Omelia per l’Ordinazione Presbiterale di Paolo Feng Xiong e l’Ordinazione Diaconale di Tommaso Wang Qi

06-06-2026

Cari fratelli e sorelle,

questa sera viviamo una vigilia del Corpus Domini particolarmente bella. Domani la Chiesa contemplerà il mistero dell’Eucaristia, il dono del Corpo e del Sangue del Signore. Ma già questa sera questo mistero prende un volto concreto nelle vite di due nostri amici: Tommaso, che riceve l’ordinazione diaconale, e Paolo, che riceve l’ordinazione presbiterale. Ormai vari anni fa sono giunti da oriente, come fa il sole, e conoscerli è stato come quando giunge l’alba, le cose si vedono pian piano, ed anche le persone si svelano e si comprendono sempre più chiaramente. Abbiamo scoperto a vicenda i nostri pregi e difetti, abbiamo costruito così, non senza fatica da una parte e dall’altra, quell’amicizia vera in Cristo che ci ha insegnato con i suoi scritti Padre Matteo Ricci. Adesso ci chiamiamo e ci sentiamo davvero fratelli in Cristo e per questo celebro con serenità questa liturgia dopo la quale potremo chiamarli non solo fratelli, ma confratelli, uno nel diaconato e l’altro nel presbiterato. Nel cuore vorrei dire tante cose mie a loro due, ma credo che invece sia giusto lasciare la Parola a Dio.

Le letture che abbiamo ascoltato ci consegnano tre parole. Una per Tommaso, una per Paolo e una per tutti noi.

La prima parola è per Tommaso.

«Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere».

La Bibbia ci dice che la fede nasce dalla memoria. Prima di guardare al futuro, Dio invita a guardare indietro. Ricordati. Ricordati del cammino. Caro Tommaso, questa sera il Signore non ti chiede anzitutto di pensare a quello che farai come diacono. Lo sa il Signore e questo basta. Ti invita invece a ricordare ciò che Lui ha fatto per te. Le strade percorse, gli incontri, le gioie e le fatiche, le prove, le domande, i momenti di luce e quelli di oscurità. Anche il lungo cammino che ti ha portato dalla tua terra, dalla Cina, fino a questa comunità diocesana che ti accoglie come un dono prezioso.

La Scrittura aggiunge una frase sorprendente: Dio ti ha guidato «per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore». Non è il linguaggio di un Dio che vuole schiacciare, ma di un Padre che educa al bene, anche con modi bruschi, se necessario. Perché il servizio nasce sempre da un cuore che ha imparato l’umiltà.

Il diacono è anzitutto un servitore. E si può servire davvero soltanto quando si riconosce che tutto è grazia. Nessuno diventa ministro del Vangelo perché è il migliore. Si diventa ministri perché si è stati amati, accompagnati, perdonati.

E la conclusione del brano è ancora più importante: «L’uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore».

Tommaso, il mondo ha fame di molte cose: di successo, di efficienza, di benessere. Ma nel profondo ha fame della Parola di Dio. Il tuo primo servizio sarà proprio questo: ricordare a tutti che esiste un pane più grande, una parola che dà vita, una presenza che sostiene il cammino.

La seconda parola è per Paolo.

«Il pane che noi spezziamo non è forse comunione con il corpo di Cristo?».

Caro Paolo, tra poco sarai sacerdote. E la Chiesa ti affida il compito più grande e più tremendo: spezzare il pane dell’Eucaristia.

Ma san Paolo ci ricorda che non si tratta soltanto di compiere un rito. Ogni volta che il sacerdote spezza il pane, egli entra con tutto sé stesso nel mistero di Cristo che si dona. Guai a chi celebra un rito senza viverlo, ne sarebbe svuotato invece che nutrito ed arricchito.

Per questo l’apostolo continua: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo».

Il sacerdote l’uomo della comunione. Non appartiene a sé stesso. Non vive per costruire il proprio gruppo, il proprio successo, la propria immagine. Vive perché tutto il popolo di Dio diventi un solo corpo in Cristo.

In un mondo che divide, contrappone e frammenta, il sacerdote è chiamato a essere segno dell’unità che nasce dall’altare.

Ogni Messa che celebrerai ti ricorderà questo: il pane viene spezzato perché nessuno resti escluso. Cristo si dona perché tutti abbiano vita. E il tuo ministero sacerdotale sarà autentico nella misura in cui saprà assomigliare a quel pane spezzato.

Chiedi al Signore la grazia di essere sempre l’uomo della comunione con Cristo, per Cristo ed in Cristo, colui che costruisce la chiesa perché lui per primo vive con tutto se stesso nel cuore della Chiesa.

La terza parola è per tutti noi.

«Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me».

Questa è la grande rivelazione del Corpus Domini. Gesù non ci dà semplicemente qualcosa. Ci dà sé stesso. E lo fa perché possiamo vivere della sua stessa vita.

Noi spesso pensiamo all’Eucaristia come a un dovere, una devozione, una pratica religiosa. Ma Gesù la presenta come una sorgente di vita. Chi mangia questo pane vive per Lui.

Ecco allora il legame profondo tra l’Eucaristia e le ordinazioni che celebriamo.

Tommaso e Paolo non ricevono semplicemente un incarico nella Chiesa. Ricevono una missione che nasce dall’Eucaristia e conduce all’Eucaristia, da Cristo vivo e presente nell’Eucarestia.

Un diacono esiste perché Cristo continui a servire il suo popolo.

Un sacerdote esiste perché Cristo continui a nutrire il suo popolo.

E tutti noi esistiamo come Chiesa perché Cristo continui a vivere in mezzo a noi.

Per questo stasera non guardiamo soltanto a due amici che compiono un passo importante della loro vita. Guardiamo all’opera di Dio. Vediamo come il Signore continua a chiamare, a guidare, a plasmare e a inviare.

E forse c’è un segno particolarmente bello in questa celebrazione. Due figli della grande terra cinese ricevono il ministero in Italia, sempre nell’unica Chiesa cattolica. Il Vangelo attraversa popoli, lingue e culture. L’unico pane raduna uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo. Davvero, come dice san Paolo, benché molti, siamo un solo corpo.

Affidiamo allora Tommaso e Paolo al Signore. Chiediamo per Tommaso la grazia della memoria, dell’umiltà e del servizio. Chiediamo per Paolo la grazia della comunione e del dono totale di sé. E chiediamo per tutti noi di vivere dell’Eucaristia, perché chi si nutre di Cristo impari ogni giorno a vivere come Cristo.

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