Pasqua 2026

Processione del Venerdì Santo a Macerata

Il Vescovo: «La morte di Cristo non è lontana ma continua a passare dentro la storia degli uomini»

di mons. Nazzareno Marconi*

Fratelli e sorelle,

questa sera abbiamo camminato dietro al Cristo morto. Abbiamo attraversato le nostre strade in silenzio, portando nel cuore il peso di quella croce che non è solo un ricordo, ma una realtà viva. E fermandoci, davanti al monumento ai caduti di tutte le guerre, quel silenzio si è fatto ancora più eloquente.

Perché la morte di Cristo non è lontana: continua a passare dentro la storia degli uomini.

Oggi, mentre noi preghiamo, il mondo è ancora ferito dalla guerra. In Ucraina, dopo anni di conflitto, intere città sono segnate dal dolore. In Palestina e Libano, famiglie intere vivono sotto la paura e la distruzione. In Sudan, milioni di persone sono travolte da una crisi umanitaria devastante, con violenze indicibili e milioni di sfollati. E proprio in queste settimane, una nuova guerra è esplosa anche in Iran, con bombardamenti, morti, escalation che rischiano di allargarsi ancora.

E allora questa processione non è solo memoria: è domanda.

Davanti ai caduti di ieri e alle vittime di oggi, noi ci chiediamo: è possibile che l’uomo non impari mai? È possibile che il sangue continui a scorrere come se la croce di Cristo non avesse detto nulla?

Ma proprio qui sta il cuore della fede.

Cristo non è morto invano. Cristo, innocente, ha preso su di sé la violenza del mondo per spezzarne la logica. Non ha risposto al male con altro male, ma con il dono di sé. E così ha aperto una strada nuova: la strada del perdono, della riconciliazione, della pace.

Fratelli, la pace non è debolezza. È la scelta più difficile. È la croce di oggi.

Quando vediamo le guerre, siamo tentati di pensare che tutto sia inutile. Ma questa sera il Cristo morto ci dice il contrario: ogni gesto di bene, ogni parola di pace, ogni cuore che non si indurisce… è già una vittoria.

E allora stasera facciamo tre cose semplici e decisive.

Ricordiamo: perché chi dimentica, ripete gli stessi errori.

Preghiamo: perché la pace deve nascere prima di tutto nel cuore.

E impegniamoci: perché anche nelle nostre famiglie, nelle nostre parole, nei gesti, possiamo spegnere i piccoli focolai di odio.

Cristo è morto. Ma non è stata l’ultima parola. L’ultima parola è stata la vita. L’ultima parola è la pace. L’ultima parola, fratelli, è Dio con noi.

*Vescovo di Macerata

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