“Nel nostro Paese l’immigrazione continua ad avere un impatto sociale molto forte, oltretutto in una situazione di grave recessione economica. E’ quanto mai importante analizzare, conoscere le condizioni dell’inserimento sociale, culturale e occupazionale degli immigrati nei singoli territori per capire quali sono i problemi concreti e le risorse effettive – le virtualità e le criticità “strutturali” – del determinato contesto locale in cui essi si trovano a vivere e con i quali devono fare i conti nel loro quotidiano sforzo di integrarsi con la società civile. (..) Questo valore di funzionalità, conoscitiva e “politica” al tempo stesso, che l’analisi delle condizioni territoriali di inserimento socio-occupazionale degli immigrati assume, è quanto il 22° Dossier Statistico Immigrazione Caritas e Migrantes condivide con gli annuali rapporti del CNEL sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, i quali vertono su scale di valutazione regionali e provinciali circa il potenziale d’integrazione proprio di ogni territorio.(..) Questa integrazione – come rileva l’agenda europea per l’integrazione dei cittadini dei paesi terzi – “è un processo evolutivo, che (..) comincia dalla base (..) secondo un autentico approccio dal basso, a contatto con la realtà locale”, “tramite la partecipazione”. Le espressioni “dalla base” e “dal basso” stanno proprio ad indicare un processo che si svolge negli ambiti più ordinari e quotidiani della vita (nei condomini, nei quartieri, nel lavoro, ecc.) e che vede, come propri attori, non astratte istituzioni, bensì le persone: questi immigrati e questi italiani di questo particolare luogo e tempo” (dall’editoriale di Giorgio Alessandrini – CNEL, pag. 301-302).
Gli indici sintetici presi in considerazione dal CNEL si propongono di misurare il grado di attrattività dei territori, l’inserimento sociale e l’inserimento occupazionale degli immigrati. Sinteticamente, ecco cosa emerge per la realtà marchigiana e, ove possibile, per la provincia di Macerata.
Per quanto riguarda l’inserimento sociale, ovvero il livello di accesso degli immigrati ed alcuni beni e servizi fondamentali di welfare (come la casa, l’istruzione superiore, ecc.) e il grado di radicamento nel tessuto sociale attraverso il raggiungimento di determinati status giuridici che garantiscono e/o sanciscono un solido e maturo inserimento nella società di accoglienza, a livello nazionale le Marche si collocano al terzo posto. Da sottolineare che per nell’indicatore “accesso al mercato immobiliare”, la provincia di Macerata si colloca al secondo posto subito dopo Gorizia.
L’indicatore “inserimento occupazionale” che misura il grado e la qualità della partecipazione degli immigrati al mercato occupazionale locale, prendendo in considerazione aspetti del lavoro degli stranieri sia quantitativi sia qualitativi, colloca le Marche all’11° posto tra le regioni italiane. Questo ultimo indicatore, unitamente a quello precedente, condizionano fortemente i processi di integrazione: più la situazione degli immigrati, in tali ambiti, appare relativamente soddisfacente all’interno di un territorio, più esso offre le pre-condizioni territoriali favorevoli all’innescarsi di processi di integrazione.
L’unione dei due indicatori sopra menzionati misura il potenziale di integrazione di ogni realtà locale; in questo caso, nel 2009 (ultimo dato disponibile) la regione Marche si colloca all’ottavo posto ma la provincia di Macerata si conferma ad “alto potenziale” collocandosi al sesto posto tra le province italiane. Ciò a dimostrazione che i centri urbani medio- piccoli detengono un potenziale di integrazione complessivamente superiore a quelle che fanno capo a grandi città dove svariate sono le strutture di “mediazione” che intervengono a “regolare” (e quindi anche a condizionare) l’incontro e la relazione. (fonte 22°Dossier statistico immigrazione pag. 304 e ss.gg)
