2022/06/19 Solennità del Corpus Domini – Omelia Santa Messa

19-06-2022

Carissimi,

l’archeologia ci racconta la storia dell’invenzione della città ed è una bella storia.

Fino al 7000 aC gli uomini vivevano in capanne o in case isolate in mezzo ai primi campi coltivati. Poi iniziarono a scoprire che: se accostavo la mia casa a quella del mio vicino, condividendo la costruzione di almeno una parete faticavo di meno e costruivo una casa più grande e solida. Se poi i vicini crescevano e le case si stringevano in un cerchio: le pareti esterne diventano un muro di difesa, al centro nasce una piazza del mercato e tutti assieme possiamo costruire la porta della città. Nel tempo l’edificio della porta, costruito da tutti e quindi pubblico, diventa il luogo del deposito pubblico del grano che avanza e che garantirà il sostegno a tutti nei tempi di carestia. Sotto l’arco della porta iniziano a raccogliersi gli anziani, prima solo per parlare all’ombra, poi per dare saggi consigli ed infine per giudicare nei casi di litigio e quindi decidere insieme le prime leggi che regolino la vita comune. Infine, per chiedere insieme aiuto a Dio nelle calamità e ringraziarlo dei doni della terra, nasce anche il tempio, che è assieme casa della preghiera e luogo di incontro della comunità. Così compaiono le prime città che nascono perciò dalla solidarietà tra gli uomini, dalla memoria degli anziani che conferisce una identità, dal diritto che le governa, dalla preghiera comune che le sostiene, dalla piazza del mercato che ne regola l’economia su pesi e misure giuste.

Questa è insieme l’origine della città e della civiltà, perché queste due realtà sono legate l’una all’altra. Una città sana e civile ha così: una porta d’ingresso aperta sul mondo, ma anche una sua tradizione, una identità, uno stile di vita buona da proporre a chi vuol venire a vivere tra noi, ed ha anche il suo tempio, la casa della preghiera e della comunità, perché anche Dio è un ospite gradito tra di noi.

Questa sapienza della storia umana mi sembra anche oggi molto attuale per la nostra città. Se oggi festeggiamo questo titolo conferito dal Presidente della Repubblica, il 15 novembre prossimo ricorderemo il settantesimo del titolo di Città che i Cittadini Maceratesi si conferirono da soli.

Infatti, nel 1952 per festeggiare il compiersi della prima grande ricostruzione fisica e morale della città, a soli 7 anni dalla devastazione della guerra, il Consiglio Comunale unanime dichiarò Macerata: “Civitas Mariae”.

Anche questo è un pezzo della nostra bella storia che parla di solidarietà, di civiltà e di pace, ed oggi ne abbiamo un grande bisogno.

Auguri di cuore a Macerata ed a tutti i Maceratesi.