Macerata

Dialogo interreligioso, il Vescovo incontra l’Imam di Ancona: «Preghiamo per la pace»

Il messaggio di mons. Nazzareno Marconi

Di seguito il messaggio del vescovo Marconi letto durante l’incontro con l’Imam di Ancona Mohamed Nour Dachan presso la parrocchia Santa Madre di Dio a Macerata.

 

di mons. Nazzareno Marconi*

 

Fratelli e sorelle,

nel Vangelo delle Beatitudini, Gesù proclama: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”. 

Non dice semplicemente “beati gli amanti della pace”, ma “gli operatori”: coloro che costruiscono la pace, la cercano, la difendono, anche quando è difficile.

La pace, infatti, non nasce spontaneamente. Non basta desiderarla. Va seminata ogni giorno nei pensieri, nelle parole, nei gesti. E il primo luogo dove la pace nasce o muore è il cuore dell’uomo.

Le Beatitudini ci mostrano che la pace cristiana non è debolezza, non è indifferenza, non è rinunciare alla verità. La pace evangelica, come ha insegnato S. Francesco, nasce dall’umiltà, dalla misericordia, dalla purezza del cuore, dalla capacità di riconoscere nell’altro un fratello prima ancora che un avversario.

Troppo spesso gli uomini hanno usato anche la religione come motivo di scontro. Ma quando la fede viene trasformata in odio, tradisce sé stessa. Nessuna autentica esperienza di Dio può giustificare la violenza contro l’uomo.

La Chiesa, specialmente con il Concilio Vaticano II, ha espresso con chiarezza questo principio nella dichiarazione sulla libertà religiosa, la Dignitatis Humanae: ogni persona possiede una dignità che va rispettata, e nessuno può essere costretto nella propria coscienza in materia religiosa.

Anche nella tradizione islamica, nella cosiddetta “Costituzione di Medina” (Ṣaḥīfat al-Madīna), redatta dal Profeta nel 622, troviamo l’idea del maṣlaḥa al-ʿāmma, il bene comune: la convinzione che comunità diverse (islamiche e giudaiche, ma anche cristiane e pagane) possano vivere insieme nel rispetto reciproco, collaborando per la giustizia, la pace e la dignità di ogni persona in quella che il Profeta chiama Umma, la Comunità civile.

Questo non significa dire che tutte le religioni siano uguali o rinunciare alla propria fede. Significa però riconoscere che ogni uomo è prezioso agli occhi di Dio e che la libertà religiosa è una condizione necessaria per una convivenza veramente umana e pacifica.

Per noi cristiani, il dialogo e il rispetto non nascono dal relativismo, ma dal Vangelo. Gesù ha incontrato persone diverse: stranieri, pagani, peccatori, samaritani. Non ha mai costruito muri di odio. Ha annunciato la verità senza umiliare nessuno. Ha saputo unire fermezza e misericordia.

E allora comprendiamo che la differenza tra i popoli, le culture e le religioni non deve essere vista come una minaccia, ma come una possibilità di incontro. L’unità dell’umanità non si realizza cancellando le differenze o pretendendo che tutti diventino identici. Dio stesso ha creato gli uomini diversi per lingua, cultura, sensibilità e storia. La vera unità non è uniformità. È armonia. Che rispetta le differenze e le orienta verso il bene comune.

Naturalmente, questo rispetto non significa accettare tutto indistintamente. Ogni religione, ogni cultura, ogni tradizione è chiamata a misurarsi con una domanda fondamentale: favorisce il bene dell’uomo? Promuove la dignità della persona, la giustizia, la fraternità, la pace? Quando la fede conduce all’amore, al servizio dei poveri, al perdono, alla solidarietà, allora diventa una forza di bene per tutta l’umanità.

E noi, concretamente, come possiamo essere operatori di pace?

Anzitutto imparando a parlare degli altri con rispetto. Le guerre iniziano spesso dalle parole, dai pregiudizi, dalle paure alimentate. Poi imparando ad ascoltare. Chi ascolta davvero scopre che dietro ogni volto c’è una storia, una sofferenza, una ricerca di felicità simile alla propria.

Infine, pregando. Pregare per la pace non è inutile: significa aprire il cuore all’azione di Dio e diventare strumenti della Sua riconciliazione.

Fratelli e sorelle, il mondo ha bisogno non di cristiani aggressivi o impauriti, ma di cristiani saldi nella fede e grandi nell’amore. Uomini e donne capaci di testimoniare che la verità non si impone con la forza, ma si propone con la carità.

*Vescovo di Macerata

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