Omelia Messa Indizione del Giubileo Diocesano della Misericordia

Indizione del giubileo diocesano a Macerata
19-04-2015

Carissimi fratelli,
siamo qui sulla piazza della città per vivere un momento che ha una duplice valenza: partecipare come comunità ecclesiale ad un momento festoso e simbolico della unità della comunità civile ed indire in forma pubblica, davanti alla comunità credente ed a quella civile, il prossimo Giubileo Straordinario soprattutto nel suo svolgimento diocesano.
L’articolo 7 della nostra Costituzione Italiana stabilisce che “lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”, echeggiando una ben nota frase evangelica “date a Cesare ciò che è di Cesare, ma a Dio ciò che è di Dio” (Mc 12,17). Si voleva così evitare sia uno Stato totalitario, che pretenda di essere padrone ed educatore unico delle coscienze, che una Chiesa che si voglia imporre alle coscienze con la forza del potere politico. Ciò che emerge è il valore della persona di cui nessuno è padrone assoluto. Questo sacrosanto principio non deve però far dimenticare che: sia il compito dello Stato che della Chiesa possono trovare molti punti di contatto e collaborazione. Il principio basilare a cui ambedue le istituzioni si ispirano è: la costruzione del Bene Comune, in una ricerca costante ed armonica per individuare il “vero” Bene, e tutelare che sia davvero Comune, ponendosi soprattutto a difesa dei diritti degli ultimi e dei deboli.
Nel linguaggio della fede questo impegno lo potremmo definire: la costruzione della vera giustizia attraverso la misericordia. Papa Francesco, nella Bolla di indizione del prossimo giubileo, indica che questo impegno deve essere prioritario per noi: “La prima verità della Chiesa è l’amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia”. (MV 12).
L’immagine dell’oasi, che accoglie chiunque viene e lo ospita e lo rinfranca, senza giudicare o condannare, ma prima di tutto offrendo amore e servizio, mi sembra un ideale molto bello a cui aspirare sia come Chiesa che come Società Civile.
L’immagine dell’orologio planetario che abbiamo davanti è particolarmente suggestiva
di un pensiero che ci può aiutare, e ritengo che nonostante lo scorrere dei secoli non abbia
per nulla perduto il suo valore simbolico ed educativo.
Al centro c’è la terra, non un paese particolare o una città, ma le terra come pianeta, che
insieme ci unisce tutti. E la terra è parte di un universo, di cui il complesso meccanismo
evidenzia le leggi. L’intelligenza di uomini che hanno lungamente scrutato il cielo ha dato
origine a questa opera dell’ingegno, che ci ricorda il valore di sentirci parte di una natura
sapientemente regolata.
L’uomo moderno, poco disposto a “dare a Dio ciò che è di Dio”, si crede spesso padrone
assoluto e dispotico del mondo, desideroso di fare tutto ciò che può, senza chiedersi se
ogni scelta è davvero un bene e soprattutto un bene comune, che tuteli i poveri ed i deboli.
Si rischia così di rompere questo bel meccanismo che è la natura. Questo ci chiede invece
la misericordia e ci ricorda con il suo suono gioioso il nostro orologio.
Il vangelo di oggi, che si apre col saluto di Gesù risorto: “Pace a voi”, ribadisce il grande
valore della pace, la pace che è il frutto più prezioso della misericordia. Tutti siamo
chiamati a costruire insieme la pace, a richiederla da Dio perché è suo dono, a porne le
basi con il perdono e l’amore reciproco, perché non c’è pace senza giustizia, ma non c’è
giustizia vera e piena senza la misericordia, come ci ricorda il Papa.
Nella lettera che consegno oggi alla comunità credente, ma che offro anche alla comunità
civile, ci sono delle linee generali su cui dovremo insieme programmare la celebrazione
del prossimo giubileo. Il vescovo ponendosi per primo in ascolto del Papa, riprende le
sue indicazioni e positive provocazioni e le rilancia alla diocesi, cercando ci incarnarle
nella nostra storia e nella nostra realtà locale. Invito le strutture ecclesiali ed in particolare
i parroci e le parrocchie a riflettere su questa lettera, che ribadisce soprattutto il valore
locale e spirituale della celebrazione del giubileo. Come Chiesa Diocesana, riconosciamo
davanti alla comunità civile tutte le nostre debolezze e fragilità nell’essere testimoni
credibili della misericordia, ma ci impegniamo a crescere in questo, soprattutto attraverso
la grazia di Dio, che nel giubileo viene gratuitamente donata a tutti. Il giubileo, secondo
l’insegnamento biblico (Lv 25), è la festa del grande perdono del popolo di Dio, e l’inizio
di un storia nuova, di lavoro e di pace.
Che questo possa essere per tutti noi.

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