Il 22 ottobre Caritas Italiana e Fondazione Zancan hanno presentato l’edizione 2009 del “Rapporto sulle povertà in Italia”; eloquente il titolo: Famiglie in salita. Ci è stato chiesto un articolo, poche righe attraverso le quali sintetizzare un po’ il testo e tirar fuori qualche riflessione.
Stiamo tornando da due giorni trascorsi in famiglia. Per curiosità ci fermiamo in un “outlet” nei pressi di S. Donà di Piave: a prima vista il muraglione esterno ci fa pensare ad un cimitero con una chiesa, ma mancano le croci (?). All’interno un piccolo corso di paese con tanti negozi a destra e a sinistra del firme più “in”, con piazze circolari, indicazioni dei vari luoghi utili: spazio giochi per bambini, servizi, … bancomat (addirittura due!!!).
Sempre per curiosità siamo entrati da Armani: giacche, cravatte, vestiti da sera. Un vestito rosso, da grandi occasioni, finito in un outlet dove puoi comprarlo a meno (non poco) rispetto al prezzo iniziale. Prezzo iniziale 1.200,00 euro, prezzo outlet “solamente” 480,00.
Come è possibile che qualcuno possa acquistare un vestito a così tanto e qualcun altro non riesce a pagare l’affitto o la bolletta del gas?
L’Enel ha comunicato che nel primo quadrimestre del 2009 gli abbassamenti di potenza e i distacchi per morosità sono aumentati del 30% rispetto allo stesso periodo del 2008. Le famiglie in ritardo con il pagamento delle bollette del gas sono aumentate del 15%. Gli sfratti per morosità degli affitti sono aumentati del 18%.
La crisi in corso ha colpito, in proporzioni diverse, non soltanto i poveri, ma anche una larga fascia della classe media, che tradizionalmente è più restia a mettere in discussione il proprio benessere.
Quale cammino intraprendere per il superamento della povertà? Gli ostacoli più rilevanti sono di ordine culturale, due, in particolare. Il primo riguarda la falsa persuasione che, per superare la povertà sia sufficiente incrementare la solidarietà spontanea. Questa, indubbiamente, può aiutare. Ma la radice profonda di questo impegno si fonda sulla solidarietà istituzione, cioè sul patto tra i cittadini, fissato dalla Costituzione. Il superamento della povertà non è un problema di buon cuore, ma un preciso dovere di giustizia, quindi un impegno vincolante per lo Stato. La nostra Costituzione contiene infatti alcune affermazioni ineludibili. Parla di uguaglianza tra i cittadini: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge” (art. 39). Ora la povertà di fatto discrimina le persone e le rende disuguali. I padri costituenti erano coscienti di questo pericolo, pertanto si sono affrettati ad aggiungere: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona e l’effettiva partecipazione di tutti”.
La Costituzione inoltre afferma la centralità della famiglia nella vita sociale e l’impegno dello Stato a favorirne la nascita e lo sviluppo (art. 31). La famiglia è normalmente riconosciuta per la sua capacità di compensare le fragilità, integrare le capacità, generare beni comuni, grazie alla coesistenza di volontà, affetti e relazioni significative. Ma a questo riconoscimento non fa seguito, da parte dello Stato, una legislazione che la valorizzi come destinataria di specifiche politiche. Nel nostro paese la famiglia è assimilata ad un insieme di individui, spesso considerati come singoli individui. Non si tiene conto che la capacità di reddito, di carichi familiari, di figli a carico, sono dimensioni diverse. Non si tiene abbastanza conto che la famiglia è ambiente generativo non solo di persone, ma anche di educazione, di inserimento sociale, servizi alla persona, tutela e promozione di diritti e doveri. E’ spazio di vita, che amplifica e integra le capacità individuali. Anche per questo la famiglia è in grado di farsi carico dei propri componenti più fragili, più deboli, nella prima e nell’ultima fase della vita.
In sintesi, la povertà non è un problema di fatalità, da affrontare con la beneficenza, ma è un problema di diritti violati, da ricomporre attuando la Costituzione.
Che cosa è chiesto alla Chiesa Italiana?
E’ richiesto il servizio alla giustizia e al bene comune attuato non come avventura solitaria, ma come azione di comunità. Occorre promuovere appuntamenti di riflessione comune e di dialogo. Occorrono scelte e stili di vita che non si improvvisano , ma che sono fatti da un insieme di comportamenti, di modi di pensare e agire, che maturano in anni di cammino, alla scuola della parola, dell’eucarestia, dei poveri e della storia. Occorrono stili di vita alternativi alla cultura e alle mode correnti, quali: l’attenzione ai poveri, l’uso ricco di gratuità del proprio tempo e del proprio denaro; il senso e la dignità dell’altro; l’accoglienza e il rispetto della diversità; l’apertura delle proprie case; il rifiuto dello spirito di “cosificazione”, litigiosità e maldicenza; le azioni di ascolto, relazione, dialogo e riconciliazione nei contesti di vita ordinaria. Questi modelli e queste testimonianze non ci mancano e non ci sono mancate. Basti pensare a don Tonino Bello, alla sua vita alle sue scelte, alle sue parole come in questa omelia tenuta a Bologna nel 1989: “ i poveri sono il luogo teologico dove Dio si rivela e da cui deve partire ogni dinamismo di evangelizzazione … i poveri salveranno il mondo …. sono l’identikit di ciascuno di noi, perché il terzomondiale è l’immagine della nostra precarietà e lo zingare è il simbolo del nostro essere stranieri per gli altri, precursori di un modo diverso, senza barriere. Essi ci evangelizzano, perché sono spina conficcata nel fianco del mondo, nel nostro fianco …..!”
Marina Rinaldi e Mario Bettucci
Co-direttori Caritas Diocesana Macerata
