Omelia della Veglia pasquale

04-04-2026

Fratelli e sorelle,

questa notte santa ci raduna attorno a un annuncio che attraversa i secoli e non smette di sorprendere: Cristo è risorto! Ma per comprendere davvero la portata di questa notizia, dobbiamo tornare al significato stesso della Pasqua. Pasqua significa passaggio. È il passaggio di Gesù dalla morte alla vita.

Eppure, se siamo sinceri, dobbiamo riconoscere che questo è un passaggio che noi non conosciamo. Noi conosciamo bene l’altro passaggio: quello dalla vita alla morte. È un’esperienza universale, inevitabile, quotidiana. Tutto ciò che vive, prima o poi, muore. Anche la tecnica, con tutta la sua potenza, sembra muoversi più facilmente in questa direzione: trova modi sempre nuovi, sempre più sofisticati per distruggere, per spegnere la vita. Ma non sa crearla.

A volte la scienza dà l’impressione di poter generare la vita. Pensiamo a tanti progressi, anche alla fecondazione artificiale, che sembra generare la vita, ma in realtà per ogni nato, in media devono essere fecondati e portati alla vita di embrione umano da 10 a 15 altri esseri, che muoiono o vengono soppressi. Questo ci ricorda una verità fondamentale: l’uomo può manipolare, può intervenire, ma non è il creatore della vita. Purtroppo, tanto spesso, è invece il creatore della morte.

Solo Dio crea. Solo Dio fa passare dal nulla all’esistenza, perché è il Dio vivo e datore di vita.

E allora comprendiamo qualcosa di straordinario: quando Dio si è fatto uomo, quando il Figlio eterno è entrato nella nostra storia, il confine tra il divino e l’umano si è fatto sottilissimo. In Gesù, Dio ha condiviso la nostra vita fino in fondo, fino alla morte. Ma proprio lì, in quel punto che per noi è un limite invalicabile, Dio ha aperto un varco.

La risurrezione è questo: il passaggio inedito, mai visto prima, dalla morte alla vita.

Così questa notte pasquale, con il simbolismo della luce e dell’acqua viva che vincono le tenebre e la morte, ci annuncia che la morte non è l’ultima parola. Che esiste una forza della vita più grande della morte. Che esiste una forza dell’amore più grande dell’odio.

L’annuncio pasquale in passato come oggi sconvolge la logica umana. San Paolo dice che Cristo crocifisso e risorto era “scandalo per i Giudei e follia per i Greci”. Ed anche oggi viviamo in un mondo che spesso ragiona con le stesse categorie di giudei e pagani. Una visione materialistica e positivista ci porta a pensare che tutto sia il risultato di una catena meccanica di cause ed effetti. In questo schema, bene e male sembrano equivalersi, come in un bilancio economico: se il male supera il bene, vince il male; se la morte supera la vita, vince la morte. È una logica matematica, fredda, apparentemente inappellabile.

Ma la Pasqua rompe questo schema.

La Pasqua ci dice che il bene non è semplicemente una quantità tra le altre. Che la vita non è solo una forza tra le altre. Che l’amore non è uno dei tanti elementi del bilancio. Il bene, la vita, l’amore portano in sé una qualità divina, una forza che non si lascia misurare né ridurre. Con essi Dio entra nel mondo e se viene accolto, come dice il Prologo del vangelo di Giovanni, cambia tutto: “la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”.

Un solo atto di vero amore può cambiare una situazione che sembra irrimediabilmente negativa. Un gesto di perdono può spezzare una catena di odio lunga anni. Una vita donata può illuminare generazioni intere. Questa è la forza della resurrezione.

La prova di questo non è un’idea astratta. È la storia concreta della Chiesa, è la vita dei santi. Quante volte una sola persona, apparentemente insignificante agli occhi del mondo, ha trasformato il cuore di molti! Quante volte il bene si è diffuso come un contagio, silenzioso ma potente, capace di cambiare la storia!

E tutto questo ha la sua radice nella risurrezione di Gesù.

Sono passati duemila anni, eppure questo annuncio continua a generare vita, continua a cambiare cuori, continua a riaccendere speranza. Perché non è solo un ricordo: è una presenza. Il Risorto è vivo, oggi.

Fratelli e sorelle, questa notte ci invita a fare anche noi un passaggio.

Non solo a credere che Gesù è passato dalla morte alla vita, ma a lasciare che questo passaggio avvenga anche in noi. Passare dalla paura alla fiducia. Dalla chiusura all’apertura. Dall’indifferenza all’amore. Dal peccato alla grazia.

Forse ciascuno di noi porta dentro una zona di morte: una ferita, una delusione, un peccato, una relazione spezzata, una speranza perduta. La Pasqua ci dice che proprio lì Dio può operare il suo passaggio.

Non perché noi siamo forti, ma perché Lui è più forte.

Non perché il bene in noi sia già grande, ma perché la sua grazia è infinita.

Questa è la speranza cristiana: non un ottimismo ingenuo, ma la certezza che Dio ha già vinto. Che la vita ha già trionfato. Che l’amore ha già spezzato il potere della morte.

Accogliamo allora questo annuncio con cuore aperto. Lasciamoci raggiungere dalla luce di questa notte. E diventiamo anche noi, nel nostro piccolo, testimoni di questo passaggio: uomini e donne che credono che il bene è più forte, che la vita è più forte, che l’amore è più forte.

Cristo è risorto. È veramente risorto.

E con Lui, anche noi possiamo rinascere.

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