una delle manifestazioni più spettacolari e famose del mondo, ma è poco conosciuto in Italia e presenta «un’iconografia relativamente scarsa».2
In origine la città di Treia onorava come patrona principale l'Assunta, ora invocata nella cattedrale come Santissima Annunziata, poi alla fine del XV secolo fu scelto San Patrizio, ma non conosciamo i motivi di tale decisione e il mistero che ancora l’avvolge potrebbe essere all’origine della tradizione locale secondo cui i cittadini o, secondo un'altra versione, i canonici treiesi non avendo un proprio santo da festeggiare decisero di affidarsi alla sorte mettendo in un bussolotto i biglietti con i nomi di tutti i santi cattolici per estrarne uno. Uscì il nome di Patrizio ma il Santo, poco popolare e lontano geograficamente, non fu gradito per cui si decise di ripetere l’estrazione e il suo nome uscì consecutivamente altre due volte, segno che quella era la volontà di Dio. Secondo alcune teorie la sua presenza potrebbe derivare dai Galli Senoni, di origine celtica, che tra IV e III secolo a. C. erano insediati nell’area medio-adriatica, ma gli eventi storici ci sembrano cronologicamente troppo lontani tra loro per essere collegati.
Le fonti documentarie dicono solo che dal Cinquecento e fino alla metà dell'Ottocento la festa di San Patrizio si celebrava a Treia nel Santuario del Santissimo Crocifisso dove, ancora oggi, si conserva una statua in legno dorato, (foto 1) databile tra XV-XVI secolo, che precedentemente era collocata sull’altare maggiore del santuario insieme a quella di San Sebastiano.3 Anche le fonti iconografiche sono scarse e solo di recente Silvia Blasio ha proposto di identificare il Santo tra i sei personaggi ai piedi dell'Assunta che dona la cintola a San Tommaso (foto 2) nella cinquecentesca pala d'altare opera di Antonio da Faenza che si trova nella cattedrale di Treia. «Il santo vescovo in secondo piano - dice la Blasio - di cui è visibile solo la testa e il bellissimo pastorale con il riccio d'oro, si può tentativamente identificare con San Patrizio, protettore della città, anche se è impossibile esserne certi perché il santo non reca alcun attributo iconografico».4
Nel Settecento San Patrizio è invece più volte ricordato nelle delibere consiliari del Comune di Treia dove, in una di queste, nella quale tra l'altro è nominato «primo et immemorabile protettore», risulta che «Giovanni Antonio Mancini da Apiro della scuola del celebre Sebastiano Conca» dipinse una pala d’altare con la Vergine tra i Santi protettori di Treia - oggi dispersa - per la Cappella annessa al Palazzo Priorale costruita tra il 1736-1743.5 Nel 1760 si deliberò invece di collocare sulla facciata del suddetto palazzo appena restaurato un bassorilievo raffigurante la Traslazione della Santa Casa di Loreto con l’immagine di San Patrizio, ma il progetto affidato allo scultore romano Gioacchino Varlè fu modificato in corso d’opera e, per motivi a noi sconosciuti, la figura del Santo fu eliminata.6 Figura che viceversa dovrebbe ancora trovarsi, insieme al  Crocifisso, alla Madonna di Loreto, all’Immacolata, a San Nicola da Tolentino e a San Filippo Neri, sulla campana fusa quattro anni più tardi da Giovanni Battista Donati, cive Aquilano, e collocata sulla torre del palazzo.7 Sempre nel Settecento sulla Porta del Cassero fu collocata, in sostituzione di un’immagine più antica oggi dispersa, una tavola dipinta probabilmente da un pittore locale di cui non conosciamo il nome con il ritratto di San Patrizio e il profilo della città di Treia (foto 3). L’opera, conservata per anni presso l’Accademia Georgica, è stata recentemente restaurata e attualmente è esposta nella Pinacoteca Comunale. 
Per l'Ottocento sono da ricordare un prezioso reliquiario a busto in argento, (foto 4) realizzato nel 1838 dall'argentiere romano Antonio Cappelletti e donato al Capitolo della cattedrale dal cardinale Nicolò Grimaldi quale «effetto della sua divozione verso il Protettore della sua Patria»,8 e un Fidelitatis praemio (foto 5) che nel 1845 la città di Treia donò all'Accademia Georgica nel quale campeggia al centro San Patrizio orante sopra un nastro con l'iscrizione: «DIVO ANTISTITI PATRITIO TREJENSIUM PATRONO»9
Nella prima cappella a sinistra della cattedrale si trova invece una statua processionale in legno catalogata come «bottega di Ortisei, sec. XX» commissionata in sostituzione della precedente attualmente conservata nella chiesa di San Filippo.10 
La cronologia della vita di San Patrizio è abbastanza incerta e la critica accetta come suoi solo due scritti, la Confessione ed una Epistola, che contengono tuttavia solo poche e confuse notizie a carattere biografico, mentre tutte le altre informazioni derivano da testi composti dopo la seconda metà del VII secolo con intenti agiografici più che storici. Da essi sappiamo che il Santo nacque intorno al 385 in Inghilterra da genitori cristiani appartenenti alla società romanizzata del tempo (suo padre era un consigliere municipale e forse fu ordinato sacerdote in vecchiaia). Nei suoi scritti lui stesso ammette che trascorse la giovinezza nella mondanità, «non applicandosi né allo studio né alla perfezione cristiana e ignorando il Dio vivo».11 A 16 anni fu fatto prigioniero da pirati irlandesi che lo trasferirono sull’isola e lo vendettero come schiavo ad un pastore. Durante la prigionia si convertì al cristianesimo e da quel giorno condusse una vita austera di preghiera e penitenza. Sei anni più tardi riuscì a fuggire e dopo un viaggio travagliato tornò a casa, ma una notte sognò di essere chiamato dagli irlandesi e interpretando il sogno come un invito ad evangelizzare l’Irlanda decise prima di farsi sacerdote. La sua formazione avvenne probabilmente in Gallia sotto la direzione di San Germano vescovo di Auxerre e se dubbia è la data della consacrazione a vescovo d’Irlanda come successore di Palladio ben più documentata sarà la sua azione pastorale fondata sulla perfetta conoscenza della struttura sociale e politica dell’isola. Tra i suoi atti più significativi ricordiamo la conversione dei vari re locali di cui conquistò il favore, la vendita dei suoi beni, il rifiuto delle offerte dei fedeli, l’introduzione del monachesimo e l’organizzazione della chiesa irlandese adattando «il prototipo continentale alle condizioni particolari di una società molto diversa da quella romana».12 Morì probabilmente intorno al 461 dopo aver convertito, senza versamento di sangue, tutto il nord e il nord-ovest del paese e mentre nel resto d’Europa iniziava un tragico e generale declino della civiltà a causa delle invasioni barbariche, in Irlanda cominciava una rigogliosa fioritura culturale che per più di trecento anni preservò il patrimonio religioso e culturale dell’Occidente cristiano.
Numerose sono le leggende sorte sulla figura di San Patrizio che, tra l'altro, avrebbe scacciato i serpenti dall'Irlanda (probabile metafora dell'idolatria pagana) incantandoli e spingendoli ad annegare nel mare, ma la più celebre è la visione del Purgatorio alla quale è legato il famoso Pozzo di San Patrizio di cui si parla nella Legenda aurea. Le cose andarono nel modo seguente: «mentre Patrizio predicava agli Irlandesi, con frutti molto scarsi, pregò il Signore di mandare qualche segno, che li spaventasse e li convincesse a credere. Il Signore gli ordinò allora di tracciare in un luogo un grande cerchio con un bastone, ed ecco che la terra all'interno del cerchio si aprì e vi apparve un profondissimo pozzo. San Patrizio spiegò che era un luogo di purgazione e che chi avesse voluto scendervi non avrebbe più dovuto fare altra penitenza; la maggior parte non sarebbe tornata, e quelli che sarebbero tornati dovevano fermarsi là dentro dalla mattina di un giorno sino alla mattina del giorno dopo. Molti dunque erano entrati, ma non erano più tornati». 13 Segue poi la storia del nobile Nicola che «volle affrontare il Purgatorio di San Patrizio» e che, dopo molte prove e tentazioni, tornò sano e salvo grazie alla continua invocazione «O Gesù Cristo, figlio del Dio Vivo, abbi pietà di me peccatore».
Le rare immagini medioevali del Santo lo rappresentano senza barba e con la mano destra levata in atto di benedire, ma a partire dal XVII secolo si affermò l’immagine di un vescovo in abiti pontificali con una lunga barba che tiene nella mano destra un trifoglio (con il quale spiegò il mistero della Trinità) e i serpenti sotto i piedi. L’iconografia treiese, pur non comparendo mai il trifoglio o i serpenti, è nel complesso fedele alla tradizione: nella statua del Santuario del Santissimo Crocifisso è rappresentato con il pastorale nella mano destra e il plastico della città nella sinistra in segno di protezione, mentre Antonio da Faenza e Antonio Cappelletti accentuano la dignità del vescovo con la ricchezza dei materiali del pastorale, dello stolone, del piviale e della mitra. Nella tavola della Pinacoteca Comunale - un'immagine ad uso civile - San Patrizio è rappresentato con un semplice piviale, il pastorale nella mano sinistra, in ginocchio su una nuvola sopra la città di Treia e lo sguardo verso il cielo aperto con chiara funzione apotropaica.14

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