Macerata

“Crocefisso con Cristo”: il libro del vescovo Marconi che racconta San Francesco

Il volume ha la prefazione del Cardinale Gianfranco Ravasi

Il 30 agosto, nella Cattedrale di Macerata, è stato presentato “Crocefisso con Cristo”, l’ultimo libro di Mons. Nazzareno Marconi, vescovo, ma anche studioso e appassionato divulgatore, che prova a colmare questa distanza. In sole 100 pagine, il libro offre un percorso personale e storico che intreccia la vita del Poverello d’Assisi con la figura del Crocefisso, restituendo al lettore un Francesco vero, umano, spiazzante, molto più affascinante di ogni sua versione addomesticata.

Un libro semplice, ma rigoroso

Scritto in un linguaggio piano, accessibile a chiunque, il libro non rinuncia per questo al rigore della ricostruzione storica. Un equilibrio non scontato, sottolineato dallo stesso Cardinale Gianfranco Ravasi nella Prefazione al volume: che riconosce all’Autore la capacità di parlare a tutti senza abbassare la guardia sulla serietà della ricerca storica.

Un viaggio in cinque piaghe

Il testo racconta la vicenda di Francesco attraverso cinque “piaghe”, delle ferite che nel corso della sua vita diventano feritoie di trasformazione interiore, tappe di un cammino umano prima ancora che spirituale.

La prima piaga è la sconfitta e la prigionia di Collestrada, nel 1202: il giovane Francesco, cresciuto nel sogno della gloria cavalleresca importato dalla cultura cortese francese del padre mercante, conosce per la prima volta il mondo dalla parte dei vinti. Un anno di carcere, malattia e umiliazione che incrina per sempre la sua visione dell’esistenza.

La seconda piaga è il sogno cavalleresco infranto: un nuovo tentativo di gloria militare, interrotto presso Spoleto da un’esperienza interiore che lo costringe a tornare indietro tra l’ironia dei concittadini. È in questi mesi di crisi che matura l’incontro con i lebbrosi, da fonte di repulsione a scoperta di un abbraccio fraterno e la scena decisiva davanti al crocefisso bizantino di San Damiano, dove Francesco ode la voce di Cristo che gli chiede di “riparare la sua casa”. Seguirà la spogliazione pubblica davanti al vescovo Guido: nudo come il Crocefisso, Francesco rinuncia all’eredità paterna e sceglie come unico padre “nostro Padre che sei nei cieli”.

La terza piaga è la crescita impetuosa e incontrollabile del movimento francescano: la piccola fraternità di amici diventa in pochi anni un Ordine di migliaia di frati che non si conoscono più tra loro. È in questi anni che Francesco si imbarca da Ancona per l’Egitto e incontra, senza armi, il sultano Al-Kamil, in nome del dialogo e della pace. Un gesto profetico che anticipa di secoli il dialogo interreligioso contemporaneo.

La quarta piaga è la crisi interna che, al ritorno dall’Oriente, porta Francesco a rinunciare al governo diretto dell’Ordine ormai troppo grande per essere guidato come una fraternità di amici. Non più il capo, ma l’animatore spirituale e il custode dell’ispirazione originaria del carisma: un passaggio doloroso, vissuto con fatica, ma accolto.

La quinta piaga, infine, sono le stimmate ricevute sul monte della Verna, nell’estate del 1224: i segni visibili della Passione di Cristo impressi nel corpo di Francesco, che Dante nel Paradiso chiamerà poeticamente “l’ultimo sigillo” impresso dal Cristo al Poverello.

Un filo che lega insieme biografia, teologia e storia dell’arte, e che nell’ultimo capitolo mostra come sia stato lo stesso Francesco, alla fine, a cambiare il modo in cui l’Europa avrebbe rappresentato il Crocefisso nei secoli successivi: dal Cristo trionfante e dagli occhi aperti della tradizione romanica al Christus patiens, il Cristo sofferente dal capo reclinato, che attraverso Giunta Pisano, Cimabue e infine Giotto diventerà il nuovo modo, ancora oggi riconoscibile, di rappresentare la Croce.

Il Francesco che gli storici raccontano oggi

Il libro restituisce il modo in cui la storiografia più recente legge oggi l’avventura umana e religiosa di Francesco d’Assisi, senza timore reverenziale nel metterne in luce i risvolti pienamente umani, anche i più scomodi.

Non è un tentativo di rendere contemporaneo un uomo medievale, né di arruolarlo a difesa di questa o quella visione ideologica o politica. Francesco non è il “figlio dei fiori” di Fratello Sole, Sorella Luna. Non è il giovane tormentato da crisi esistenziali intimiste di certo cinema anni ’90. E non è nemmeno “il più italiano degli italiani”: visse in un tempo in cui l’Italia non esisteva, e lui amava cantare in provenzale e parlare francese; da qui il soprannome Francesco, cioè “il francese”.

“Francesco è attuale perché mostra un’umanità vera e ricca, profondamente legata al suo tempo, e proprio per questo sempre interessante da scrutare”, spiega l’Autore. “Ci aiuta a capire come si possa abitare la vita umana, restando umani, in tempi che cercano di disumanizzare”.

Perché anche nel Medioevo c’erano la guerra, la speculazione economica, le disuguaglianze sociali, i meccanismi di esclusione degli ultimi, la corsa all’efficienza e al successo. Francesco non fugge da tutto questo: lo attraversa, restando sé stesso, anzi migliorando, sia in umanità che in empatia con gli ultimi, sia in santità evangelica.

È forse proprio questo il punto più originale del libro: non un’operazione nostalgica, né un esercizio agiografico, ma un invito a guardare a Francesco come a un uomo che ha saputo attraversare le contraddizioni del proprio tempo, non troppo diverse dalle nostre, senza lasciarsi disumanizzare da esse, e anzi trasformandole in occasione di crescita spirituale e umana.

Un Francesco “marchigiano”?

Il libro mette anche in luce il rapporto molto stretto tra Francesco e le Marche, quella “Marca” verso cui l’Assisi del suo tempo guardava con particolare simpatia, e nella quale il Santo si recò innumerevoli volte per predicare fin dai suoi primissimi tentativi di annuncio evangelico. Un legame che rende la presentazione del 30 agosto non soltanto un appuntamento culturale, ma anche un piccolo atto di restituzione a un territorio che nella storia francescana ha avuto un ruolo tutt’altro che marginale.

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