Omelia del vescovo Nazzareno Marconi per la ricorrenza di San Vito, patrono di Recanati

15-06-2019

L’omelia per la festa del Santo Patrono di una città non è solo una riflessione spirituale, ma un momento in cui il Vescovo, nella sua responsabilità di Padre e Pastore è chiamato ad offrire una parola di saggezza a tutta la società civile.

La festa di oggi giunge in un momento significativo dalla vita di questa comunità civile, almeno per la grande maggioranza composta da cristiani; per questo parlo ai cristiani, ma vorrei parlare a tutti gli uomini di buona volontà di Recanati.

La Chiesa, nel suo lungo percorso storico, ha conosciuto tanti modi di organizzare la vita sociale e politica, ed è da tempo convinta che la democrazia, il governo diretto dalla maggioranza, sia una via non certo perfetta, perché nulla di umano è perfetto, ma sicuramente migliore di tante altre.

Perché ci sia vera democrazia, la gente deve essere lasciata libera di decidere con responsabilità ciò che pensa meglio nel suo cuore. Perciò, in questi mesi di competizione elettorale non sono intervenuto, né con interviste, né con gesti pubblici, schierando la Chiesa da una parte o dall’altra. Rispettare la libertà delle persone, comunicare con sincerità, evitare ogni tipo di pressione o ricatto è fondamentale perché la democrazia sia rispettata.

Da quello che ho letto e che mi è stato riferito, senza giudicare nessuno, ma solo verificando i fatti: qui il confronto è stato molto acceso, spesso i toni sono saliti oltre il livello di guardia e questo ha portato a una frammentazione prima e poi a uno scontro elettorale, che ha letteralmente spaccato in due la città. Così funzionano spesso le elezioni, anche se non sarebbe il modo migliore di far funzionare la democrazia.

Il risultato ha deciso il futuro di questa città. Vorrei usare una immagine calcistica: in un torneo vince chi supera l’avversario, ma un saggio allenatore se ha vinto 5 a zero, come ieri le bravissime Azzurre, si conferma nella bontà delle sue convinzioni e del suo stile di gioco. Se invece ha vinto ai rigori, dopo la giusta esultanza, deve con umiltà chiedersi cosa può correggere e migliorare e magari, guardando allo stile di gioco dell’avversario, cosa può imparare di buono.

Alla nuova Amministrazione, mentre assicuro la mia sincera preghiera perché possa svolgere il proprio compito al meglio per il bene comune, vorrei ricordare che in politica i termini sono importanti: una città la si può dominare o governare e non è la stessa cosa. Il dominio impone la propria volontà sempre, il governo di una nave è invece un’azione comune: che il capitano coordina, ma sapendo ascoltare l’esperienza ed il consiglio di ciò che vede la vedetta e ciò che sente il timoniere e soprattutto la fatica di chi suda a remare.

Il confronto politico poi, può essere vissuto da ora in poi come lotta o come competizione. La parola lotta rimanda allo scontro ed allo sguardo sull’altro in cui si riconosce un nemico. La bella parola competizione, da cum-petere, vuol dire puntare insieme a raggiungere un risultato, si corre distinti e anche su traiettorie diverse, ma si va verso lo stesso traguardo e la corsa dell’uno è ispirazione per l’altro.

San Paolo VI, in un suo messaggio di oltre 50 anni fa, diceva cose che ancora oggi sono valide e luminose, le vorrei rileggere con voi invitandovi tutti, maggioranza ed opposizione, a meditarle per avere una guida saggia nel cammino che attende tutta la città e che spero saprete fare assieme.

«La Democrazia trova nel Vangelo non solo incoraggiamento, ma sostegno. Infatti la libertà difesa dal cristianesimo non è solo libero corso dato al capriccio, agli impulsi, allo scandalo, al vizio, a detrimento altrui e in spregio della legge. È invece la presa di coscienza di una responsabilità, come dovere morale personale davanti a Dio. L’uguaglianza affermata non consiste poi nel rivendicare una vana e irraggiungibile perequazione di godimenti temporali, quantitativamente determinati, ma proclama una comune origine e una comune dignità: quella di figli di Dio chiamati alla stessa visione beatifica. Se democrazia dice: “fraternità”, il Vangelo ci insegna ad amare tutti gli uomini, di qualunque condizione, perché tutti sono stati redenti dallo stesso Salvatore; e ci obbliga a offrire ai più diseredati i mezzi per giungere, nella dignità, a una vita più umana. Infine, la Chiesa ci ricorda l’origine divina dell’autorità e insegna a quanti la esercitano che il loro potere è limitato dai diritti della coscienza e dalle esigenze dell’ordine naturale voluto da Dio. Inoltre una vera democrazia esige che i cittadini siano adeguatamente informati, ma pure che si sforzino di giudicare e di discernere le informazioni che ricevono. Quindi è necessaria una stampa libera e corretta, che si curi dell’obiettività; strumenti di diffusione che non siano al servizio esclusivo di una determinata politica, ma anche cittadini capaci di rendersi indipendenti dal loro giornale, e di ascoltare non passivamente e senza partito preso, quanto loro trasmette la radio o la televisione». (Discorso sulla Società Democratica, 2 luglio 1963).

Che san Vito aiuti tutti i Recanatesi a costruire insieme quella civiltà dell’amore che ogni persona sogna come stile di vita ideale per una comunità umana.

+ Nazzareno, vescovo

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