2021/04/01 Omelia Santa Messa Crismale

01-04-2021

Carissimi,

questa celebrazione, anche se vissuta in presenza solo da una rappresentanza del clero e dei laici della nostra diocesi, è davvero una dei momenti di Chiesa più importanti dell’anno. Nell’unica Messa Crismale infatti la Chiesa diocesana riunita con il suo vescovo, benedicendo gli Olii santi e consacrando il Crisma, rinnova la sorgente sacramentale di tutta la sua vita spirituale. Con questi olii si celebreranno i sacramenti del prossimo anno ecclesiale. Sono quei sacramenti che radicano in Cristo la vita dei credenti e ne accompagnano la crescita spirituale: dal battesimo all’unzione degli infermi. In qualche modo infatti la vita sacramentale della Chiesa molto più che da Gennaio a Dicembre, o anche dalla Prima domenica di Avvento alla celebrazione di Cristo Re, scorre da una Pasqua all’altra.

È dalla pasqua infatti che sgorga quell’energia spirituale che, comunicata attraverso i sacramenti, ci mostra la vita cristiana come una continua “resurrezione con Cristo” per “cercare le cose di lassù, non quelle della terra” (Col 3,1). È dalla pasqua, attraverso il sostegno dei sacramenti, che si realizza e cresce la vita nuova in Cristo che Gesù è venuto a portare a quelli che credono e che si compirà pienamente solo in cielo.

Il primo messaggio di questa celebrazione è perciò di recuperare uno sguardo spirituale sulla nostra vita, una prospettiva che sappia guardare verso il cielo. Mi dispiace dover ammettere che le parole più evocative di un tale sguardo soprannaturale negli ultimi giorni non le ho ascoltate da un uomo di chiesa, ma da un attore, che ricorda tanto i giullari della tradizione medievale. Roberto Benigni, leggendo un canto della Divina Commedia davanti al Presidente della Repubblica ha detto che Dante ha scritto il Paradiso “per rimuovere le persone dallo stato di tristezza, di miseria, di povertà nel quale si trovano e condurli a uno stato di felicità… Cos’è la felicità per Dante? Il fine del Paradiso è il desiderio infinito che ognuno di noi ha di immedesimarsi, di ricongiungersi con la realtà divina”. “Ognuno di noi – ha continuato Benigni – sente che dentro c’è una scintilla immortale, e Dante lo sa. Dopo aver letto il Paradiso, se lo si legge lasciandosi andare, non si guardano più le altre persone con distrazione o indifferenza, ma come scrigni di un mistero, depositarie di un destino immenso”.

È questo sguardo sulla vita eterna, fonte di uno sguardo nuovo sulle persone e sulle cose che non dovremmo mai perdere, che dovremmo comunicare al mondo. La Chiesa esiste per questo. Questo è il motivo per cui Gesù nel Giovedì Santo l’ha istituita, a partire dall’eucarestia e dal ministero ordinato.

Tutta la nostra azione pastorale si concentra qui: nel generare una chiesa viva e non solo sopravvissuta alla pandemia. Come vescovo, proprio per sottolineare che la vita delle fede scaturisce dalla pasqua, ormai da qualche anno vi consegno in questo giorno la Lettera Pastorale del prossimo anno che inizieremo a settembre.

In queste poche pagine che prima di tutto consegno a tutti i Consigli pastorali di UP, al Consiglio Presbiterale, alla Consulta delle Aggregazioni laicali, vorrei iniziare a stimolare una riflessione, un confronto che salga dal basso e dalla vita concreta, per attivare una pastorale diocesana davvero unitaria e sinodale.

Fratelli, ho ormai chiaro, secondo le preziose indicazioni del Papa, che: non potremo né dovremo restare identici a noi stessi alla fine di questa pandemia. Non si tratta di programmare rivoluzioni, cambiamenti radicali privi di memoria e di radici. Questa logica della rivoluzione non è cristiana, dobbiamo invece credere nella possibilità della evoluzione della forma di Chiesa che oggi viviamo. Una evoluzione di stile di vita cristiano, che comporterà poi anche una evoluzione di strutture.

Uno snodo chiave di questa evoluzione, mi sembra passi necessariamente per la evoluzione da una Chiesa primariamente clericale, ad una Chiesa tutta ministeriale. Da una Chiesa centrata sulla parrocchia come struttura isolata e centripeta, fatta a volte “ad immagine e somiglianza” del parroco, ad una Chiesa che vive nelle Unità pastorali. Preziose strutture che aiutano l’evoluzione dalla parrocchia in direzione espansiva, in uscita verso la società civile, verso il territorio.

Questo comporta anche una evoluzione della figura del presbitero e del diacono che ci interpella direttamente. Si tratta di passare dall’atteggiamento dei solisti e dei coltivatori diretti a quello dei direttori d’orchestra e se volete dei lavoratori in cooperativa. Questa evoluzione sarà molto aiutata dalla vita comune dei preti, quella che stiamo realizzando con l’istituzione delle varie Case del clero. Vivendo insieme, lavorando e progettando in Unità Pastorale preti, diaconi e laici, dovremo crescere in una logica di specializzazione e collaborazione, di servizio volto a chi vive in un intero territorio dove tutti sono utili e nessuno indispensabile.

Sarà poi necessario sempre di più valorizzare i carismi, a partire da quelli dei Consacrati, assieme a quelli di Gruppi, Movimenti, Associazioni e Cammini, che per vocazione vivono di più in una dimensione ampia, di apertura, di proposta ed annuncio, di proiezione verso l’esterno.

Questa è la prospettiva, la visione di futuro verso la quale dobbiamo camminare insieme, per fare tesoro di quanto abbiamo imparato in questi tempi difficili ed a volte paurosi.

Ai sacerdoti diocesani ed ai religiosi parroci è stata oggi donata questa casula pensata come segno di unità diocesana e che doveva solennizzare la celebrazione conclusiva della Visita Pastorale, che la pandemia ha bruscamente interrotto. Ho voluto donarvela oggi per mantenere vivo lo spirito di unità e per ricordarci che dovremo ripartire, appena possibile, dall’incontro, dalla vicinanza, dall’ascolto e dall’annuncio. Temi che la Visita voleva esprimere e che oggi sono forse ancora più preziosi.

In questa celebrazione voglio salutare i nostri missionari che ci seguono on line da tante parti del mondo. La nostra diocesi non ha semplicemente dei missionari, ma è missionaria per vocazione specifica, al suo interno e verso il mondo, la nostra storia non ci permette di pensarci diversamente.

Voglio poi ricordare i sacerdoti e diaconi che ci hanno preceduto in cielo ed in particolare don Dino Issini che colpito dal Covid in una situazione di salute già compromessa, proprio oggi è andato a celebrare il Giovedì Santo insieme con Gesù e gli apostoli.

In questo 2021 non avremo celebrazioni di 25’ e 50’ ma ricordiamo altri anniversari, tra i quali il 65’ di D.Lorenzo Serpilli, il 60’ di d. Euro Giustozzi e d. Pietro Carnevali, il 40’ di d. Sergio Salvucci e d. Giuseppe Mari. infine i 20 anni di don Domino, Merlini ed Offor ed i 10 dei diaconi Bitonto, Foresi, Morotti, Paoloni e Spernanzoni con i presbiteri Beccacece, Olano e Skroce.

Lo sguardo va infine al futuro: ci sono tra noi i 6 prossimi diaconi in cammino verso il sacerdozio, Filippo e Luca dei Figli del Sacro Cuore in formazione al Seminario Romano, che ordineremo sabato 10 ed Alain, Matteo, Josè Daniel e Josè Manuel al Seminario Redemptoris Mater che ordineremo sabato 17. Pregate per tutti loro e per la nostra bella diocesi.

Che il Signore ci aiuti a non fermarci timorosi nel cammino della sequela di Gesù, nel percorso di un servizio a Dio ed agli uomini sempre più vero e generoso, nella luce di una speranza che la fede ogni giorno rinnova e che con la forza della fede e l’umiltà di saperci peccatori offriamo a tutti gli uomini amati dal Signore.