
Di seguito, l’omelia pronunciata dal vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi per la Consacrazione perpetua di Sara Riz nella Comunità dei Figli del Sacro Cuore di Gesù – Macerata 16 maggio 2026.
di mons. Nazzareno Marconi*
«Carissimi fratelli e sorelle,
oggi la Chiesa vive una gioia particolare. Celebriamo l’Ascensione del Signore e, dentro questa luce pasquale, accompagniamo Sara nella sua consacrazione perpetua. Due eventi che si illuminano a vicenda, perché entrambi ci parlano della presenza di Cristo nel mondo.
A prima vista, l’Ascensione potrebbe sembrare un distacco. Gesù sale al cielo, si sottrae allo sguardo dei discepoli, sembra andarsene. E invece il Vangelo ci consegna un messaggio sorprendente: l’Ascensione non è l’assenza di Gesù, ma il cambiamento della sua presenza.
Infatti, Gesù stesso dice: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Non dice: “Sarò lontano”. Non dice: “Ricordatevi di me”. Dice: “Io sono con voi”.
Durante l’incarnazione, Gesù era presente con il suo corpo fisico: una presenza vera, concreta, bellissima, ma limitata a un luogo e a un tempo. Poteva essere a Cafarnao oppure a Gerusalemme, con alcuni e non con altri. I discepoli potevano incontrarlo lungo le strade della Galilea, ma non tutti gli uomini e le donne della storia potevano toccarlo, ascoltarlo, guardarlo negli occhi.
Con la risurrezione tutto cambia. Il corpo di Cristo diventa corpo glorioso, risorto, libero dai limiti dello spazio e del tempo. E con l’Ascensione questa novità raggiunge il suo compimento: Gesù entra definitivamente nella vita di Dio non per abbandonare il mondo, ma per essere presente in modo nuovo, più profondo, più universale.
Ecco perché subito dopo l’Ascensione verrà il dono dello Spirito Santo a completare questo mistero centrale della nostra fede. Lo Spirito rende presente Cristo nel cuore dei credenti, nella Chiesa, nei sacramenti, nella fraternità, nei poveri, nella storia. Cristo continua a vivere e ad amare dentro il suo corpo mistico, che siamo noi.
San Paolo lo dice con parole immense: la Chiesa è il corpo di Cristo e Lui è il capo.
Questo significa che Gesù oggi vuole ancora guardare attraverso occhi umani, parlare attraverso labbra umane, toccare attraverso mani umane, amare attraverso cuori umani. Vuole continuare la sua presenza nel mondo attraverso di noi. Per questo il Signore può dire: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”.
Non dice soltanto: “Io vi aiuterò”. Dice: “Io sono in mezzo a voi”.
E qui comprendiamo la profondità della consacrazione che Sara oggi pronuncia per sempre.
La vita consacrata non è anzitutto una rinuncia. Non è semplicemente scegliere uno stile di vita più generoso. È lasciare che Cristo prenda sempre più spazio dentro di sé, fino a poter dire con verità la parola del carisma: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.
Questa parola non è una bella frase spirituale. È un cammino reale, concreto, esigente. Significa che poco alla volta il proprio io lascia il centro, perché Cristo diventi il centro di tutto: dei pensieri, degli affetti, delle scelte, del modo di guardare gli altri, del modo di servire, di soffrire, di amare.
Oggi Sara non consegna al Signore solo alcune attività o alcuni anni della sua vita. Con la consacrazione perpetua consegna tutta sé stessa. E lo fa dentro una famiglia spirituale concreta, quella dei Figli del Sacro Cuore di Gesù, dove questa appartenenza a Cristo prende il volto della fraternità, della comunione, della vicinanza agli ultimi.
Perché Cristo non ci unisce mai soltanto a sé stesso: ci unisce sempre anche ai fratelli.
Quanto più una persona vive unita a Gesù, tanto più il suo cuore si allarga.
Quanto più Cristo vive in noi, tanto più diventiamo vicini agli uomini e alle donne del nostro tempo, specialmente ai poveri, ai feriti, agli scartati, a chi aspetta qualcuno che gli faccia sentire che Dio non lo ha dimenticato.
Ed è bellissimo pensare che l’Ascensione ci rivela proprio questo: Gesù continua a raggiungere l’umanità attraverso coloro che gli appartengono.
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Ci saranno giorni luminosi e giorni faticosi. Ci saranno momenti di entusiasmo e momenti di povertà.
Ma la fecondità della tua vita non dipenderà prima di tutto dalle tue capacità. Dipenderà da quanto spazio lascerai a Cristo.
Quanto più sarà vero in te: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”, tanto più attraverso di te Gesù continuerà a mantenere la sua promessa: “Io sono con voi tutti i giorni”.
Attraverso il tuo sorriso, la tua fedeltà quotidiana, la tua preghiera nascosta, la tua vita fraterna, il tuo servizio agli ultimi, qualcuno potrà fare esperienza non semplicemente di una persona buona, ma della vicinanza stessa di Cristo. Ed è questa la grande speranza della Chiesa.
Il Signore non ha abbandonato il mondo. Non è assente. Non è lontano. È vivo.
Ed è presente nel suo corpo che è la Chiesa.
È presente nei santi nascosti. È presente nei poveri amati. È presente nelle comunità che vivono il Vangelo. È presente in ogni battezzato che lascia spazio allo Spirito.
Di san Francesco, il grande modello dei consacrati, i contemporanei dissero una cosa che sintetizza questa vocazione: per la gente del suo tempo Francesco fu “un alter Christus”. Oggi, attraverso il “sì” definitivo di Sara, questa presenza di Cristo si rende ancora una volta visibile in mezzo a noi.
E allora non guardiamo l’Ascensione con tristezza, come se Gesù se ne fosse andato. Guardiamola con fede: Cristo è più vicino oggi di quanto lo fosse lungo le strade della Galilea, perché ora può abitare il cuore di ogni uomo.
E chiediamo per Sara, e per tutti noi, la grazia più grande: diventare trasparenza di Cristo. Che chi ci incontra possa intuire, almeno un poco, la Sua presenza. Che attraverso la nostra vita il Signore continui a dire al mondo: “Io sono con voi tutti i giorni”».
*vescovo di Macerata





