Fondo diocesano “la solidarietà a lavoro”: riflessioni dopo un anno dal suo avvio

Grazie alla sensibilità del nostro Pastore e al coinvolgimento dei vari uffici pastorali da più di un anno la nostra Diocesi ha integrato le azioni di prossimità delle singole parrocchie rivolte a chi si trova in situazioni di bisogno con il fondo diocesano “la Solidarietà A Lavoro”. Ad un anno di implementazione cerchiamo di fare il punto partendo dalla sua concezione. Il progetto è nato dalla sinergia fattiva tra la Caritas diocesana, la pastorale sociale e del lavoro, la pastorale familiare, il Punto famiglia – Acli Macerata e l’associazione “Centro di ascolto e di prima accoglienza” di Macerata che insieme hanno collaborato, e continuano a farlo, per sensibilizzare tutta la comunità alla pastorale della Carità, ovvero all’amore verso il fratello. Da questa attenzione è scaturito il suo funzionamento e gli ulteriori obiettivi: far compartecipare tutte le comunità parrocchiali e le persone che in esse vivono, attraverso le proprie possibilità, al sostegno delle difficoltà dei nostri fratelli, accompagnandoli alla fuoriuscita dallo stato di bisogno. Solamente la vicinanza dà avvio ad un ascolto vero, senza pregiudizi che ci permette di accogliere l’altro con le sue povertà, ma anche con le sue potenzialità e ricchezze; grazie a queste capacità e ponendo sempre al centro la dignità della persona, insieme sono stati costruiti progetti di accompagnamento che non hanno solo risolto, seppur a volte parzialmente, le urgenze ma hanno cercato vie di uscita definitive ai bisogni. La sinergia tra i vari uffici pastorali e il Punto famiglia – Acli Macerata, il coinvolgimento delle istituzioni e delle persone che si sono fatte prossime e l’attivazione dei richiedenti incontrati in questo primo anno di presenza del fondo, hanno permesso di risolvere situazioni complesse e ridare serenità a famiglie e persone. Non solo. Questo anno è stato utile per comprendere da vicino quali sono le povertà e le ricchezze del nostro territorio diocesano. Attraverso i volti e le storie raccontate dalle persone (circa 150) e dalle famiglie aiutate (37) emerge una situazione di difficoltà economica che si sta sempre più allargando a causa della perdita o della precarietà del lavoro. Quando ci si trova in questa situazione tutto sembra diventare inaccessibile; come avrete modo di leggere dalla brochure allegata, la perdita di lavoro genera l’impossibilità a pagare gli affitti, le utenze, le assicurazioni o i bolli dei mezzi di trasporto, rifondere i prestiti, garantire il necessario per frequentare gli studi, ecc. A questioni economiche così sintetizzate spesso si accompagna una sfiducia verso di sé e nei confronti di ciò che ci circonda e tutto diventa ancora più complesso. I progetti intrapresi hanno cercato di ridare speranza alle persone e alle famiglie in un futuro diverso in cui si può essere parte attiva. La dignità della persona, anche quella più povera, è stata e sarà sempre posta al centro di ogni azione che con lei deve essere condivisa ed accettata; questo ha portato a dei traguardi inaspettati che ha permesso alla persona, alla sua famiglia, di sentirsi accolta ed aiutata. La logica progettuale insieme all’attivazione delle risorse hanno permesso di sopperire alle necessità delle persone che hanno potuto raggiungere, in alcuni casi, anche una nuova autonomia economica. In queste situazioni, sono avvenute le prime graduali restituzioni di quanto ricevuto concretizzando la “reciprocità” e la condivisione a cui il progetto tende.

E’ chiaro che ancora molto resta da fare; anzi, la congiuntura economica in cui ci troviamo ci fa realisticamente pensare che la “crisi” perdurerà e picchierà ancora più duro anche sul nostro territorio. Di fronte a ciò non possiamo richiuderci in un sordo egoismo che porta a pensare in primis, e solo, a noi stessi; la presentazione del report annuale del fondo diocesano vuol tendere, invece, ad aiutarci a sostenere ed accompagnare una sinergia, una rete, una condivisione che può essere vista come una potente risposta alle difficoltà personali e familiari. Tutti siamo chiamati ad apportare il nostro contributo mettendoci realisticamente a disposizione degli altri e per quanto possibile a contribuire con le nostre risorse, non solo economiche.

 

Emanuele Ranzuglia

Collaboratore Caritas diocesana

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