Dieci sguardi e prospettive dall’ascolto diocesano. Sintesi ascolto primo anno della fase narrativa

La riflessione sinodale diocesana si è concentrata sui tre titoli fondamentali del Sinodo: Comunione, Partecipazione e Missione per rispondere alla domanda basilare: A che punto siamo e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere nel nostro “camminare insieme”?

I dieci nuclei tematici del Questionario del Sinodo, ci hanno permesso di articolare in due parti una sintesi della riflessione fatta: prima riassumendo l’ascolto dell’Oggi ecclesiale e poi quello delle suggestioni offerte per “piccoli passi possibili” verso il futuro.

Si presenta qui una sintesi molto agile della Relazione Diocesana, condivisa e meglio definita con il Consiglio Pastorale e quello Presbiterale, che offre una lettura del nostro oggi ecclesiale e dei punti chiave da correggere per un vero progresso, privilegiando lo sguardo sulla Chiesa Diocesana proprio dei giovani e dei più lontani. 

Dall’ascolto sinodale uno sguardo sul nostro “Oggi” ecclesiale.

  1. I compagni di viaggio. Cioè riflettere su chi fa parte di quella che definiamo “la nostra Chiesa”, come pure chi sono i “compagni” al di fuori del perimetro ecclesiale o lasciati ai margini.
    Sia dentro la Chiesa che fuori la caratteristica preponderante è l’individualismo, sia nel pensarsi che nel vivere concretamente le esperienze. Non si cerca di costruire insieme realtà positive, ma attrae soprattutto il successo individuale. Non c‘è convinzione condivisa di ciò che sia fondamentale nella vita di fede, molti infatti hanno opinioni diverse su quale sia “il centro” attorno a cui sentirsi cristiani. Questo fa apparire all’esterno la comunità credente divisa e confusa. Un gruppo piccolo, ma affettivamente legato, o la persona del parroco, sono spesso sentiti come il centro della comunità ecclesiale. Ciò che lega alla Chiesa è il sentirsi voluti bene da questi “centri”, possibilmente senza essere giudicati, più che il condividere obiettivi, progetti e stili di vita. I più lontani lamentano soprattutto se c’è poca attenzione affettiva e un’accoglienza senza giudizi, mentre non cercano una proposta di contenuti o valori unificanti.
  2. Ascoltare. I giovani, le donne, i consacrati, gli scartati, gli esclusi.
    Chi rischia di essere marginalizzato rispetto al “centro” della comunità ecclesiale, lamenta che si vive da “consumatori solitari” anche nelle parrocchie: non viene offerto un ascolto, individuale, attento e profondo, ma solo risposte pratiche a quanto viene chiesto. Manca uno stile di cura e accoglienza, con attenzione all’umano, che cambi al cambiare delle esigenze dei giovani e di chi si avvicina alla parrocchia. Si ammette però che pochi sarebbero realmente disposti a farsi coinvolgere in una proposta più esigente, che inviti ad una crescita interiore e ad un impegno concreto di servizio.
  1. Prendere la parola. Pensare, quindi, se all’interno della comunità e dei suoi organismi viene promosso “uno stile comunicativo libero e autentico, senza doppiezze e opportunismi”.
    Immediatamente sintomatico è il fatto che il Sinodo sta un po’ disorientando la gente, perché non si è più abituati a prendere la parola nella Chiesa, ma solo a riceverla. Sono pochi i momenti in cui ci si incontri per dirsi con sincerità: in cosa abbiamo sbagliato ed in cosa possiamo migliorare come comunità. D’altra parte, oggi la capacità di dialogo sincero è scarsa anche in famiglia e tra gruppi di coetanei e questo si ripercuote naturalmente anche dentro la Chiesa, che fatica a proporre uno stile diverso.
  1. Celebrare. Valutare in che modo preghiera e liturgia ispirano e orientano effettivamente il “camminare insieme” e come si promuove la partecipazione attiva dei fedeli.
    Vita e celebrazione non sono così distinguibili. Le difficoltà che oggi si trovano nella vita si ripercuotono nel modo di celebrare. La messa come evento di massa non aiuta a vincere l’individualismo, potremmo dire che: per lo più la si “consuma” non la si “celebra”. L’abitudine quotidiana al forte coinvolgimento emozionale prodotto dai mass-media, fa percepire le immagini e i simboli liturgici come “deboli” e “poco coinvolgenti”. Le celebrazioni in piccoli gruppi o in occasioni particolari sono solitamente percepite come: più efficaci nel coinvolgere e nel trasmettere un senso di Comunità che vive e celebra.
  1. Corresponsabili nella missione. Una riflessione, cioè, su come la comunità sostiene i propri membri impegnati in un servizio, ad esempio nella promozione della giustizia sociale, dei diritti umani, della Casa comune.
    La vita di fede come fonte di ispirazione e motivazione per l’azione nel sociale, è sentita da pochissimi. Clericalismo, spiritualismo, individualismo tendono ad essere le note dominanti. Il servizio per lo più si attua entro la comunità credente: soprattutto nella catechesi e nella liturgia. Verso l’esterno per lo più si vive un servizio caritativo ed assistenziale.
  1. Dialogare nella Chiesa e nella società. Ripensare i luoghi e le modalità di dialogo nelle Chiese particolari, con le Diocesi vicine, con comunità religiose e movimenti, con le istituzioni, con chi non crede, coi poveri.
    Un dialogo ordinato e puntuale entro la Chiesa e con il mondo esterno è piuttosto fragile. Si tende a cadere spesso in due atteggiamenti estremi: o l’affermazione “dura e pura” dei contenuti di fede, che non sa dialogare, oppure per il desiderio di accogliere ed essere accolti da tutti la difficoltà a proporre e proporsi come comunità con una propria identità. La difficoltà nel dialogo col mondo è data anche dal fatto che la cultura di massa è lontana dalle parole e dalle idee della fede: spesso la Chiesa parla, ma la gente non capisce. Se poi la Chiesa parla con tante voci dissonanti, questo aumenta la confusione della gente, che cercherebbe semplicità e chiarezza.
  1. Con le altre confessioni cristiane. Quali rapporti si intrattengono con le altre confessioni cristiane, quali sono i frutti, quali le difficoltà.
    La vita locale attuale porta a poche occasioni di confronto. Rispetto al passato tra gli stranieri gli appartenenti ad altre confessioni cristiane, soprattutto gli ortodossi, sono in grande calo e spesso sono molto lontani dalla partica religiosa nella loro Chiesa di appartenenza.
  1. Autorità e partecipazione. Chiedersi, cioè, come viene esercitata l’autorità nella Chiesa particolare, quali sono le pratiche di lavoro in équipe, come si promuovono i ministeri laicali. Non c’è omogeneità tra le parrocchie: il clero decide tutto in alcune, mentre stimola il confronto e la partecipazione dei laici in altre. L’individualismo dominante, vissuto sia dal clero che dai fedeli rende tutto più difficile. Nelle iniziative che riguardano il mondo giovanile c’è più collaborazione e responsabilizzazione. Il rapporto tra gruppi, movimenti, associazioni e parrocchie alterna esempi positivi a situazioni di divisione anche dura. Le Unità Pastorali, dove funzionano, mostrano di aiutare un po’ a promuovere il laicato ed i ministeri.
  1. Discernere e decidere. Domandarsi con quali procedure e quali metodi si prendono decisioni e quali strumenti si promuovono per la trasparenza e la credibilità delle scelte.
    L’organizzazione diocesana in Unità Pastorali, Consiglio Pastorale, Consiglio Presbiterale potrebbe essere una occasione di riorganizzazione e facilitazione della partecipazione e della decisione più condivisa in ambito pastorale, ma la mentalità che anima clero e laici deve ancora maturare molto prima di vedere significativi risultati su tutta la diocesi. Nelle varie zone e parrocchie ci sono sia esempi positivi che situazioni critiche.
    Miglior coordinamento si vede nell’ambito dei giovani e di alcune iniziative volte al sostegno alle famiglie. Rispetto al passato il rapporto tra parrocchie, gruppi, movimenti ed associazioni tende a coinvolgere di più la collaborazione di tutti alla vita pastorale ed alle sue decisioni fondamentali.
  1. Formarsi alla sinodalità. In sostanza, uno sguardo sulla formazione offerta a coloro che rivestono ruoli di responsabilità nella comunità cristiana, per renderli più capaci di ascoltarsi a vicenda e dialogare.
    Tutto il percorso fatto per giungere alla formazione di questa sintesi, come indicato nell’introduzione di questo stesso testo, con gli incontri di ascolto e il coinvolgimento di tante realtà vicine e lontane, rappresenta già oggi una prima concreta esperienza di sinodalità, che dà qualche concreta speranza per guardare ad un futuro più sinodale.

Dall’ascolto sinodale le suggestioni per “piccoli passi possibili”.

Nell’esperienza dell’ascolto e negli incontri sinodali non ci si è limitati ad una lettura della situazione, ma sotto forma di auspici, desideri o esortazioni, molti hanno indicato delle interessanti prospettive di futuro.

1 – I compagni di viaggio

È innegabile che ci siano diversi modi di vivere la fede e di appartenere alla Chiesa. Nei gruppi, movimenti, piccole parrocchie si può parlare di “comunità” in cui ci si conosce e riconosce, spesso attorno a delle figure di laici o preti che fanno da centro affettivo e spirituale delle comunità. C’è però meno forte il senso di far parte della Chiesa come Popolo di Dio, che vive ed opera su tutta la terra. Nelle parrocchie e realtà più ampie: i legami affettivi sono più labili e le relazioni di riconoscimento reciproco più fragili. Però l’accoglienza senza giudizio e la coscienza di essere Popolo di Dio in cammino è più facile. Dovrebbe esserci collaborazione e valorizzazione di ambedue questi modi di essere e stare nella Chiesa, entrambi preziosi. Si tratta di lavorare a creare strutture crescenti che favoriscano la comunione di comunità più piccole sentite come una risorsa e non un pericolo o un limite. Questo apre anche ad uno stile di accoglienza costante verso i lontani, che le comunità più piccole ed affettive riescono ad attrarre, ma che debbono essere aiutati a sentirsi parte della Chiesa. Solo così si realizza uno stile di annuncio, accoglienza e non proselitismo.

2 – Ascoltare

La Chiesa del futuro deve crescere nella capacità di ascoltare senza giudicare, solo così i giovani, le donne, gli scartati si sentono accolti e non esclusi. L’accoglienza deve partire anche dalla cura di: luoghi, tempi, eventi in cui tanti possano sperimentare di essere attesi, benvoluti, ricercati. Questo va fatto a partire dall’accoglienza delle famiglie giovani e più lontane, assieme alle persone fragili per motivi di: età, situazione matrimoniale, identità sessuale, condizione economica e nazionalità.

3 – Prendere la parola

Si facilita la capacità di prendere la parola non solo quando si creano momenti in cui ciò è possibile, ma prima di tutto quando si comunica con chiarezza e puntualità al maggior numero di persone: ciò che facciamo, pensiamo, desideriamo come Chiesa che vive qui ed oggi. Raccontare la fede che si vive rende possibile che ciascuno poi parli con chiarezza e libertà, ringraziando ed anche chiedendo conto della nostra coerenza. La missione dei media diocesani, quella di momenti di incontro e dialogo aperto, deve puntare a creare spazi ed occasioni di presa di parola da parte dei laici, dei giovani, dei lontani.

4 – Celebrare

L’arte di celebrare si vede dai frutti. Una celebrazione è ben fatta se: aiuta ad incontrare il mistero di Dio vivo e presente nel Cristo grazie all’azione dello Spirito Santo. Fa sentire tutti accolti con gioia nella casa del Padre. Insegna ed invita a fare festa al Signore, a fare festa con Lui, a fare festa tra di noi.

5 – Corresponsabili nella missione

Si coinvolgono tutti nella missione quando fin dall’inizio crediamo che: ognuno è prezioso, Dio dona talenti a tutti, accogliere chi è disposto a servire è più importante che inseguire ideali astratti di perfezione e specializzazione. Chi ha competenze, non deve rivendicare spazi di potere, ma condividere la passione, il fare ed il saper fare, solo così si amplia il numero degli annunciatori del Regno di Dio.

6 – Dialogare nella Chiesa e nella società

Deve ripartire un interesse di quanti compongono il popolo di Dio per la società civile ed i suoi problemi. Soprattutto l’UP ha le dimensioni e le forze per strutturare almeno a livello di Consiglio Pastorale e di Caritas: dei momenti di riflessione, studio, progettazione che rafforzino la presenza sociale dei cristiani. Questo ruolo di attenzione e presenza laicale riguarda soprattutto le Associazioni ed i Movimenti laicali, che debbono svolgerlo in stretto legame con tutta la comunità ecclesiale locale. Per aprire un dialogo con la società civile deve però crescere e migliorare il dialogo entro le parrocchie e le UP tra tutte le forze vive del popolo di Dio. La Chiesa dovrebbe sempre avere chiara la sua scelta preferenziale per i poveri e per i giovani: guardare la realtà e progettare il sociale a partire dagli ultimi e con una visione di lungo periodo.

7 – Con le altre confessioni cristiane

La ricca tradizione di dialogo ecumenico e interreligioso della nostra Chiesa diocesana dovrebbe essere rilanciata, tenendo conto dei cambiamenti sociali profondi e spesso molto veloci con cui ci confrontiamo, in particolare le mutazioni del fenomeno migratorio. Anche in questo ambito bisognerebbe ripartire da uno studio attento e condiviso della realtà e da una comunicazione diffusa e metodica di quanto compreso alle varie realtà diocesane.

8 – Autorità e partecipazione

Una Chiesa più ministeriale ed in cui la gestione dell’autorità è maggiormente condivisa a livello di UP e di Diocesi e tra presbiteri, diaconi e laici non si improvvisa. Gli organismi di collaborazione e condivisione delle responsabilità gestionali: Consiglio Pastorale e Consiglio per gli Affari Economici, sia a livello delle parrocchie più grandi, che soprattutto di UP e Diocesano, dovrebbero diventare una modalità normale di lavoro. La loro composizione, la frequenza ordinaria degli incontri, il lavoro di programmazione e soprattutto di verifica andrebbero potenziati. È bene che si passi dall’idea che sono semplici strutture di supporto all’azione dei parroci, a quella che: sono indispensabili riferimenti a cui i parroci e gli altri ministri debbono rendere conto del loro operato e con i quali debbono costruire insieme le decisioni fondamentali.

9 – Discernere e decidere

L’esperienza del Sinodo ci ha insegnato a far parlare più le persone che i preti o i soliti responsabili. Il metodo del confronto in gruppi (tavoli o gruppi di dialogo) e poi della relazione in assemblea va usato con più frequenza. Per discernere bisogna prima ascoltare e vedere, per questo vanno potenziate le occasioni di incontro aperto ed ascolto delle opinioni anche dei più lontani. È un nuovo stile da valorizzare, rispetto agli incontri puramente formativi in cui semplicemente si ascolta un esperto.

10 – Formarsi alla sinodalità

Presbiteri, diaconi, catechisti, educatori delle varie fasce d’età sono i primi che debbono iniziare un cammino di confronto e formazione sui valori e le tecniche che favoriscono il cammino sinodale di tutta la Chiesa diocesana. Sono da programmare tempi e modi di questa formazione che deve essere anche co-formazione e dialogo, senza fretta di trovare soluzioni immediate, ma puntando ad una vera crescita nella coscienza e nella competenza. La sinodalità cresce a partire dalla formazione spirituale, dalla valorizzazione del battesimo e dalla chiamata universale alla santità. Serve una formazione che sia sempre completa nell’ambito della conoscenza della fede, della carità vissuta, della speranza celebrata.

Conclusione

Il percorso fatto per elaborare questa sintesi ha fatto emergere come su tutto il materiale raccolto sia prezioso iniziare un nuovo lavoro di lettura, sintesi più ampia e soprattutto attenta agli aspetti più specificamente locali. Infatti, se la sintesi nazionale ci aiuterà a trovare indicazioni valide per tutta l’Italia, il lavoro che ci riguarda ora è: comprendere sempre meglio le particolarità della nostra Chiesa diocesana ed anche le specificità dei suoi territori, da quello interno e montano a quello intermedio a quello costiero. Con questo lavoro di attenzione locale potremo meglio recepire le indicazioni generali che giungeranno ed iniziare l’indispensabile processo di adattamento ed integrazione alla nostra specifica realtà locale.

 

SINTESI NAZIONALE

Il Documento Nazionale si può facilmente leggere a questo indirizzo: https://camminosinodale.chiesacattolica.it/wpcontent/uploads/2022/08/CEI_Sintesi_Nazionale.pdf

CONVERSAZIONE SPIRITUALE

Un testo che spiega in dettaglio il metodo della Conversazione Spirituale si può facilmente leggere a questo indirizzo: https://www.synod.va/content/dam/synod/common/phases/it/ITA_Step_6_Conversazione.pdf