Il viaggio di Baig Mirza Asmal verso un futuro migliore

«Sono arrivato a piedi dal Pakistan. Cercavo solo un futuro migliore». Baig Mirza Asmal, oggi operaio assunto in un’azienda del Maceratese, racconta il suo percorso con una calma che non cancella la durezza del passato che si è trovato a vivere. I primi giorni in Italia sono stati un banco di prova faticoso e doloroso per lui: «Ho dormito all’aperto per due mesi. Non avevo un posto né un pasto. Poi la mia domanda di asilo è stata approvata e sono andato sotto la super visione del Centro di ascolto e prima accoglienza». È qui che arriva la svolta per Mirza. «Sono rimasto lì per due anni». Ed è qui che è stato seguito e accompagnato nel suo precorso di integrazione. «Lì ho scoperto il tirocinio Caritas», ricorda. Si tratta di una delle opportunità che vengono proposte agli ospiti che si trovano in accoglienza e che per Mirza ha cambiato la traiettoria della sua vita. Il tirocinio, svolto presso la Palmieri Impianti, lo introduce al mondo della logistica: gestione dei flussi di merce, inventario, sicurezza, coordinamento del personale. Competenze che impara con dedizione. «Lavoravo molto duramente e completavo i compiti nei tempio previsti», dice senza alcun vanto. Ma quell’impegno non è passato inosservato e infatti l’azienda gli offre un contratto. «Quando me l’hanno detto, ero molto felice». Oggi Mirza parla del suo ambiente di lavoro come di un luogo accogliente e della comunità locale come «molto collaborativa». Avendo un’autonomia economica ora ha un alloggio in affitto. Pur non avendo molti amici, sente di appartenere a questa terra. «Ora mi considero parte della comunità e ne sono orgoglioso». C’è però un vuoto che nessun traguardo può colmare: «Mi manca la mia famiglia e il cibo del mio Paese». Ma dell’Italia apprezza la sicurezza, l’aria pulita, le possibilità di costruire il domani. Quando parla di integrazione cita un proverbio imparato lungo il cammino: «When in Rome, do as the Romans do». Non è una resa dell’identità, ma il desiderio di partecipare pienamente alla vita comune. I suoi sogni sono semplici, e per questo profondi: acquistare una casa, sposarsi, restare qui per sempre. E ai ragazzi che vivono il suo stesso viaggio affida un messaggio di responsabilità e speranza: «Siate coraggiosi e pazienti nel rispettare la legge. Imparate la lingua italiana e fate buone azioni contribuendo allo sviluppo del Paese. Scegliete di far parte di una comunità sana e rendete felice la vostra vita e quella degli altri». Poi aggiunge, quasi in un soffio: «Sono molto grato alla Caritas per aver fatto così tanto per me e per avere ottenuto un buon lavoro». Un ringraziamento che racconta più di qualsiasi cronaca.

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