Contro la povertà: il dovere solidale della società

Oramai il dato è confermato: nella “ricca” Europa almeno 80 milioni di persone, cioè più o meno il 17% della popolazione complessiva, vivono al di sotto della cosiddetta “soglia di povertà”. Citare ancora questi numeri, perché? Il paradosso che si sta vivendo, a fronte di un’emergenza di così ampia portata, è la non comprensione reale da parte dei responsabili istituzionali e dell’opinione pubblica. Ed è così, fortunatamente con delle eccezioni, anche nel nostro territorio: ancora oggi, quando si parla di povertà si pensa quasi sempre a casi estremi di esclusione e marginalità sociale. Invece, ciò che sta accadendo sempre più di frequente sono quelle situazioni in cui, a fronte di un passato economico “sereno”, si scivola verso una situazione di difficoltà. Uno dei motivi principali è il lavoro e con questo non si intende solo la mancanza di occupazione. Il reddito, soprattutto quando modesto, sembra non mettere più completamente al riparo dai rischi di trovarsi in una condizione vulnerabile; spesso basta una spesa improvvisa, una malattia, dei conguagli delle utenze per non riuscire a soddisfare tutti i bisogni principali. La situazione a cui la Caritas diocesana, attraverso la presenza sul territorio dei vari centri di ascolto, e altre realtà associative cercano di rispondere è assai complessa. Consapevoli di ciò, e avendo chiara la direzione che tale fenomeno sta prendendo, si cerca di accompagnare la persona, la famiglia attraverso una “presa in cura” offrendo progetti mirati in cui l’obiettivo è quello di un ritorno all’autonomia, anche economica. Il “Prestito della speranza”, la mensa del centro di ascolto diocesano, gli aiuti alimentari, il vestiario, l’aiuto economico specifico quando possibile, sono gesti di prossimità che quotidianamente vengono impiegati nell’aiuto all’altro. Ciò non basta. La realtà caritas, parallelamente alla risposta necessaria, stimola il coinvolgimento attivo dei cittadini; tutti siamo chiamati a sollecitare quelle energie della coscienza sociale e dei conseguenti doveri di solidarietà, partendo dall’obbligo di concorrere, ognuno per la propria possibilità, a formare il monte delle risorse indispensabili per attivare un nuovo ciclo di crescita e di ridistribuzione.

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