Nelle ultime settimane di quaresima e nei giorni più prossimi alla Pasqua sicuramente abbiamo notato una maggiore presenza di persone che davanti alle chiese e nei punti più transitati delle città chiedevano soldi. Richieste espresse anche attraverso cartelli, che frettolosamente abbiamo cercato di leggere, dal tono: HO FAME oppure AIUTAEMI! NON HO DA MANGIARE; ect.
Sicuramente le nostre coscienze venivano disturbate dopo aver assaporato la bellezza della celebrazione del ricordo dell’istituzione dell’Eucarestia, la durezza del racconto della Passione di Gesù, la gioia pasquale nella domenica di Resurrezione.!
Come non rimanere colpiti da queste persone: dai giovani, più intraprendenti, che ti vengono incontro, all’anziana, seduta a terra, in attesa!
L’”elemosina” lasciata da qualcuno è sicuramente servita per mettersi la coscienza a posto, aver assolto all’invito alla carità. Dopotutto anche Papa Benedetto XVI nel messaggio per la quaresima ci invitava ad una maggiore pratica dell’elemosina.
Ma la povertà è solo quella urlata in queste forme, considerando che queste persone fra un po’ non le troveremo più là, per farsi rivedere alle prossime festività, o non è piuttosto quella della famiglia che trova difficoltà ad arrivare a fine mese con un solo stipendio, o dove il marito cinquantenne, licenziato, si ritrova senza un lavoro? O della famiglia dove i risparmi vanno a soddisfare le insistenti richieste del figlio tossicodipendente? Della famiglia di immigrati extracomunitari che hanno lasciato la propria storia nel paese di origine e si trovano nella necessità di una casa o del lavoro almeno per lui, quando la moglie deve accudire i figli piccoli? Della famiglia che non sa con chi lasciare i figli nei pomeriggi, mentre sono al lavoro e ritornano alle sette di sera? Di quella mamma sola, lasciata dal marito, con i figli piccoli, senza più un punto di riferimento, con il dramma del possibile allontanamento dei figli? Della ragazza che decide di non abortire e deve risolvere in se stessa, da sola, questa scelta? Del giovane che non sa dare risposte alla domanda di senso della propria vita? Dell’anziano che chiede che qualcuno gli dedichi tempo per raccontare la sua storia? (I poveri li avete sempre con voi. Gv12,8)
Forse è necessario rileggere quanto dice il Papa sull’elemosina: L’elemosina evangelica non è semplice filantropia: è piuttosto un’espressione concreta della carità …Ogni volta che per amore di Dio condividiamo i nostri beni con il prossimo bisognoso, sperimentiamo che la pienezza di vita viene dall’amore e tutto ci ritorna come benedizione in forma di pace, di interiore soddisfazione e di gioia.
Di sicuro “condividere” non si risolve nei pochi o tanti euro lasciati davanti a quel cartello.
Abbiamo bisogno di essere educati a “condividere i nostri beni” anche con quella povertà di cui non si sente le urla.
Abbiamo bisogno di “un cuore che vede” le necessità (Deus Caritas Est n. 31/b
E’ una responsabilità che abbiamo come cristiani, battezzati, ma anche come cittadini, perché: “la povertà non esiste in natura ma è conseguenza di situazioni in cui “la politica non frequenta la giustizia”.
Mario Bettucci e Marina Rinaldi
Co-direttori Caritas Diocesana Macerata
