Sono F. nasco a Emilia Romagna in una famiglia composta da padre, madre, una sorella ed un fratello. Quando avevo 16 anni mio padre scappa da casa e se ne va a Santo Domingo, abbandonando nelle difficoltà tutti noi. Viste le poche finanze, interrompo gli studi per andare a lavorare, per contribuire alle finanze della famiglia e trovo due impieghi: come cameriera e uno di apprendista parrucchiera. Il lavoro andava bene, sono brava e desidero maggiore autonomia, così decido di andare a vivere da sola. Ma nel 2008 arriva la crisi e il lavoro inizia a scarseggiare, inoltre avendo tanti anni di esperienza di lavoro sono troppo “costosa” e nessuno mi assume. Mi arrangio con qualche lavoro in nero, ovviamente sotto pagato, ma con un affitto da pagare, arrivo a stento alla fine del mese. Mia madre nel frattempo si è riaccompagnata con un uomo che è peggio di mio padre. Fatta presente la mia situazione di difficoltà a quest’uomo, lui si approfitta della mia debolezza e in cambio di qualche soldo, di cui io ho estremo bisogno, mi chiede “servizi speciali”. Nel frattempo dopo 20 anni di assenza, mio padre ci ricontatta e se il resto della famiglia non voleva saperne, io vidi quella chiamata l’occasione di riconciliarmi con lui e di ricominciare. Così lo raggiungo a Santo Domingo. Ovviamente non è tutto oro quello che luccica e così anche lì ho difficoltà nel trovare lavoro e nonostante tenti di conservare la mia autonomia, prendendo in affitto un appartamento tutto mio, ad un certo punto, considerate anche alcune difficoltà fisiche di mio padre che nel frattempo erano sopraggiunte, decido di andare a vivere con lui. Fu un tempo faticoso, ma che mi permise di essere vicina a mio padre, come non avevo mai fatto prima e dare a lui la possibilità di non morire solo, ma con qualcuno della sua famiglia al suo fianco. Quando mio padre è morto non avevo i documenti che certificassero il mio legame di parentale con lui. Per questo ho dovuto aspettare molto prima di potergli dare una degna sepoltura. Non c’era più nulla che mi lega a quella terra straniera ed è per questo che a Gennaio 2023 decido di rientrare in Italia, ma dove andare? Ed è qui che entra in scena la disponibilità della Caritas di Macerata che con Casa di Bethlem mi ha dato un letto e un pasto caldo, mi ha aiutata a mettermi in regola con i documenti e quindi a ricollocarmi lavorativamente. Oggi non sono più a Casa Bethlem, ma lavoro nel Veneto in una struttura ricettiva, ho la mia casa e la mia autonomia.
