Carissimo Matteo,
già don Davide ha salutato e ringraziato all’inizio tutte le Comunità ed i fratelli che hanno accompagnato il tuo cammino di formazione, con il Seminario ed ora le parrocchie di Tolentino. Anche io ringrazio tutti, ma prima di tutto ringrazio con te il Signore di cui contempliamo l’opera della grazia.
La Parola che il Signore ti dona per questa ordinazione Presbiterale, si apre con il testo di Atti e ci parla della predicazione di Filippo a Samaria. Gli Atti, che stiamo leggendo in questo tempo Pasquale, raccontano “il cammino della Parola di Dio” che da Gerusalemme e dal chiuso della comunità giudaica conduce, oltrepassando le frontiere culturali e religiose, attraverso la Samaria, il Medio Oriente e la Grecia, fino al cuore di Roma, centro dell’impero e centro del mondo.
Filippo fu lo strumento di Dio per valicare la prima frontiera, quella tra giudei e Samaritani. Se nella bellissima parabola evangelica era un Samaritano che donava la salvezza fisica ad un giudeo, ora invece è il giudeo-cristiano Filippo che dona ai samaritani la salvezza spirituale, attraverso l’annuncio del Vangelo.
Il primo a stupirsi della straordinaria efficacia dell’annuncio della parola è proprio Filippo, che ne è il portatore. Ti auguro di fare spesso, durante la tua vita di presbitero, questa esperienza della potenza della Parola. E sono certo che la vivrai ogni volta che, seguendo il cammino tracciato dallo Spirito Santo, avrai la fede di attraversare una delle tante frontiere che oggi separano gli uomini.
Essere discepoli missionari ed ancor più presbiteri missionari, significa infatti soprattutto questo: superare le frontiere con la forza della fede e la guida dello Spirito.
Ed oggi non è necessario andare molto lontano da dove già vivi, per incontrare frontiere umane più che terrestri. Sono costruite da pregiudizi, da stanchezza davanti ad un’evangelizzazione fatta di tante parole e pochi fatti, da attaccamento a quel “cuore comodo ed avaro”, secondo le parole di Papa Francesco, che caratterizza lo stile di vita di tanti di noi. Tutte queste realtà sono le frontiere che si oppongono al cammino della Parola di Dio, spesso molto più difficile da superare, che le frontiere geografiche che separano i popoli.
Scoprirai come queste frontiere spesso si trovano a pochi metri dalla porta della Chiesa, ed a volte anche dentro le nostre comunità, tra il cortile dell’oratorio e le sale di catechismo.
Parti dunque subito in missione, perché oggi ovunque siamo inviati è territorio di missione, confidando nella potenza della Parola e nella forza dello Spirito del Signore.
La regola di vita del prete te la consegna la Seconda Lettura, mostrando come l’evangelizzazione, che va fatta sempre “con dolcezza e rispetto”, consista primariamente nell’offrire una testimonianza di speranza, davanti ad un mondo di oggi che ha tutto, eppure spesso si sente disperato. San Pietro insegna poi il segreto della speranza cristiana: “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori”.
Ricordati Matteo che la differenza tra un bravo prete ed un prete mediocre ha sempre questa radice: la preghiera. Un santo e saggio vescovo, che mi ha formato ed accompagnato in seminario, Mons. Cesare Pagani, mi diceva sempre: “ho paura di una cosa sola, se i miei preti non pregano”.
Infine, nel vangelo Gesù ci esorta ad osservare i suoi Comandamenti, ma qual è il primo comandamento che Gesù da ad un prete? È lo stesso che consegna ad ogni battezzato, perché il sacramento che stai per ricevere, come tutti i sacramenti, si fonda su due sacramenti fontali della fede cristiana: il Battesimo e l’Eucarestia.
Il Battesimo che ci innesta in Cristo, come i tralci nella vite, dandoci la vita nello Spirito e l’Eucarestia che ci nutre con la Parola ed il Pane, facendo crescere e prosperare questa vita nuova in Cristo.
Diventare prete, vincendo ogni tentazione di clericalismo, non ti pone sopra il Battesimo e l’Eucarestia, come non ti pone sopra il popolo di Dio, ma ti mette al servizio dei Battezzati e dell’Eucarestia.
Perciò anche a te, come ad ogni battezzato che celebra l’eucarestia con fede, Gesù dice soltanto: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi». (Gv 15,12).
