In occasione VII Giornata Mondiale dei Poveri che ricorre nella terza domenica di Novembre, la Caritas diocesana, in collaborazione con le realtà associative del territorio che incontrano le povertà ed in particolare quelle giovanili, ha organizzato il Convegno “Non distogliere lo sguardo dal povero… non si vede bene che col cuore” che si è tenuto il 18 Novembre scorso presso la Sala rossa della Domus San Giuliano. Il Papa per prepararci a questa giornata ha scelto la figura di Tibi, spingendoci a riflettere sul nostro sguardo, troppo spesso cieco o offuscato dal nostro fare. Tibi è cieco ma sa guardare oltre la sua cecità, proprio perché in primis sperimenta l’assenza, la mancanza, la povertà. Ciò che vuole Tibi per suo figlio è ciò che chiede il Papa oggi per il suo gregge: essere testimoni di un cammino da seguire che con coraggio e forza ci permette di servire Dio in un mondo disorientante ed egocentrico. L’incontro si è aperto con i saluti della Vice Sindaco di Macerata Francesca D’Alessandro, che ha ricordato quanto in questo ultimo periodo si stia facendo, in stretta collaborazione anche con la Caritas diocesana, per contrastare ed arginare le situazioni sempre più emergenti e complesse di povertà. Sono seguiti poi i saluti del direttore della Caritas diocesana e presidente del centro di Ascolto e Prima Accoglienza Denis Marini, il quale aprendo il convegno ha ricordato quanto sia urgente uscire da una logica che vede la povertà lontana e fuori da noi e quanto invece sia opportuni riconoscersi tutti poveri e bisognosi e quindi disponibili a riconoscersi fratelli piccoli e bisognosi nella nostra quotidianità. Guidai da alcuni estratti del messaggio del papa i due testimoni, il prof. Marco Moschini docente presso Università di Perugia – Filosofia ed etica delle relazioni e Luca Russo papà di una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII, hanno aiutato, attraverso i loro racconti e condividendo la loro quotidiana esperienze di incontro con ogni forma di povertà, a orientare lo sguardo, troppo spesso indifferente e ovvio, verso gli ultimi ed esclusi. Attraverso immagini di bellezza, come il dipinto “San Tommaso” di Caravaggio o il racconto di un detenuto del 41bis, i due ospiti hanno guidato la platea in un processo di consapevolezza e di iniziazione, facendo riscoprire l’uomo che c’è dietro all’etichetta di “povero” e ricordando che la vera fede cristiana è un annuncio di Speranza. Le conclusioni, dopo le domande della platea, sono state lasciate al Vescovo Nazzareno Marconi. Partendo dallo “sguardo” ha spiegato come l’invito del papa sia quello di guardare i poveri, a partire da noi stessi, come un tesoro, da custodire, da proteggere. Ad avvalorare questa dichiarazione ha poi citato l’antropologa Margaret Mead, la quale riteneva che il primo segno di civiltà in una cultura antica non fossero ami, pentole di fango o pietre da macinare, bensì un femore rotto e poi guarito. Stare con, spendere del tempo per perdersi cura di qualcuno è alloro non solo un atto cristiano, ma un dovere dell’uomo civile.
