Nella celebrazione di oggi, domenica della Parola di Dio. abbiamo voluto unire anche la celebrazione della festa di San Francesco di Sales, protettore dei giornalisti, e più in generale di tutti quanti si occupano del mondo della comunicazione. Di fatto questo ci ricorda che per noi cristiani l’umano e il divino non sono separabili, perché seguiamo un Dio che si è fatto uomo, per questo come ha insegnato con grande chiarezza il Concilio: al centro della nostra vita di fede c’è l’ascolto della Parola della Sacra Scrittura, che è parola umana e divina.
Nella Prima lettura, la Parola di Dio che risuona in una terra dove regnava la confusione e la divisione, e viene rappresentata come una grande luce che brilla nelle tenebre. È un inno alla potenza della Parola, come ha ricordato anche il Papa nel bellissimo documento indirizzato ieri nella festa di San Francesco di Sales al mondo della comunicazione. Il potere della parola umana e ancor più della parola divina, è quello di aiutare chi brancola nel buio ad illuminare la realtà ed a scoprirne il senso, distinguendo il vero dal falso, il bene dal male, ciò che crea comunione da ciò che divide gli uomini.
La Parola è un grande dono, che può renderci sempre più umani, ma può diventare anche un’arma di disumanizzazione, quando la parola diventa menzogna, quando diventa inganno, quando contribuisce ad aumentare le tenebre invece di mettersi come luce al servizio del bene.
Questa è la grande responsabilità di coloro che lavorano nel mondo della comunicazione.
Nella seconda lettura San Paolo parla proprio di questa possibilità della Parola di creare comunione o di fomentare la divisione. Esorta infatti i primi cristiani ad “essere unanimi nel parlare”, cioè a cercare quel linguaggio vero ed onesto che contribuisce ad unire la comunità. L’unanimità nel parlare echeggia infatti quella bella descrizione della comunità cristiana primitiva, descritta così da San Luca nel libro di Atti: “la moltitudine di coloro che erano venuti alla fede, era un cuor solo ed un’anima sola”. Questo ideale di Chiesa unita, che può diventare segno e testimonianza di unità per il mondo, ci insegna San Paolo, scaturisce da una cura della parola umana e da un ascolto sincero della parola di Dio.
Una Parola, che unisce la prima lettura con il Vangelo, è il nome “Galilea delle genti”. Questa espressione, che designava il luogo dove Gesù iniziò la sua predicazione, tradotto letteralmente si potrebbe comprendere come “circondario dei popoli” o addirittura, con una bella immagine, “girotondo dei popoli”. Infatti, la Galilea era quella parte nord della Terra Santa in cui, fianco a fianco lungo le rive del lago di Tiberiade, si accostavano città pagane e città ebraiche.
Galilea delle genti, confuso girotondo di popoli, era un modo dispregiativo con cui gli ebrei di Gerusalemme, che si consideravano puri e perfetti, designavano questo territorio di convivenza di popoli diversi. Gesù la pensa proprio diversamente e viene a portare la Parola di Dio proprio in questo territorio, dove tante lingue umane e le culture di vari popoli si incontravano, si sommavano e cercavano ogni giorno di costruire una convivenza, difficile ma non impossibile.
In questo stare fianco a fianco, provando a vincere la tentazione dello scontro delle culture e dei popoli, per diventare invece un territorio di incontro e di dialogo, Gesù vede una grande luce, donata dal Padre celeste all’umanità.
È proprio qui che annuncia: “il Regno di Dio è vicino”, cioè che anche sulla terra è possibile vivere quella cultura dell’incontro, della vicinanza e del dialogo tra i popoli e le culture, che Dio vuol realizzare con il suo regno.
Questa è la conversione che Gesù chiedeva ai suoi discepoli, a coloro che erano disposti a seguirlo lungo questa strada, in cui operare con gli uomini come fa il pescatore con i pesci. “Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini” dice Gesù ai primi discepoli. Il pescatore con le sue reti raduna i pesci dispersi tra tutte le onde del mare, li avvicina tra loro, ponendoli insieme dentro un’unica nave, che solca il mare verso il porto.
Sono tutte immagini che parlano di un sogno di unità e di pace del genere umano, il sogno di Dio Padre per tutti i suoi figli, il sogno di Gesù, che si sente fratello di ogni uomo. Un sogno a cui noi credenti, discepoli di Gesù di Nazareth, di Gesù il Galileo, siamo invitati a partecipare diventando pescatori di uomini.
La parola umana, quando si mette in ascolto della parola di Dio, ci aiuta a sognare in grande, come amava dire Papa Francesco.
Questo mi sembra il messaggio della Domenica della Parola e della festa di San Francesco di Sales, che desidero affidare a tutti voi, in un tempo in cui il sogno di un’umanità in pace sembra più lontano. Ma l’annuncio di Cristo: “Il Regno di Dio è vicino” ci invita a non perderci d’animo e a lavorare con fede per la realizzazione di questo sogno.
