Se dovessi descrivere il mio primo mese alla CARITAS, decisamente sarebbe una descrizione positiva: nonostante la selezione iniziale mi avesse messo leggermente in soggezione, sin da quando mi sono effettivamente inserito nella struttura devo dire che mi sono trovato più che bene, mi sono sentito parte della “squadra” quasi immediatamente. Non essendo questa la mia prima esperienza lavorativa, sebbene io sia ancora molto giovane ed agli inizi, ho apprezzato anche l’approccio rilassato, ma allo stesso tempo molto competente alla formazione. Inoltre, trovo ottima la variazione nelle mansioni effettuate nelle varie sedi durante il primo periodo di inserimento, sebbene abbia sviluppato preferenze personali per alcune location ed impieghi piuttosto che per altri. Tenendo in considerazione anche l’indennizzo e l’ammontare di ore da effettuare, al momento reputo l’esperienza come neutra, dato anche il fatto che non ho avuto esperienze negative né con gli operatori né tantomeno con i ragazzi dei centri di accoglienza o con le persone che si presentano in sede. Ovviamente a questi ultimi si aggiungono gli altri ragazzi del servizio civile, con alcuni dei quali ho formato legami esterni alla sede lavorativa. Mi viene ripetuto spesso nella formazione che potrebbe essere molto facile per me ritrovarmi dall’altra parte dello specchio, a dover essere io a chiedere aiuto, e che questo sia non solo un’ottimo approccio da mantenere sul luogo di lavoro quando si tratta con chi viene in cerca di aiuto, ma anche al di fuori della CARITAS e nella vita di tutti i giorni. Al di fuori dell’impegno come fine a sé stesso do anche un valore intrinseco all’esperienza come occasione di comprendere il mondo del lavoro nella sua organizzazione. A questo poi vanno ad aggiungersi ovviamente anche i legami che sto formando nel tempo: È molto gratificante sentire di star aiutando qualcuno, e ad oggi, avendo visto quello che sento essere un buon 80% di ciò che le mie mansioni andranno a ricoprire, la mia preferita rimane quella di occuparsi dell’Emporio della Solidarietà. Non dubito che questa decisione sia influenzata da esperienze lavorative precedenti all’interno di negozi simili, ma la reputo essere l’esempio più concreto di ciò che mi piace di questo lavoro. Si tratta di una struttura piccola, facile da raggiungere ed autonoma per la maggior parte. La sua organizzazione ed il suo mantenimento richiedono cura; è fondamentale il supporto tra gli operatori e noi ragazzi del servizio civile. Tutto questo ci permette di essere a diretto contatto con le persone che più hanno bisogno del cibo e beni di prima necessità, ottenendo una “ricompensa” quasi istantanea nella loro riconoscenza. In sintesi direi che l’esperienza è stata finora da almeno 9 su 10.
