
di Nazzareno Marconi*
Carissimi fratelli e sorelle,
con il Mercoledì delle Ceneri si apre davanti a noi il tempo santo della Quaresima. Non è un tempo qualsiasi. È un’occasione. È un invito. È una chiamata personale che Dio rivolge a ciascuno di noi.
Oggi la Parola di Dio ci consegna tre frasi che, se le ascoltiamo bene, possono cambiare la nostra vita.
Il profeta Gioele ci dice: «Ritornate a me con tutto il cuore… laceratevi il cuore e non le vesti».
San Paolo ci supplica: «Lasciatevi riconciliare con Dio… non accogliete invano la grazia di Dio».
E Gesù nel Vangelo ci ammonisce: «Sti attento a non praticare la tua giustizia davanti agli uomini… il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Tutto ruota attorno a una parola: ritorno. Ritornare. Tornare a Dio. Tornare con il cuore.
La Quaresima è questo: un ritorno. Non è anzitutto fare qualcosa in più. Non è una lista di sacrifici. Non è una gara di penitenze. È tornare.
Il profeta Gioele dice: “Ritornate a me con tutto il cuore”. Non con metà cuore. Non con quello che avanza. Non con qualche gesto esteriore. Con tutto il cuore. E poi aggiunge: “Laceratevi il cuore e non le vesti”. Al tempo del profeta, quando si era nel tempo del lutto o della penitenza, si strappava un angolo del proprio vestito. Era un segno pubblico. Ma Dio dice: non mi interessano i segni esteriori se il cuore resta chiuso. Non mi interessa una religione di facciata. Mi interessa il tuo cuore. Possiamo anche venire in chiesa, ricevere le ceneri sul capo, fare digiuno, ma se il cuore resta duro, orgoglioso, chiuso al perdono, non è vera conversione.
La conversione non è cambiare qualcosa fuori. È lasciare che Dio cambi qualcosa dentro.
Così la prima domanda di questa Quaresima è molto semplice:
Il mio cuore dove sta andando? Si sta allontanando o sta tornando?
Forse ci siamo allontanati senza accorgercene. Non con gesti clamorosi. Ma poco a poco. Meno preghiera. Meno ascolto. Più indifferenza. Più superficialità. Più abitudine.
Dio oggi non ci accusa, ma ci chiama con amore: “Ritornate a me”. Non dice: arrangiatevi. Non dice: vi siete persi, peggio per voi. Dice: tornate.
Perché Dio è “misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore”. Non si stanca di aspettarci.
San Paolo, nella seconda lettura, rende l’annuncio ancora più luminoso: “Lasciatevi riconciliare con Dio”. Non dice solo “riconciliatevi”, “ritornate”, “convertitevi”. Dice “lasciatevi riconciliare”. Cioè: permettete a Dio di abbracciarvi. Permettete a Dio di perdonarvi.
A volte il problema non è che Dio non perdona. È che noi non ci lasciamo perdonare. Restiamo chiusi nei nostri sensi di colpa, nelle nostre giustificazioni, nelle nostre resistenze. “Non accogliete invano la grazia di Dio”, dice Paolo. La grazia è un dono. La Quaresima è un dono. Non lasciamolo cadere nel vuoto.
Quante volte abbiamo iniziato la Quaresima con buone intenzioni e poi tutto è rimasto come prima? Ecco cosa significa accogliere invano la grazia: ascoltare parole che non entrano nel cuore, fare gesti che non cambiano la vita.
La Quaresima è un tempo favorevole. È il momento giusto per fare pace con Dio. Per tornare al sacramento della riconciliazione. Per fare verità nella nostra vita.
Ma il ritorno a Dio non è separato dal ritorno agli altri. Se torno a Dio, torno anche ai fratelli. Se laceriamo il cuore, diventiamo più capaci di perdono, più attenti, più sensibili. Una Quaresima vera cambia il modo in cui trattiamo le persone in casa, al lavoro, nella comunità.
E infine il Vangelo ci mette in guardia da un rischio sottile: fare il bene per essere visti.
Gesù parla di elemosina, preghiera e digiuno. Sono le tre grandi pratiche quaresimali. Ma dice: “fatele nel segreto!”
Perché? Perché il rischio è usare anche le cose sante per nutrire l’orgoglio. Cercare l’approvazione. Cercare l’immagine. Cercare gli applausi. La conversione vera è nascosta. È silenziosa. È tra me e Dio. “Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
Quanto è bello sapere che Dio vede nel segreto! Vede il bene che nessuno nota. Vede lo sforzo che nessuno riconosce. Vede la lotta interiore che nessuno capisce. Vede una preghiera fatta nonostante la stanchezza. Vede un perdono concesso anche se con fatica. Vede un sacrificio nascosto. E questo basta.
La Quaresima ci invita così a tre ritorni.
Il ritorno a Dio.
Più tempo per la preghiera. Più ascolto della Parola. Più spazio al silenzio. Non grandi cose, ma cose vere.
Il ritorno agli altri.
Un gesto concreto di carità. Un perdono offerto. Una visita. Una parola buona. Meno giudizio, più misericordia.
Ed infine il ritorno a noi stessi, ad una vita più vera.
Ritrovare coerenza. Vivere ciò che diciamo di credere. Non essere cristiani solo di nome, ma nelle scelte quotidiane.
Le ceneri che riceviamo sul capo ci ricordano che siamo fragili. Che la vita passa. Che non abbiamo tempo da perdere in superficialità. Ma quelle ceneri sono anche un segno di speranza. Perché la cenere viene dal fuoco. E sotto la cenere può ancora ardere una brace. Forse il nostro cuore oggi è un po’ coperto di cenere: stanchezza, delusioni, peccati, abitudini. Ma Dio può riaccendere il fuoco.
“Ritornate a me con tutto il cuore”. Non domani. Oggi. Non quando saremo perfetti. Adesso, così come siamo.
Fratelli e sorelle, non sprechiamo questa Quaresima. Non accogliamo invano la grazia di Dio. Lasciamoci riconciliare. Laceriamo il cuore. Facciamo il bene nel segreto.
E scopriremo che tornare a Dio non è un peso. È una liberazione. È ritrovare la casa. È ritrovare la pace.
*Vescovo di Macerata

