2020/12/07 Omelia Ordinazione Diaconale permanente di Antimo Gambardella

07-12-2020

Carissimi Antimo ed Andrea e carissimi fratelli,

la celebrazione di oggi, pur in tempo di ampie limitazioni dovute alla Pandemia, testimonia la speranza che sempre deve animare la vita dei credenti. La nostra Chiesa diocesana vuol continuare il suo cammino, che attraverso il diaconato permanente è un percorso di fedeltà al Vangelo, ma anche di rinnovamento.

L’intuizione del Concilio, ormai cresciuta nel tempo soprattutto grazie a tanti diaconi che hanno vissuto con fede il loro ministero ordinato, sta diventando sempre più chiara. Non si tratta solo di ripristinare un ministero esistito nei primi secoli, ma di andare avanti e credo più in profondità, per mantenerci in ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

L’imposizione delle mani crea il Diacono come ministro ordinato che, senza essere sacerdote, non è però un laico e, senza essere laico non è però sacerdote. Tuttavia è ordinato, cioè intimamente e definitivamente trasformato dal sacramento dell’Ordine, per opera dello Spirito Santo. Il termine ordinato indica l’ingresso in un “Ordo”, in un gruppo di persone che condividono una stessa vocazione, una stessa missione, un comune servizio. Con il diaconato si entra a far parte del Clero della Chiesa, non una casta, né un gruppo di potere, ma un gruppo di fratelli in Cristo che in gradi diversi hanno ricevuto la grazia del sacramento dell’ordine per servire il popolo di Dio. Fraternità, grazia e servizio, sono le parole che ci caratterizzano: i primi valori da vivere e che ci sostengono. Tutti siamo stati “ordinati” e questa parola mi piace perché evoca l’idea che: la nostra vita è unificata, ha un suo posto nel mondo e nella volontà di Dio, ha una chiara direzione di azione. Tradiremmo tutto questo se vivessimo disordinati e confusi, vittima delle voglie e delle mode. In questo la tua vita nell’Arma è certo stata un aiuto prezioso: ordine, spirito di corpo, dedizione e servizio, sono parole che hai imparato sul campo e che ti aiuteranno a servire il Signore. Questo è quanto possiamo capire di ciò che sta per accadere, ma c’è molto di più.

“Come è possibile che una vergine concepisca?” Dice Maria all’Angelo. E Gabriele risponde: “tutto è possibile a Dio”. Così anche qui, quando opera lo Spirito Santo tutto è possibile e si entra nell’ambito del mistero di Dio e della Sua azione. Perciò non bisogna cadere subito nella logica troppo razionalistica di ridurre tutto a schemi matematici: sì o no, o prete o laico. Oppure ancora peggio ridurre a schemi materialistici: a cosa serve un diacono? Cosa può produrre?

Prima di tutto credo perciò che dobbiamo contemplare e ringraziare Dio, che attraverso la vocazione di questi fratelli, uno in cammino e l’altro ormai giunto a ricevere il diaconato, ci fa capire che il Signore ancora opera in mezzo a noi, ancora chiama degli uomini a seguirlo più da vicino.

Li chiama però non a lasciare il loro lavoro e la loro famiglia, ma a vivere la sequela ed anche il ministero ordinato restando dentro il lavoro umano, in seno alle loro famiglie, che sono chiamate in qualche modo a condividere con loro questo mistero.

Ecco che la novità si rivela: ministri ordinati, che vivono nel mondo, ma senza essere del mondo. Diaconi che per il sacramento dell’Ordine fanno parte del Clero, ma per il sacramento del matrimonio restano profondamente legati e con un legame sacro, alla propria famiglia.

Ritengo che proprio attraverso il cammino del diaconato permanente la Chiesa stia imparando una maniera nuova di vivere il ministero ordinato, che farà bene anche a noi preti e vescovi riscoprire.

La dottrina insegna che sei ordinato: per il ministero e non per il sacerdozio. Spesso leggiamo questo come una diminuzione, ma credo sia invece da leggere come una vocazione: il diacono è chiamato a ricordare, ad essere testimonianza viva che ogni ministro ordinato è appunto “ministro”, cioè servitore del popolo santo di Dio e che questo compito così grande ha bisogno della grazia sacramentale per realizzarsi. Sembra infatti, a noi poveri uomini, che sia facile servire, che basti solo mettesi a disposizione con spirito di obbedienza. Ma il vangelo di oggi proponendo Maria Santissima come “la serva del Signore”, ci mostra che servire è soprattutto questione di cuore: nasce dall’affetto, dalla mente e dalla volontà e perciò dovremmo avere un cuore almeno lontanamente simile a quello di Maria. Per essere servi del Signore, tutti noi abbiamo come modello: il Cuore Immacolato di Maria!

Ti assicuro che mi sento tanto piccolo anch’io davanti a questa vocazione, ma al tempo stesso ne intuisco tutta la bellezza.

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». Questo dice Maria ed indirizza così il nostro servizio prima di tutto nell’obbedienza alla Parola: il diacono, come ogni ministro della chiesa è servo della Parola. Il tuo primo compito non è di fare qualcosa, ma di offrire a Dio un ascolto del cuore, della mente e della volontà. Quello che il Concilio chiama “religioso ascolto”.

E’ da questo ascolto che nasce l’annuncio, da questo ascolto nasce anche l’azione del diacono, che è soprattutto azione caritativa, impegno a diffondere nel mondo l’amore di Cristo.

La riflessione teologica e pastorale definisce il diaconato come ministero della carità della Chiesa. Non solo riduttivamente dalla carità che la Chiesa fa ai bisognosi, ma anche della Carità che fa, che forma la Chiesa, di quel bene soprannaturale che unisce le persone entro la Chiesa e da semplici vicini di casa, li trasforma in comunità parrocchiale. Prete e diacono sono ministri al servizio della carità della Chiesa, soprattutto come “carità che forma la Chiesa”. Sacerdoti e diaconi devono essere stretti collaboratori nel diffondere e far crescere quel bene soprannaturale tra le persone che fa superare divisioni e particolarismi e ci edifica come comunità di fede. Ecco il nostro comune ministero: servizio dell’ascolto, del consiglio, servizio della guida alla preghiera, servizio della crescita di collaborazione tra le persone. “Gareggiate nello stimarvi a vicenda” ci ricorda Paolo (Rm 12,10).

Il rito che stiamo celebrando, con la sua austera bellezza chiarirà il significato ed il valore del diaconato permanente che stai per ricevere, io concludo queste poche parole di meditazione con il brano del Concilio che parla proprio del cuore della tua vocazione: il religioso ascolto.

“In religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il sacro Concilio aderisce alle parole di san Giovanni, il quale dice: “annunciamo a voi la vita eterna che era presso il Padre e si manifestò in noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito affinché anche voi abbiate comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col figlio suo Gesù Cristo” (DV 1)