Messa per il riconoscimento della Fraternità e anniversario morte di Don Giussani

17-02-2019

Messa per il riconoscimento della Fraternità e anniversario morte di Don Giussani

17 Febbraio 2019 – Parrocchia Immacolata Macerata.

Omelia del Vescovo Mons. Nazzareno Marconi.

 

Il brano delle Beatitudini di Luca che abbiamo ascoltato, introdotto dalla lettura di Paolo, ci parla di una fede che se non è vissuta nella prospettiva della Risurrezione vale ben poco. Infatti una fede che si lasciasse rinchiudere nel “qui ed ora” sarebbe una fede priva del suo aspetto basilare, di quello che fa la differenza, di quello che fa di essa non semplicemente una delle tante religioni, ma la proposta che mette in crisi il mondo, la proposta di una cultura alternativa, di un modo diverso di guardare la realtà.

Questo messaggio delle Beatitudini però va colto e ben compreso. Infatti si potrebbe leggere il racconto delle Beatitudini anche nella prospettiva del “Qui ed ora”. In questo caso però dovremmo dire: “Beati voi ricchi, beati voi che siete sazi, beati voi che ridete, beati quando tutti parlano bene di voi”. Gesù però non dice: “Beati voi che ora siete sazi, beati voi che ora ridete, beati voi, qui ed adesso”. Se tutto l’orizzonte dell’uomo si rinchiude nell’ora, nell’adesso, nell’immediato, in ciò che vivo, nella pienezza delle emozioni, nel momento, quello ribaltato sarebbe l’unico modo per leggere le Beatitudini. Invece, con un linguaggio che vi è abbastanza familiare, esse si leggono nella prospettiva evangelica del “Già e non ancora”, perché questa è l’unica prospettiva corretta e non solo delle Beatitudini, che sono la cartina tornasole, ma è la prospettiva corretta dei cristiani.

Il cristianesimo è una fede in cammino, una fede proiettata verso la costruzione del futuro ed in attesa del futuro ed è quindi una fede che non si può rinchiudere nell’ora. “Già – certamente –  ma non ancora.”. C’è una prospettiva di attesa che è sostanziale e consustanziale al nostro modo di guardare il mondo, di ascoltare la Parola e di viverla. Ecco allora la prospettiva che la vita non si chiude con la morte, ma anche la prospettiva che l’oggi non si esaurisce nell’oggi, ma è proteso al domani, ed in questa prospettiva tutte le cose cambiano. In questa prospettiva si può dire: “Beati voi che ora avete fame perché sarete saziati, beati voi che ora piangete perché riderete e guai a voi che ora siete sazi perché avrete fame”. Cioè, le Beatitudini ci chiedono di vivere nella prospettiva dell’eterno, in una prospettiva lunga, non nella prospettiva immediata della soddisfazione di un desiderio e di un bisogno. Questo è quanto di più dirompente c’è oggi nella cultura dentro la quale siamo immersi, perché è la cultura del “tutto e subito” è la cultura “dell’adesso e basta”, è la cultura del “domani ci penserà qualcun altro”, è la cultura del “non saper progettare oltre la siepe”. Direbbe Leopardi: è la cultura che non ti fa mai pensare all’infinito, perché si ferma alla siepe. Leopardi ci insegna a vivere un “oggi” pesante, ma non nella fuga. Ed è bene stare attenti, perché, la fuga nella vita eterna non è cristiana. Non annunciamo la fuga dall’oggi nella vita eterna; ma la vita adesso nella prospettiva della vita eterna. Questa è una prospettiva che cambia il modo di vivere l’oggi, il domani, il dopodomani. Così come la mancanza di prospettiva cambia anche il modo di vivere l’oggi.

Pensate al nostro mondo, che per prima cosa ha cominciato a mettere un traguardo che finisce nel nulla e dice ora con grande chiarezza: “nulla oltre la vita”. Ma aver cancellato ogni prospettiva ha portato a definire, a guardare già all’ultima parte della vita come ad un non senso. Che senso ha vivere un ultimo tempo della vecchiaia, nel quale probabilmente la malattia ci porterà giorno dopo giorno a stare sempre peggio?

Se andiamo verso il nulla, diventa ragionevole accorciare questo tempo penultimo, perché appare privo di senso. Così si comincia a parlare di terapia del dolore, come di una terapia senza limiti, che porta all’eutanasia. Infatti si ritaglia e si butta un pezzo di vita, quella vita che non merita di essere vissuta, perché non avendo prospettiva ulteriore, non ha più senso. Ma questo gioco è pericolosissimo. Così ci troviamo infatti in una società dove già si comincia a dire: “Ma dopo una certa età, quando la vita non ti dà più quelle emozioni grandi e forti che ti dà la giovinezza, a che vale vivere?”. In questo ritagliare dalla vita dei pezzi di non senso, in questo suicidio anticipato, che diventa sempre più vicino, si giunge a dire: una vita che è insensata, indebolita, fragile, vale la pena di essere vissuta? Perché una vita priva della prospettiva dell’eterno, pesata solo sull’oggi, sulla sazietà, la ricchezza, il divertimento e il successo, come dicono le Beatitudini che sembra siano state scritte oggi, una vita pensata in questo modo, sarà sempre una vita scarsa, una vita il cui peso non basta.

Capite perché l’annuncio cristiano è fondamentale, non per aumentare la vita dei credenti, ma per salvare l’uomo? Se non c’è la forza dell’annuncio cristiano, è l’umanità che ci rimette. È il gusto e il motivo di essere uomini ed essere vivi, che si sgretola. È questo stare sulla terra che perde di senso, e se perde di senso perde di valore. Se nulla vale, chi vorrebbe ancora ‘campare’?

Nietzsche diceva: “Hanno ucciso Dio e nessuno si rende conto di quanto il puzzo stia ammorbando l’universo”. Immagine crudele, ma efficace, vera. Se dalla vita dell’uomo strappiamo la prospettiva della vita eterna, cominciamo a preparare un lento suicidio anticipato per l’umanità.

Abbiamo bisogno di pensare la vita alla luce della fede e di annunciare la nostra prospettiva di fede. Non è un imporre, è un donare, non è un costringere, è davvero un salvare, salvare la prospettiva di speranza.

Grazie della vostra preghiera, della vostra presenza, del vostro impegno di ogni giorno per testimoniare, perché queste cose non si possono dire con una predica, bisogna dirle con la vita, per testimoniare una prospettiva di fede all’interno del mondo, perché è lì che vivono quelli che qui in chiesa non arriveranno mai, è lì dove stanno quelli che le mie parole non le ascolteranno mai, ma è a loro che deve giungere una testimonianza, perché possa muovere il cuore. E questo solo noi cristiani possiamo farlo.

Che il Signore ci aiuti a vivere e a testimoniare, la fede che ci ha raggiunto.