I Comandamenti della buona politica

Sta al Vescovo, per la natura del suo ufficio, testimoniare sempre con chiarezza i grandi valori su cui si basa la convivenza umana, che cerca il Bene Comune e l’Armonia Sociale.

Questi due concetti basilari di tutta la Dottrina Sociale della Chiesa si possono enunciare così.

 

BENE COMUNE: “Le condizioni esterne necessarie all’insieme dei cittadini per lo sviluppo delle loro qualità e dei loro uffici, della loro vita materiale, intellettuale e religiosa” (Pio XII, Radiomessaggio di Natale 1942). Perché non sembri un discorso vago, il principio del “Bene comune” offre delle direttive, che ad esempio si incarnano in scelte economiche molto concrete. Tra i tanti testi sintetici il “Codice di Camaldoli” enuncia 8 principi regolatori dell’economia in vista del Bene Comune:

“I – La dignità della persona umana, la quale esige una bene ordinata libertà del singolo anche in campo economico.

II – L’eguaglianza dei diritti di carattere personale, nonostante le profonde differenze individuali, provenienti dal diverso grado di intelligenza, di abilità, di forze fisiche, ecc.

III – La solidarietà, cioè il dovere della collaborazione anche nel campo economico, per il raggiungimento del fine comune della società.

IV – La destinazione primaria dei beni materiali a vantaggio di tutti gli uomini.

V – La possibilità di appropriazione dei beni nei diversi modi legittimi, fra i quali è preminente il lavoro.

VI – Il libero commercio dei beni, nel rispetto della giustizia commutativa.

VII – Il rispetto delle esigenze della giustizia commutativa nella remunerazione del lavoro.

VIII – Il rispetto dell’esigenza della giustizia distributiva e legale nell’intervento dello Stato.”

 

ARMONIA SOCIALE: Sempre il Codice di Camaldoli la definisce come: “l’esito dell’interazione di diversi fattori, il primo dei quali è la giustizia sociale”. Secondo la concezione cristiana della società, lo Stato deve puntare a garantire ad ogni cittadino, sia uomo o donna, un lavoro. È inoltre compito dello Stato vigilare sul libero mercato, che non è automaticamente sempre buono: “un buon sistema economico infatti deve evitare l’arricchimento eccessivo che rechi danno a un’equa distribuzione; e in ogni caso deve impedire che attraverso il controllo di pochi su concentramenti di ricchezza, si verifichi lo strapotere di piccoli gruppi sull’economia”. Corollario dell’armonia sociale è “il dovere dell’obbedienza allo Stato, inteso come primo e fondamentale garante dell’ordine pubblico”.

 

Da questi due principi, Bene comune ed Armonia sociale, si possono dettagliare una serie di valori fondamentali, da tutelare ad ogni livello della Amministrazione Pubblica, che possono essere identificati biblicamente già nelle antiche parole del Decalogo di Mosè. Non si tratta per noi italiani di un riferimento casuale, perché il Decalogo è sintesi riconosciuta del sistema valoriale della cultura occidentale latino-giudeo-cristiana, fondamento di quell’etica civile su cui si radica, come memoria fondativa, la nostra stessa identità nazionale:

 

Non uccidere” – IL VALORE DELLA VITA UMANA, da cui deriva l’impegno ad evitare in ogni modo che: la guerra, la pena di morte, l’aborto, l’eutanasia, la segregazione razziale, la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento dei poveri e dei deboli, la violenza in generale e quella sessuale in particolare, siano accettate o peggio promosse come possibili “soluzioni” dei problemi umani.

Onora il padre e la madre e non commettere adulterio” – IL VALORE DELLA FAMIGLIA, come prima cellula della società generatrice di vita e di futuro, da tutelare, favorire, difendere, anteporre in dignità e tutte le strutture sociali e politiche secondarie, come è lo Stato. Da questo valore deriva una progettazione della salubrità e difesa dell’ambiente, della edificazione ed organizzazione delle città, di quella del lavoro, delle strutture educative, sanitarie ed assistenziali, in vista di favorire la costituzione e la vita delle famiglie, piuttosto che privilegiare l’individualismo isolazionista. L’onore rivolto ai genitori caratterizza tutto l’ambito della assistenza agli anziani, che meritano il rispetto e l’attenzione da parte della società.

 

Ricordati di santificare le feste” –  IL VALORE DEL LAVORO E DEL RIPOSO, come diritto-dovere primario della persona, che fonda la sua dignità e permette la vera promozione umana. Da cui deriva la tutela di una giusta retribuzione, la sanità dei luoghi e dei processi lavorativi, la tutela previdenziale e quella assistenziale in caso di disoccupazione, assieme a tutte le forme che il bene comune permette di tutela e difesa dei lavoratori. Il diritto-dovere dei lavoratori stessi ad organizzarsi per tutelare i propri diritti e contribuire, con modalità che variano a seconda dei tempi e delle situazioni, alla stabilità del proprio lavoro ed alla conduzione e consolidamento sul mercato, delle stesse strutture produttive. A questo si connette il valore del riposo e del divertimento che deve arricchire anche spiritualmente ed interiormente le persone e non abbrutirle; assieme alla promozione della socializzazione e del confronto di idee, possibili solo se la gestione dei tempi del riposo è fatta per far incontrare le persone e non per isolarle sul divano di casa. C’è un ambito pre-politico che è possibile realizzare solo in un vissuto ad alta socializzazione, nel quale la festa come incontro di persone e di idee ha un alto valore.

 

“Non rubare e non sequestrare le persone”IL VALORE DELLA LIBERTÀ PERSONALE, sempre da vivere nel quadro del bene comune. Che comporta: l’impegno comune per la partecipazione reale alla conduzione politica della società. Una giustizia giusta, certa e celere, assieme alla tutela della dignità della persona finché non sia dimostrata la sua colpevolezza. La difesa dell’ordine pubblico da ogni minaccia, perché la vita di tutti possa svolgersi in maniera serena. A questo valore si collega la libertà religiosa, il diritto cioè a non subire discriminazioni o ingiustificati impedimenti a vivere la propria fede in maniera pubblica e libera, purché i comportamenti definiti religiosi non ledano in maniera chiara e palese i diritti fondamentali delle altre persone.

 

“Non dire il falso”IL VALORE DELLA VERITÀ NELLA COMUNICAZIONE, perché l’opinione pubblica che si esprime poi nel voto e nella delega politica, si costruisca liberamente secondo il discernimento saggio e l’esperienza delle persone, e non venga manipolata, costruita artificialmente e pilotata in maniera subdola da una informazione che falsifichi e stravolga la comunicazione dei fatti, ponendosi a servizio di potentati ed organizzazioni ben identificati o peggio nascosti ed illeciti. Il bene comune indirizza una gestione dei mass-media e della produzione culturale e di entertainment, tale che, senza cadere nella logica della censura statale, tuteli però i minori e le persone culturalmente meno attrezzate, dal venir plagiati e strumentalizzati con fini speculativi o ideologici.

Nel concreto la vera libertà della comunicazione si tutela soprattutto dal basso, sostenendo e favorendo le voci del territorio (radio – TV – giornali, sia stampati che on line) rispetto allo strapotere dei grandi network.

Siccome poi la miglior difesa della verità è: la diffusione della conoscenza e la crescita culturale della popolazione, questo valore deve essere difeso permettendo ed anzi favorendo a tutti l’accesso ad una istruzione di qualità. Tutto il comparto della scuola deve puntare a formare persone sapienti, cioè capaci di un discernimento vero del bene e del male e non semplicemente a formare dei tecnici in grado di far funzionare la produzione economica. In particolare le menti più dotate vanno valorizzate ed incentivate allo studio ed alla crescita in competenze tecniche ed umane, con un principio che coniughi l’aiuto a tutti con una sana meritocrazia.

 

PAPA FRANCESCO ED IL SUO METODO CHE EVITA GLI ESTREMISMI IDEOLOGICI.

 

Nel IV capitolo della sua Enciclica programmatica: Evangelii Gaudium, Papa Francesco ha tracciato delle indicazioni di metodo politico e sociale per guidare la vita civile. Sono i famosi quattro principi per costruire il bene comune e la pace sociale (nn. 221-237). Tali principi, oltre che dalla dottrina sociale della Chiesa e dallo studio della filosofia di Romano Guardini, provengono dalla formazione gesuitica del papa e dalla sua esperienza di formatore e di provinciale.

Essi permettono di orientare “lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune” (EG 221).

 

  1. Il tempo è superiore allo spazio (EG 222-225)

Con questo principio il papa intende affermare l’importanza di mettere in moto dei processi che richiedono tempo per svilupparsi, senza pretendere quindi di avere tutto e subito. «Questo principio permette di lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati. Aiuta a sopportare con pazienza situazioni difficili e avverse, o i cambiamenti dei piani che il dinamismo della realtà impone. (…) Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi (…), privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci» (EG 223)

Questo primo principio è necessario alla nostra società digitale caratterizzata dalla fretta, ed è importante nella formazione ed educazione delle nuove generazioni, dove invece prevale un altro principio, quello del tutto subito e qui, che rivela tutti i suoi effetti deleteri.

 

  1. L’unità prevale sul conflitto (EG 226-230)

Uno degli aspetti che caratterizzano ogni convivenza è l’incontro e lo scontro fra idee e progetti differenti, fonte pertanto di “conflitti” fra le persone e le loro idee. In questo modo è in pericolo l’unità del gruppo e la comunione, perché il conflitto potrebbe paralizzare il gruppo fino al punto di trasformarsi in vere e proprie guerre.

Il papa afferma anzitutto che «il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Dev’essere accettato» (EG 226) e affrontato per trovare una soluzione comune e non rimanere intrappolati o paralizzati. Bisogna cercare insieme la via della soluzione andando oltre il conflitto nella direzione di ciò che è ancora comune, per ritrovare – al di là delle posizioni divergenti – una comunione che subito non appare (altrimenti non ci sarebbe il conflitto!) ma che si ritroverà magari a poco a poco e che sarà costituita come “unità delle differenze riconciliate”. Ciò accade quando ci sono: «quelle nobili persone che hanno il coraggio di andare oltre la superficie conflittuale e considerano gli altri nella loro dignità più profonda» (EG 228).

Infatti, nei conflitti si confrontano posizioni che, pur divergendo, contengono dei valori da non perdere. Per es., l’accoglienza dei rifugiati e la richiesta di sicurezza e legalità sono due istanze entrambe valide e giuste che sembrano tuttavia escludersi. La saggezza chiede di salvaguardare i valori dell’accoglienza che vengono dal vangelo e della sicurezza e legalità degli accoglienti, che vengono dalla giusta richiesta di armonia, e di comporli in una legislazione che sia attenta ad entrambi.

 

  1. La realtà è più importante dell’idea (EG 231-233)

In ogni comunità ci sono i pragmatici e gli idealisti, quelle persone che guardano solo alla realtà e ai dati di fatto concreti e altre che vivono nelle… nuvole, che hanno sempre delle idee nuove. Chi deve prevalere? «La realtà semplicemente “è”, l’idea “si elabora”. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. (…) La realtà è superiore all’idea. Questo implica di evitare diverse forme di occultamento della realtà». (EG 231).

Papa Francesco dice che «sognare va bene, ma per andare avanti serve il confronto con la realtà».  I politici formulano molti progetti e proposte logiche e chiare, magari affascinanti, ma che poi non si realizzano a motivo della situazione reale e dei mezzi disponibili. Questo principio invita a scrivere programmi che non solo promettano il bene, ma indichino anche con quale metodo e con quali mezzi raggiungerlo.

 

  1. Il tutto è superiore alla parte (EG 234-237)

C’è, infine, un quarto principio, molto pratico, che si applica a molte situazioni concrete. Scrive il papa: «Anche tra la globalizzazione e la localizzazione si produce una tensione. Bisogna prestare attenzione alla dimensione globale per non cadere in una meschinità quotidiana. Al tempo stesso, non è opportuno perdere di vista ciò che è locale, che ci fa camminare con i piedi per terra. Le due cose unite impediscono di cadere in uno di questi due estremi: l’uno, che i cittadini vivano in un universalismo astratto e globalizzante, passeggeri mimetizzati del vagone di coda, che ammirano i fuochi artificiali del mondo, che è di altri, con la bocca aperta e applausi programmati; l’altro, che diventino un museo folkloristico di eremiti localisti, condannati a ripetere sempre le stesse cose, incapaci di lasciarsi interpellare da ciò che è diverso e di apprezzare la bellezza che Dio diffonde fuori dai loro confini» (EG 234).

Con questo principio il papa invita ad allargare lo sguardo sul mondo e le altre culture, per riconoscere la presenza o la possibilità di scoprire e fare un bene più grande. Egli invita a prestare attenzione alla dimensione globale delle cose per non cadere nel “localismo”, perché «il tutto è più delle parta ed è anche più della loro semplice somma» (EG 235). In politica questo principio invita anche ad evitare di concentrarsi troppo su un tema dimenticando il resto: l’ambiente dimenticando il lavoro, il centro storico dimenticando le periferie, il singolo comune dimenticando il territorio…

C’è un principio della filosofia e della sociologia caro al mondo anglosassone, “act locally, think globally”, che esprime questo quarto principio del papa: bisogna agire là dove ci si trova, ma tenendo presente l’orizzonte più vasto.

 

IN CONCLUSIONE.

Quando il Vescovo e l’intera comunità cristiana annunciano questi valori, declinandone nel quotidiano l’attuazione possibile nella vita della comunità civile, non compiono una indebita “invasione” dell’ambito laico, perché la fede con la sua sapienza umana cresciuta nei secoli ha tutto il diritto costituzionale di incarnarsi nel vissuto come proposta offerta a tutti.