La storia di Pinocchio come grande parabola della Salvezza

12-01-2025

La storia di Pinocchio come grande parabola della Salvezza.
Del Card. Giacomo Biffi (+ 11 luglio 2015).

Le avventure di Pinocchio sono un caso curioso nel panorama della letteratura mondiale, si direbbe quasi un enigma.
L’enigma sta in questo: un libro, nato si può dire occasionalmente, condotto avanti senza troppa voglia, senza un progetto, interrotto nella sua stesura almeno due volte e che improvvisamente diventa un messaggio per tutta l’umanità. Possiamo anzi dire che: dall’epoca dell’unità d’Italia, è l’unico libro della letteratura italiana che abbia avuto un ascolto ed un’attenzione a tutte le latitudini, in tutte le regioni della terra. Allora ci si domanda: ma come mai, perché questo? C’è una risposta, tutto sommato abbastanza semplice ed è che questo libro contiene la verità. Non una ideologia, non una riflessione parziale, ma la verità totale, la verità totale sull’uomo.
C’è una lettura, che è la più semplice, che si può fare di Pinocchio: è la narrazione della fuga della creatura dal Creatore. Appena il burattino è costruito, scappa subito. Ma è anche la storia del ritorno della creatura al Creatore.
Questo creatore, però, vuole essere anche un Padre. E questa è la cosa più originale del libro.
In nessuna letteratura c’è mai qualcuno che si è messo in testa di essere un Padre di un burattino, di un manufatto. E dunque questo inserisce nella natura legnosa di Pinocchio una vocazione: a partecipare alla natura propria del Padre. Al di là della parabola è la vocazione dell’uomo a partecipare alla natura propria di Dio.
L’andata al Padre non avviene senza difficoltà, anzi possiamo dire che nel libro è sempre frustrata: quando Pinocchio deve decidere da solo, vede dov’è il bene, ma sceglie sempre la parte sbagliata. Tutto questo finché, a un certo momento, compare un principio di salvezza, che è incarnato nella fata turchina. È il mistero della redenzione: l’uomo riesce a salvarsi, non per forza propria, ma attraverso un intervento, che assume la grazia, la bellezza, la dolcezza femminile. È il principio femminile della salvezza.
Questo è avvenuto nei fatti. È avvenuto attraverso l’incarnazione del Figlio di Dio.
Quindi la natura umana di Cristo, attraverso l’opera della Chiesa, che continua la salvezza.
Una salvezza che poi ci raggiunge e ci raggiunge non necessariamente arbitrariamente. Cioè: questo libro non è il libro di una avventura a lieto fine immancabile, come nei vecchi film americani.
Qui gli esiti possibili sono due: o la transnaturazione, cioè Pinocchio, l’umanità che assume la natura del Padre e questa è la salvezza. Oppure il destino negativo, che è rappresentato da Lucignolo, un ragazzo, altra immagine dell’umanità, che però diventa una bestia. Questi due esiti vengono proiettati in direzioni opposte.
Questo libro contiene dunque la grande serietà dell’avventura umana, che è una scelta. L’uomo che costruisce il suo destino, costruisce ed esercita la sua libertà. Ed è straordinario che questo libro abbia intuito che la salvezza dell’uomo consista non soltanto in una dimensione puramente morale, ma in qualcosa che tocca il profondo dell’essere: la salvezza arriva quando si passa dalla natura legnosa del burattino, alla natura che è conforme a quella del costruttore, a quella del Padre.
È perciò anche il libro della libertà redenta: l’uomo è libero solo se in lui un principio superiore innerva la sua libertà e gli consente di scegliere il bene. Diversamente l’uomo diventa la realizzazione di quello, che è curiosamente testimoniato da San Paolo: si vede il bene e lo si conosce come bene, ma alla fine si sceglie il male. A meno che ci sia questa forza redentrice, c’è dentro di noi dal battesimo. Questo libro è anche l’annuncio che: la libertà dell’uomo, ha come sua fonte precipua, il rapporto con un Padre. Il raffigurare gli uomini come burattini è in questo una cifra molto interessante. Gli uomini di fatto sono legati a forze estranee a loro da fili invisibili, gli uomini passano da una tirannia all’altra. La libertà non si raggiunge con l’uccisione del tiranno, ma con la consapevolezza di avere un Padre. Pinocchio va nel teatro dei burattini ed è l’unico che riesce a salvarsi dal Burattinaio. Tutti gli altri restano per sempre nel teatro dei burattini. Lui ne evade perché ha un Padre. Infatti, quando comunica a Mangiafuoco di avere un Padre, il burattinaio si commuove e capisce che non può tenere imprigionato, legata a sé, questa creatura che può contare su di un Padre.
Questo direi sia anche un messaggio con un contenuto sociale e politico: la vera libertà dell’uomo non si raggiunge mai sopprimendo il tiranno di turno, perché al tiranno di turno di solito sopraggiunge un altro tiranno. La libertà dell’uomo la si raggiunge riscoprendo il nostro rapporto d’amore con il Padre.

condividi su