“Arca della speranza”

“Arca della speranza” è il nome che verrà dato alla Cittadella della Carità della diocesi di Macerata come opera segno pensata e realizzata, almeno in parte, in questo anno giubilare dedicato alla speranza. Una tensione che non ci ha mai abbandonato e che ci da la forza di andare verso il completamento di un sogno ispirato all’insegnamento e alla testimonianza di Mons. Tarcisio Carboni. In questo anno, grazie alla generosità di molti e al sostegno offerto dalla CEI, il progetto ha avuto un forte slancio in avanti che fa sperare di raggiungere il traguardo del completamento della struttura nei tempi previsti. In questi mesi, nella logica della Cittadella, siamo riusciti a dare nuova vita a uno spazio che si prefigge di essere un luogo aperto alla comunità, nella compresenza di più realtà e di risorse, in cui si cerca di accogliere la persona nella sua interezza, con i suoi bisogni e con le sue competenze, offrendo uno spazio in cui trovare qualcuno disponibile ad accompagnarla a ritrovare fiducia in un futuro migliore. Per il raggiungimento di questo obiettivo in questi mesi abbiamo avviato rapporti e relazioni con diversi attori del territorio, stringendo collaborazioni che possono dare risposte adeguate in tempi relativamente brevi ai bisogni principali che rileviamo. Abbiamo quindi trovato disponibilità da parte di un network italiano che si occupa della gestione degli affitti a formare gli operatori che nei centri di ascolto accolgono richieste di aiuto affini all’area dell’abitare. C’è poi la collaborazione con l’agenzia interinale Gigroup che ha scelto di collocare la propria sede di Macerata in una stanza vicina allo sportello lavoro della Caritas diocesana. Accanto a questi verrà collocato il centro di ascolto diocesano nel quale convergeranno tutte le persone che chiederanno aiuto e che fungerà “da regia” per la definizione e l’attuazione dei progetti di accompagnamento personalizzati. La referente del centro di ascolto e i volontari potranno contare sulla disponibilità di una stanza dedicata e arredata per l’ascolto di famiglie in cui saranno presenti dei minori. Nello stesso spazio una stanza è dedicata all’ambulatorio solidale che, grazie al supporto dei medici volontari dell’associazione medici cattolici italiani, continua ad orientare e supportare il lavoro degli operatori dediti all’area salute del CAS che ospita circa 130 migranti. La collocazione dell’ambulatorio vicino al centro di ascolto, concluso l’iter di accreditamento regionale e potenziati gli ausili medici, permetterà di accogliere anche persone esterne, portatrici di particolari fragilità economiche e sociali.

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