2022/04/14 Omelia Santa Messa Crismale: Il ministero per la Chiesa di domani

14-04-2022

Carissimi confratelli nel ministero, in questo tempo che mentre ci vede uscire dalla pandemia ci pone a confronto con una guerra in Europa che potrebbe diventare una guerra europea, siamo sfidati ad essere veri e significativi. Ministri di Dio a servizio della sua Chiesa, non siamo mai stati simili ai grigi funzionari di un vecchio ente parastatale, ma oggi certamente un tale peccato non ci sarebbe perdonato né da Dio né dagli uomini.

Nel gennaio 1919 Don Luigi Sturzo, in un’ora di ricostruzione, motivando una scelta irrinunciabile di valori alti per il bene dell’Italia, fece appello a “tutti gli uomini liberi e forti”. Se vogliamo servire il Signore e la sua Chiesa in questo nostro tempo, dobbiamo oggi rinnovare le promesse sacerdotali con quello stesso spirito di “liberi e forti”.

La Chiesa che non può più andare avanti per inerzia. La pandemia ha disabituato chi veniva a messa solo per abitudine ed è un’illusione pensare che moltiplicando messe ad ogni ora comoda, o celebrandole “sotto casa” questi fedeli torneranno. La fine obbligata di feste, sagre e tradizioni devote, a cui altri partecipavano per motivazioni solo emotive e magari voglia di divertirsi, ha messo in crisi anche queste realtà. Oggi il divertimento è promesso restando stravaccati sul divano, con megaschermi e videogiochi e spesso conquista più gli adulti che i bambini. La Chiesa di massa dovremo dimenticarla, ci mancherà certamente, ma forse in questo snodo dalla storia c’è anche una purificazione ed una crescita che porterà del bene. Quando l’agricoltore passa a potare nei filari, lascia dietro di sé delle piante spelacchiate, che danno un ben misero spettacolo, ma è la potatura fatta con coraggio e metodo che permette poi un frutto più abbondante.

Allo stesso modo oggi, sempre di più, chi viene in Chiesa lo fa perché ha fede, perché cerca Dio e la sua Parola. Così chi celebra una festa cristiana si preoccupa di più che sia cristiana, piuttosto che sia festosa.

Come vedete non è una brutta notizia, ma ci chiede di essere “liberi”. Liberi dalla preoccupazione di avere grandi numeri, di radunare quelle masse che non ci sono più. La Chiesa non deve certo diventare un club ristretto di pochi intimi, ma se la porta deve essere sempre aperta, se il sorriso deve essere accogliente, dobbiamo però essere anche “forti” nella fede e significativi nella proposta del Vangelo.

Spesso sento citare la parabola del Buon Pastore, che va in cerca della pecorella smarrita sui monti e lontano dall’ovile. Ma la parabola non dice che il pastore, dopo averla trovata, si mette a seguirla nella sua vita vagabonda perdendo anche lui la strada di casa! Il buon pastore è “forte” nel caricarsela sulle spalle e “libero” da influssi e condizionamenti ha ben chiara la strada che deve fare per tornare all’ovile. É libero nel cuore perché non si lascia confondere dalle cose attraenti e rumorose che invece hanno confuso la pecorella, facendole perdere la retta via. Il Buon Pastore ha nel cuore una bussola luminosa, che gli indica sempre la strada per tornare a Cristo.

Non abbiate paura, se avrete Cristo nel cuore e sarete liberi dalle lusinghe del mondo e forti nella fede, c’è ancora tanto posto nella storia di oggi e di domani per dei preti e diaconi così.

La storia della Chiesa ha vissuto e vive ogni giorno tempi di persecuzione, in cui brillano più che mai le anime grandi. Le persecuzioni somigliano alla passione di Gesù: non sempre si è perseguitati apertamente e violentemente. Certo a volte si viene brutalmente e chiaramente frustati, altre si viene tentati da Pilato che promette di liberarci se diciamo ciò che lui vuole. Altre volte Erode ci riveste di un manto prezioso, ma per prendersi gioco di noi, mentre l’opinione pubblica passa sempre tanto velocemente dall’hosanna al crucifige, che non è davvero saggio rincorrere il suo favore.

In questi tempi la Chiesa e noi con essa dobbiamo tornare ai fondamenti, per far risplendere davanti al mondo la luce del Vangelo ed il sale della sapienza cristiana. Dobbiamo tornare alla preghiera: personale e comunitaria, costante e bella, semplice e ricca di segni luminosi. Bisogna tornare alla Parola di Dio, che risuoni più delle nostre parole. Troppo spesso ci parliamo addosso: diciamo invece ciò che dice Gesù, non ciò che ci passa per la testa, così chi davvero cerca Cristo ci ascolterà. Dobbiamo tornare all’attenzione alle persone: poche o tante sono preziose, per loro Cristo è morto. Ma non cerchiamole per coccolarle o per farci consolare: portiamole a Cristo e poi facciamoci da parte con libertà e forza. Lui deve crescere e noi diminuire, se vogliamo assomigliare ai santi.

Infine, dobbiamo tornare alla Carità, che non è fare l’elemosina a chi chiede, ma educare e trascinare con l’esempio gli altri fratelli ad amare chi soffre, sfamare chi ha fame e dissetare chi ha sete. Senza dimenticare mai che: tra gli uomini di oggi c’è fame di pane, ma anche di eucarestia, sete d’acqua ma anche di parola di Dio, nudità di panni, ma anche di pudore e di moralità.

È bello essere un Servo del Signore in questo tempo difficile. Potremo dare a Lui un amore fragile e povero, com’è il nostro cuore, ma anche semplice e sincero. Ed il Signore cerca questi servitori della Parola e del Pane, capaci con amore di lavare i piedi dei fratelli.

Vi chiedo perdono, se come vescovo ho mancato nel testimoniare io per primo questo stile evangelico. Ma sono certo che, come il Signore fa con me, anche voi apprezzate la buona volontà e perdonate con generosità gli errori.

Buona Pasqua di cuore a tutti.