2021/04/01 Omelia Santa Messa in Coena Domini

“Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore”
01-04-2021

È quello che stiamo facendo in questa messa “in coena Domini” nel ricordo vivo ed operante della cena del Signore. Adesso, come in ogni domenica, facciamo insieme memoria viva del Signore Gesù che si è donato a noi sulla croce e che nel pane e nel vino consacrati è rimasto presente nella nostra vita, per cambiare la nostra vita.

Per questo ogni eucarestia è festa. La festa è un tempo speciale, in cui il ritmo triste e pesante del quotidiano viene superato, trasfigurato, illuminato. In questo tempo di Covid ci mancano le feste, i tempi condivisi, gioiosi, positivi. Ma quante feste abbiamo sprecato in passato. Quante feste non sono state vere feste, ma solo stordimento, confusione, fuga dalla vita. Questo tempo senza feste ci può aiutare a riscoprire cosa è fondamentale nella festa. Ogni eucarestia è festa ed ogni festa è piena e vera se è una festa del Signore, se sgorga dall’eucarestia. E’ ora di ripeterlo al mondo, almeno a chi è disposto ad ascoltare: senza l’eucarestia la festa è ben misera. Lo insegna S. Paolo ai Filippesi: “Rallegratevi sempre, nel Signore”. (Fil 4,4) La vera gioia, la vera festa sgorga dall’incontro vivo con Gesù vivo, rallegratevi ma nel Signore. O la vostra festa sarà sempre poco luminosa.

Ed il segreto lo rivela Sant’Ignazio D’Antiochia che così scrive agli Efesini a proposito dell’Eucaristia: «…spezziamo un solo pane, che è farmaco d’immortalità, antidoto per non morire, ma vivere in Gesù Cristo per sempre». (Agli Efesini, 20.2). L’Eucarestia è un farmaco, è una medicina. L’Eucarestia fa guarire i nostri cuori induriti che non sono capaci di vivere in pienezza la festa. Partecipare all’eucaristia, celebrarla, ascoltare la parola del Signore fino a ricevere il pane consacrato è una medicina dell’anima. Vivere la messa ci cura, serve perché il cuore cambi, perché il cuore diventi del Signore, perché la nostra vita sia illuminata.

L’Eucaristia è una medicina per i peccatori e noi tutti lo siamo, tutti ne abbiamo bisogno. Se aspettiamo di essere degni, di essere buoni, di sentire nel cuore il desiderio buono di partecipare all’eucarestia ogni domenica, questo non succederà. Chi sta male non ha desiderio spontaneo di bere una medicina. Anzi spesso il corpo malato desidera ciò che gli farebbe ancora più male. Non sai gioire della vita? Tutto ti spaventa ed il tuo cuore è triste, è indurito? Non sai vivere la festa nel Signore? È perché sei malato. Il tuo cuore deve essere curato dal farmaco dell’eucarestia.

Certo, non sono degno di stare così vicino al Signore. Questo non è una novità, ce lo fa dire ogni volta la liturgia. È proprio vero, non sono degno. Comunque sia, anche se mi sono comportato bene, anche se mi sono appena confessato, mai sarò degno. Ma non mi fermo qui. Perché sono convinto che il Signore possa rendermi degno: “di soltanto una parola e io sarò guarito”. Vengo a messa perché ho bisogno di guarire, ho bisogno di essere perdonato. Facciamo la comunione come peccatori pentiti, che però vogliono diventare santi.

Questo è l’atteggiamento corretto: siamo sempre deboli creature, segnate dal peccato, dal limite, non lo diciamo per finta, lo diciamo perché è vero.

È importante che ce ne convinciamo. Non ce lo meritiamo il dono che Dio ci offre invitandoci ogni domenica a Messa. Ma proprio perché non ce lo meritiamo ci accorgiamo di quanto sia grande e buono questo dono, di quanto grande sia la Sua generosità che continua a stare con noi, a darsi a noi, perché la nostra vita possa vivere di nuovo e davvero la festa.

Non lo dimentichiamo, siamo malati nell’intimo, abbiamo il cuore duro. Come i discepoli nel cenacolo non comprendiamo, come i discepoli siamo deboli e peccatori, anche traditori qualche volta. Ma ci dispiace. Chi riconosce davvero di essere peccatore e con grande umiltà si accosta il Signore col desiderio di guarire verrà sanato e sperimenterà la gioia e la festa, si rallegrerà nel Signore, sentirà ardere nel cuore la sua parola, gusterà questo farmaco di vita eterna.

“Ma ormai sono fatto così e non cambierò mai”. Questo è l’atteggiamento del malato che non vuol guarire. Impariamo invece a dire: “sono peccatore, ma voglio diventare santo, desidero essere buono, desidero fare quello che il Signore mi ha chiesto”.

Torniamo fiduciosi ogni volta a fare festa nel Signore, il Signore ci darà la forza per riuscirci, ci guarirà dal cuore indurito. Viviamola insieme l’eucarestia. Anche se siamo distanziati, se abbiamo la mascherina.

Nella celebrazione dell’eucaristia ci sono le parole da dire assieme, ci sono i gesti che facciamo insieme, non ognuno per conto suo. Liturgia vuol dire: azione del popolo ed è tutta l’assemblea che fa anche dei gesti. Anche questo ci cura dall’individualismo, dal cuore isolato e solo.

Come quando alla consacrazione tutti insieme si piegano le ginocchia, o si inchina il capo, proprio per riconoscere la nostra povertà di creature, di peccatori che accolgono la grandezza di Dio, che continua a scendere e a compiere questa opera prodigiosa per noi, per la nostra vita per la nostra salvezza. Così tutta l’assemblea dice con i gesti del corpo: non ce lo meritiamo, siamo deboli, siamo poveri, siamo a terra ma confidiamo in Te.

E quando il celebrante ha pronunciato le parole stesse dette da Gesù in questa ultima cena ed alza poi il pane consacrato, alza il calice del vino consacrato, i fedeli tutti assieme in quel momento alzano lo sguardo. Non è il momento di abbassare la testa, ma è proprio il momento di contemplare pieni di meraviglia che davvero il Signore è venuto in mezzo a noi per guarirci. Noi suo Popolo guardiamo al Signore, con il desiderio di diventare come lui. Questo ci cura, questo è fare memoriale, da questa sorgente sgorga la festa. Rallegratevi sempre nel Signore.

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