La prima citazione scritta di cui disponiamo per la Via Crucis è del 1294 nel Liber
peregrinationis di un domenicano, Rinaldo di Monte Crucis, in cui ricorda che al
culmine del suo pellegrinaggio a Gerusalemme è salito al Santo Sepolcro «per viam,
per quam ascendit Christus, baiulans sibi crucem», e ne descrive le varie stationes: il
palazzo di Erode, il Litostrato, dove Gesù fu condannato a morte, il luogo dove Egli
incontrò le donne di Gerusalemme, il punto in cui Simone di Cirene prese su di sé la
croce del Signore.
Questa devozione gerosolimitana si diffonde in Europa a partire dal 1400 e
probabilmente secondo uno studio di Mons. Piero Marini famoso storico della liturgia
si connette con tre devozioni più antiche: la devozione alle sette cadute di Cristo sotto
la Croce; quella della processione del Venerdì Santo con 7 o 9 tappe sostando davanti
a varie chiese ed infine la devozione alle “Stazioni” di Cristo, una forma di
meditazione che ricorda i momenti in cui Gesù si ferma lungo il cammino verso il
Calvario o perché costretto dai carnefici, o perché stremato dalla fatica, o perché
mosso dall’amore cerca ancora di stabilire un dialogo con gli uomini e le donne che
incontra.
Per almeno un secolo il numero ed il tema delle stazioni della via crucis cambia da
una regione all’altra. I grandi diffusori della devozione sono i francescani, che
sull’esempio di S. Francesco stigmatizzato alla Verna danno grande attenzione alla
passione di Cristo ed alla sua morte in croce.
La scelta della prima stazione, da cui dipendono tutte le altre, varia fino alla metà del
1600.
Soprattutto se si prediligono i fatti citati dai vangeli e più importanti o la
ricostruzione devota di episodi commoventi. Per esempio, molte via crucis della metà
del 1600 iniziano con la lavanda dei piedi, ponendo al centro della celebrazione il
tema dell’umiliazione di Cristo. Altre con l’agonia del Getsemani, focalizzando sul
tema dell’obbedienza al Padre celeste.
Quella che divenne predominante fu però la condanna di Gesù nel pretorio di Pilato,
una «prima stazione» che legge la via crucis come racconto della Passione in cui
Gesù prende su di sé la nostra condanna per i peccati commessi. Il peso della croce è
così il peso dei peccati del mondo e le cadute mostrano la loro gravità crescente.
La Via Crucis, nella sua forma attuale, con le stesse quattordici stazioni disposte nello
stesso ordine, è attestata in Spagna nella prima metà del diciassettesimo secolo,
soprattutto in ambienti francescani. Dalla penisola iberica essa passò prima in
Sardegna, allora sotto il dominio della corona spagnola, e poi nella penisola italica.
Qui incontrò un convinto ed efficace propagatore nel francescano San Leonardo da
Porto Maurizio (1676-1751). Nato a Porto Maurizio, l’odierna Imperia, compì i suoi
studi a Roma presso il Collegio romano retto dai Gesuiti, per poi entrare nel Ritiro di
san Bonaventura, sul Palatino, dove vestirà il saio francescano. Inviato dal Papa in
Corsica a ristabilire la concordia tra i cittadini, riuscì ad ottenere, nonostante le gravi
divisioni tra gli abitanti, un impensabile abbraccio di pace. Il tema della Croce era al
centro della sua predicazione: richiamava le folle alla penitenza e alla pietà cristiana.
Nelle sue missioni al popolo celebrava la Via Crucis con grandi folle, erigendo entro
le grandi basiliche o in città e campagne, segni stabili per le 14 stazioni, invitando i
fedeli a ripetere questa devozione durante l’anno. San Leonardo eresse personalmente
oltre 572 Via Crucis stabili, delle quali è rimasta famosa quella eretta nel Colosseo,
su richiesta di Benedetto XIV, il 27 dicembre 1750, a ricordo di quell’Anno Santo.
Per questa sua azione appassionata Sant’Alfonso Maria de’ Liguori lo definì «il più
grande missionario del nostro secolo».
Quando viene collocata entro una chiesa la via crucis segue un percorso circolare
antiorario a partire dalla sinistra guardando l’altare. Questo percorso ha una sua
logica se teniamo presente la particolare conformazione delle Chiese cattoliche. La
classica basilica a tre navate, guardando all’altare, ha infatti sulla sinistra la navata
detta del “lato del vangelo” (in cornu Evangelii in latino) perché vi si proclamava il
vangelo, mentre la navata opposta è detta in cornu Epistolae, perché vi si proclamava
l’Epistola. Così i due lati lungo i quali scorre la via crucis sono posti in ordine
cronologico: prima a sinistra la storia della vita di Gesù (vangelo) e poi a destra la
storia della vita della Chiesa (epistola).
La struttura ed il messaggio teologico della via crucis.
Le tre cadute strutturano la via crucis in quattro sezioni e ne risulta una visione
teologica di tutta questa celebrazione:
PRIMA SEZIONE
La condanna e la pena: Gesù ingiustamente condannato accetta di portare il peso dei
nostri peccati
1) Gesù è condannato a morte
2) Gesù è caricato della croce
3) Gesù cade per la prima volta
SECONDA SEZIONE
3 incontri personali sulla via della croce: siamo chiamati a condividere la Croce di
Cristo
4) Gesù incontra sua Madre
5) Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la croce
6) la Veronica asciuga il volto di Gesù
7) Gesù cade per la seconda volta
TERZA SEZIONE
Un incontro comunitario: tutto il popolo credente pianga i suoi peccati
8) Gesù ammonisce le donne di Gerusalemme
9) Gesù cade per la terza volta
QUARTA SEZIONE
Il tema è: il sacrificio di Cristo sul Calvario con particolare attenzione al corpo di
Cristo.
10) Gesù è spogliato delle vesti
11) Gesù è inchiodato sulla croce
12) Gesù muore in croce
13) Gesù è deposto dalla croce
14) Il corpo di Gesù è collocato nel sepolcro.
Il corpo di Cristo è preparato per il sacrificio all’inizio spogliandolo dalla tunica ed
alla fine rivestendolo nella sindone. Così viene prima innalzato e poi deposto dalla
croce. Si pone così al centro di tutta la scena la sua morte, come offerta della sua vita
per noi.
In filigrana si può intravvedere la stessa dinamica rituale della Messa, che nella
consacrazione è centrata sul corpo eucaristico di Cristo: l’ostia, infatti, viene prima
estratta dai lini e poi rimessa nei lini per darla in comunione. L’ostia, corpo
eucaristico di Cristo, viene esposta alla venerazione prima elevandola dall’altare e
poi deponendola di nuovo sull’altare. In questo modo il gesto chiave diventa, al
centro dell’elevazione e deposizione, il momento di muta adorazione dell’ostia, corpo
eucaristico di Cristo che visualizza la sua morte come sacrificio offerto al Padre.
La Chiesa con la via crucis ha conservato una memoria viva delle parole e degli
avvenimenti degli ultimi giorni del suo Sposo e Signore. Memoria affettuosa, se pure
dolorosa del tratto che Gesù percorse dal Monte degli ulivi al Monte Calvario. La
Chiesa, infatti, sa che in ogni episodio accaduto durante quel cammino si cela un
mistero di grazia, è racchiuso un gesto di amore per lei.