Distribuzione indumenti

Anche le “distribuzione degli indumenti” è una piccola risposta che può aiutare le famiglie in difficoltà economica in questo tempo di crisi. E’ anche questa una modalità, insieme con altre, per fare essere la Chiesa vicina alla gente.

Nel territorio diocesano la distribuzione, e l’approvvigionamento, del vestiario in genere è organizzato nelle singole realtà parrocchiali o di associazione. Possiamo dire che ogni comune della diocesi ha un centro di distribuzione degli indumenti agli indigenti.

La Caritas diocesana per ora si offre come punto di coordinamento tra i vari centri, aiutando ad ottimizzare le risorse presenti in eccesso a favore di altre realtà che non hanno a sufficienza.

Pur mantenendosi tale situazione, il lavoro svolto dalla Caritas Diocesana in questi ultimi anni, e l’impegno per i prossimi, si è riversato sull’accompagnamento delle Caritas diocesane verso una più qualificazione all’ascolto delle persone, alla comprensione dei bisogni espressi oltre le richieste, e ad una lettura delle povertà che emergono dagli incontri, per poter individuare possibili azioni pastorali e/o socio-pastorali utili a contribuire alla rimozione delle cause di tali bisogni. In sintesi si vuole aiutare le parrocchie ad una sempre più consapevolezza delle povertà piuttosto che rispondere alle singole richieste. Tra la richiesta e il bisogno c’è la “persona”, con la sua dignità, con la sua capacità di affrontare la situazioni di difficoltà, ma che in questo va accompagnata, sostenuta e, a volte, anche educata a modificare i propri stili di vita.

L’aiuto con il vestiario non può prescindere da questa impostazione; diversamente sarebbe pulirsi la coscienza per “aver aiutato un poveretto” senza preoccuparci delle cause che lo hanno portato a quella condizione.

La distribuzione di vestiario prevede a monte avere la materia prima, gli indumenti da dare. Anche qui l’approvvigionamento è diversificato nelle singole realtà: in prevalenza vestiti non più utilizzati offerti da privati, che vengono verificati sulla loro portabilità, igienizzati, divisi per taglie, uomo/donna … Naturalmente “educazione” vuole che anche nell’offerta ci sia attenzione verso la persona, da quella che dovrà occuparsene per rimettere in circolo il capo di vestiario a quella che lo dovrà indossare! Tutto questo è fatto oggi con la disponibilità di tempo ed energie dei volontari delle parrocchie e delle associazioni.

Altra fonte di approvvigionamento sono le ditte che producono i capi di abbigliamento o scarpe che mettono a disposizione l’esubero di produzione o capi con commerciabili.

In prospettiva, con l’apporto dell’associazione M.G.S. – SER.MI.GO don Ennio Borgonga, e di altre realtà associative del territorio, vi è un progetto più ampio della semplice distribuzione di vestiario che vuole, da una parte dare sempre sostegno a chi è più in difficoltà economico-lavorativa, dall’altra educare al riuso delle cose, al “rein-vestire”, per un riuso degli indumenti per il sociale, ovvero laboratori per il riuso/modificazioni/riparazioni, che potranno apportare ulteriori risorse da destinare alle famiglie in difficoltà.

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