Giubileo 2025

Dall’Anno Santo in dono quattro segni di Speranza

A Macerata il Vescovo ha benedetto il popolo diocesano

Ogni volta che si conclude una esperienza spirituale significativa la sapienza della Chiesa invita a fare due cose, la prima è fare memoria delle grazie ricevute, la seconda e conseguente è prendere l’impegno di farle fruttare nel futuro.

Lo dice il libro del Deuteronomio alla generazione che aveva attraversato il deserto del Sinai e stava entrando nella terra promessa. Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere (Dt 8,2-3).

Quando viviamo una vera esperienza spirituale, cioè un tempo in cui ci siamo lasciati guidare dallo Spirito Santo, le cose fondamentali che accadono non sono mai casuali e come continua il Deuteronomio: sono segni della provvidenza misericordiosa del Signore, che ha guidato i nostri passi e protetto la nostra vita. Lungo questo Giubileo i segni certi che il Signore ha guidato e benedetto la sua Chiesa sono stati almeno quattro.

Il primo segno che ha preparato l’apertura del Giubileo nell’ottobre 2024 è stato la conclusione del Sinodo Universale, con un documento che Papa Francesco ha fatto proprio e che ha ricordato a tutta la Chiesa cosa significhi essere una Chiesa Sinodale, cioè una Chiesa che cammina insieme dietro il suo Signore e verso la pienezza del Regno di Dio. Poi tra i primi grandi eventi Giubilari italiani doveva esserci la chiusura del Cammino Sinodale della Chiesa italiana nell’Assemblea del 31 marzo 2025, ma questo percorso si è prolungato in maniera inaspettata proprio per dare applicazione sui principi di Sinodalità indicati dal Sinodo universale. Sinodalità, infatti, non è semplicemente un modo di camminare democratico, in cui la maggioranza si impone sulla minoranza, ma è un misto di democrazia e discernimento, in cui non si può arrivare ad una decisione semplicemente votando e con la forza dei numeri. Quando non c’è un accordo sereno, sta ai pastori che guidano il discernimento ecclesiale indicare il cammino, anche se più lungo e faticoso, per favorire un ulteriore confronto. Perché le decisioni tengano conto, per quanto umanamente possibile, di tutto il ventaglio delle opinioni raccolte e si cerchi una risposta che prima di tutto convinca chi ha il peso e la responsabilità del discernimento, ma che trovi anche un’accoglienza ampia e il più possibile concorde, da parte dell’intero popolo di Dio. Proprio questo accordo si è così raggiunto nell’Assemblea Sinodale di Ottobre 2025, anche grazie al contributo del nuovo Papa, Leone XIV. Aver cominciato, come Chiesa italiana, a camminare davvero in maniera sinodale è stato il primo dono, impegnativo ma prezioso, di questo Giubileo.

Il secondo dono del Giubileo è stata la bella testimonianza di Papa Francesco. Fedele fino alla fine della sua vita alla vocazione che sentiva di aver ricevuto, ha continuato a stimolare la Chiesa nella direzione di un coraggioso cammino di rinnovamento, radicalità evangelica e dialogo con il mondo. Se il messaggio del Sinodo si può riassumere nella perenne missione della Chiesa: “camminare insieme nella sequela di Cristo”, il messaggio che ci ha lasciato Papa Francesco è tutto concentrato nella prima parola: “camminare”. Vediamo ora, sempre più chiaramente, che Papa Francesco era stato mandato da Dio e sostenuto in questo dalla forza dello Spirito Santo, per scuotere la Chiesa, perché si mettesse davvero in cammino. Dopo le ripetute esortazioni di Giovanni Paolo II e di Papa Benedetto a non avere paura di seguire il Signore, Papa Francesco, anche a costo di apparire inopportuno ed irrequieto, ha costantemente stimolato la Chiesa a camminare, a mettersi in movimento, ad iniziare processi, a non sentirsi completa, santa ed è arrivata, ma a domandarsi sempre su quale via il Signore ci stava chiamando. Anche a rischiare, alla luce di quello che si poteva comprendere, dei passi che comunque ci conducessero avanti nel vivere il vangelo e nell’attenzione primaria ai più poveri ed ai più fragili. La presenza, alla celebrazione delle esequie di papa Francesco di tante rappresentanze ufficiali giunte da ogni parte del mondo, ha mostrato come l’umanità contemporanea comprenda che nella testimonianza del Vangelo e nello stimolo a viverne i valori, c’è una ricchezza che la Chiesa Cattolica può offrire a tutto il mondo. E soprattutto che tutto questo è un aiuto e non freno o un ostacolo al vero progresso umano e alla riconciliazione tra gli uomini.

Per capire il terzo dono del Giubileo basta ricordare con quanta trepidazione e quanti dubbi il mondo si era accostato al Conclave. Con tanti esperti che avevano sentenziato: “sarà un Conclave lungo e complesso, in cui non sarà facile trovare il nuovo successore di Pietro!” E ricordo con voi il sollievo provato quando abbiamo scoperto che: lo Spirito Santo, da solo e molto velocemente, aveva scelto come Papa “un americano a Roma” papa Leone XIV. Che ben presto ha rivelato di essere cittadino del mondo e naturale fratello di ogni uomo, in particolare dei poveri. Se Papa Francesco aveva stimolato la Chiesa all’impegno di “camminare”, Papa Leone ha iniziato e sta continuando il suo ministero concentrandosi sulla seconda parola del Sinodo: “insieme nella sequela di Cristo”. Non c’è infatti cammino realmente evangelico se non viene fatto insieme ed in costante ricerca di costruire un “insieme” sempre più grande nella sequela di Cristo. Papa Leone e la sua guida ferma e pacata, ricca di pazienza, ma anche di chiarezza e forza, è certo il terzo dono del Giubileo. Seguirlo e collaborare con Lui sarà per tutti noi l’impegno più urgente negli anni che seguiranno.

Tra le tante esperienze giubilari, anche queste inaspettate per la profondità spirituale, di preghiera e di silenzio vissute da tanti, quelle che hanno particolarmente segnato il cammino di questo Anno Santo sono state le esperienze di pellegrinaggio e di comunione ecclesiale, vissute soprattutto dai ragazzi, dai giovani e dalle famiglie. Anche in questo quarto dono del Giubileo possiamo riconoscere i due temi sinodali già ricordati. Prima di tutto c’è stato il tema del “camminare”, nel pellegrinaggio vissuto come esperienza dello Spirito, un camminare che non è semplicemente un’azione di cambiamento o di spostamento fisico del corpo, ma una condizione dell’anima che si mette in moto, disposta a lasciarsi meravigliare, commuovere e cambiare dallo Spirito Santo. Che poi i grandi attori del pellegrinaggio della Chiesa siano stati i giovani e le famiglie, ci ricorda che per custodire l’eredità del Giubileo, non potremo fermarci in questo cammino, in questo pellegrinaggio spirituale sulle orme di Cristo e del Vangelo, ma dovremo concentrarci soprattutto sui giovani e sulle famiglie, che sono le grandi forze della Chiesa. Forse perché sono proprio loro, i giovani e le famiglie, le realtà più dimenticate dal potere e dalla ricchezza che dominano il mondo di oggi. Se i giovani sottolineano l’impegno a “camminare” verso il futuro, le famiglie ci ricordano il valore del farlo “insieme”, con i più forti che attendono il passo dei più deboli, pronti a prenderli in braccio.

Questa è in sintesi l’eredità del Giubileo e la missione che ci attende.

Ed è proprio nella direzione dei giovani e delle famiglie che vi invito a richiedere con me al Signore il dono preziosissimo di Sante vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, ma anche a formare sante famiglie cristiane, ricche di fede e di preghiera.

Su questa speranza invocheremo, alla fine di questa liturgia, la più solenne benedizione di Dio, per noi, per la nostra terra e per tutto il mondo. E non è senza significato il fatto che, provvidenzialmente, come Diocesi chiudiamo questo anno giubilare proprio nel segno della Sacra Famiglia. Modello perfetto di chi cammina insieme nella sequela di Cristo.

Alla sua potente intercessione vogliamo affidare il nostro impegno di continuare a camminare insieme nella sequela di Cristo e soprattutto la vita dei nostri giovani, delle nostre Famiglie, e di quelle famiglie più allargate che sono: le Parrocchie, le Unità Pastorali e l’intera Chiesa Diocesana.

Vorremmo così mettere in pratica quello che abbiamo cantato nella notte di Natale: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra a tutti gli uomini che Egli ama».

 

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