L’Ufficio Lavoro della Caritas diocesana apre nel luglio del 2023 per provare a rispondere ad un bisogno che il nostro Osservatorio rileva sempre più urgente: il lavoro. In 2 anni di attività questo ufficio ha saputo intrecciare numeri e storie, costruendo un’esperienza che va ben oltre le statistiche: è un servizio che restituisce dignità, promuove diritti e genera inclusione. In un tempo in cui la precarietà e l’incertezza pesano sulle persone più fragili, questo ufficio si è fatto strumento pastorale, testimone concreto del Vangelo della carità.
Il lavoro non è solo sostentamento: è autonomia, riconoscimento sociale, possibilità di progettare il futuro. Per questo la Chiesa locale, attraverso la Caritas, ha scelto di investire in percorsi di accompagnamento personalizzati, capaci di trasformare la vulnerabilità in occasione di riscatto. I 30 tirocini extracurriculari attivati ne sono la prova: esperienze che hanno condotto a 17 assunzioni su 25 percorsi terminati ad oggi, 15 delle quali stabilizzate nel tempo. In 5 casi le aziende hanno scelto di autofinanziarsi i tirocini, negli altri 25 sono stati finanziati con fondi 8xmille Caritas (per quest’anno A.L.O.H.A. n. 11/2025) e con fondi 8xmille dello Stato. Non numeri freddi, ma storie di uomini e donne che, attraverso il lavoro, hanno riconquistato fiducia e dignità.
Particolarmente significativo è stato il frutto dei 14 Tirocini di Inclusione Sociale, attivati in collaborazione con ATS e Comune di Macerata. Sono percorsi protetti, pensati per adulti e minori in condizioni di particolare fragilità. Dei 10 tirocini già conclusi, 9 si sono tradotti in assunzioni, 8 delle quali ancora oggi stabili. Anche qui, l’accompagnamento non è stato solo burocratico, ma si è fatta compagna di strada: qualcuno ha potuto vivere la sua prima esperienza lavorativa, qualcun altro ha avuto l’opportunità di ricominciare.
Un’attenzione particolare è stata dedicata ai migranti accolti nei nostri CAS. Sono 98 gli ospiti che hanno incrociato il cammino dell’Ufficio Lavoro, ricevendo orientamento, occasioni formative, accompagnamenti ai colloqui e sostegno concreto per inserirsi nel mondo del lavoro. A favore di 63 persone si è realizzata una o più esperienze occupazionali: ad oggi 56 lavorano. Sono 30 coloro che hanno lasciato le strutture di accoglienza avendo raggiunto un’indipendenza economica e sociale. Questo è forse il dato più eloquente del valore pastorale del servizio: il lavoro come scuola di vita, come chiave di inclusione, come ponte tra culture, come possibilità di diventare cittadini a pieno titolo.
L’Ufficio Lavoro ha collaborato anche con il Centro di Ascolto diocesano, intercettando bisogni specifici e accompagnando 25 persone in situazioni complesse, con 3 soluzioni lavorative trovate.
In totale, 170 persone sono state accompagnate in 2 anni, e per 110 di loro è stato possibile attivare almeno un’esperienza lavorativa. In molti casi, non si è trattato di un episodio temporaneo, ma dell’inizio di un cammino stabile e duraturo.
Il valore pastorale di questa esperienza sta nell’aver testimoniato che la dignità della persona si difende anche attraverso il lavoro, promuovendo giustizia e riconoscendo che il diritto al lavoro è parte integrante del diritto a una vita piena. La Chiesa ha mostrato che l’integrazione è possibile quando si creano occasioni reali, che l’inclusione non è una parola vuota ma un processo fatto di ascolto, fiducia, responsabilità condivisa e ha ricordato che la comunità cristiana è chiamata ad essere segno che cresce anche attraverso gesti concreti.
Il lavoro se accompagnato e sostenuto diventa evangelizzazione vissuta, buona notizia per chi rischiava di restare ai margini. Ciascun inserimento lavorativo è una vita che riparte, una comunità che si arricchisce, una società che diventa più giusta e fraterna.
Citando Papa Francesco del 2014 per l’Udienza delle Acciaierie di Terni: «Il lavoro realizza la persona e se manca il lavoro questa dignità viene ferita!
