
Inaugurata al Museo Diocesano La Misericordia di Macerata l’esposizione Francesco magnifica humanitas crocefissa. L’iniziativa è promossa dalla Conferenza Episcopale Marchigiana in collaborazione con la Regione Marche, come prosecuzione e aggiornamento del percorso culturale del Museo diffuso. Una sinergia che torna a coinvolgere i 13 musei diocesani delle Marche dopo quanto realizzato durante il Giubileo della Speranza, valorizzandone il patrimonio storico, artistico e spirituale custodito nelle strutture ecclesiastiche regionali.
Dal 24 luglio fino al prossimo 10 gennaio, l’esposizione rende a tal scopo visibile il patrimonio culturale legato alla figura di San Francesco e dei suoi seguaci attraverso le numerose opere conservate presso la Diocesi in occasione del Giubileo francescano indetto da papa Leone XIV in occasione dell’ottavo centenario dalla morte del Santo di Assisi (1226).
Allestita e pensata dall’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Macerata, grazie al lavoro dei curatori don Gregory Linnik, Ivano Palmucci e Denise Tanoni, la mostra svela soprattutto i capolavori attualmente custoditi nei depositi o negli edifici chiusi a causa del sisma e non ancora riaperti al pubblico.
Presenti al taglio del nastro, tra le autorità cittadine, il sindaco di Macerata Sandro Parcaroli e l’assessore alla Cultura Lorella Benedetti. Dapprima nella Basilica della Mater Misericordiae, ad accogliere le Istituzioni partecipanti è stato il Vescovo di Macerata, mons. Nazzareno Marconi, il quale ha evidenziato l’importante occasione offerta dalla mostra per testimoniare la capillare diffusione del francescanesimo nella Diocesi maceratese:
«È un invito al visitatore a riscoprire uno dei messaggi più originali e sempre attuali del francescanesimo – ha spiegato –, la contemplazione del Cristo umiliato e crocifisso non conduce a una spiritualità della mortificazione, ma alla scoperta della magnificenza dell’umano redento. Nell’umanità ferita del Crocefisso risplende infatti la gloria stessa di Dio, e in essa ogni uomo ritrova la misura della propria inalienabile dignità». Per il Vescovo, «le opere esposte raccontano una spiritualità che trova nella contemplazione del Crocefisso il proprio centro vitale – ha aggiunto –, insieme, tele, tavole e preziose opere medievali mostrano san Francesco e i santi dell’Ordine assorti nell’adorazione del mistero della Passione, fino all’estasi e all’identificazione con Cristo. La sofferenza del Figlio di Dio non è rappresentata come semplice esperienza del dolore, ma come luogo della manifestazione più alta della dignità della persona umana, trasfigurata dall’amore».
Le opere selezionate per l’esposizione spaziano tra diverse tipologie: dalla pala lignea della fine del Quattrocento di Ludovico Urbani ai dipinti seicenteschi conservati presso la sede di Recanati del Museo Diocesano. Il percorso include dipinti e sculture raffiguranti San Francesco e i suoi seguaci, figure che hanno lasciato nel territorio una profonda eredità di humanitas, testimoniata ancora oggi da una grande devozione popolare. Esposta, inoltre, una piccola serie di ex-voto che attestano l’intercessione e la vicinanza dei santi francescani, tra cui il Beato Benvenuto, il Beato Pietro da Treia e il Beato Tommaso da Tolentino. Il cuore della mostra è tuttavia rappresentato da un raro e raffinato nucleo di oggetti di grande interesse e fascino in vetro dorato e graffiato di elevata qualità artistica, risalenti ai primi secoli della tradizione francescana.
«Il titolo della mostra è una felicissima intuizione del nostro Vescovo, che di recente ha dato alle stampe un suo libro su San Francesco dal titolo Crocefisso con Cristo, originale biografia del Santo, di prossima presentazione – hanno ricordato i curatori dell’esposizione –, non c’è località grande o piccola nella Regione che non abbia una testimonianza collegata a San Francesco o al francescanesimo, una chiesa o un convento, un eremo, un altare, una confraternita, un Monte di pietà, un’opera d’arte o una via dedicata al Santo. La presenza francescana non si limitò a plasmare la vita spirituale e caritativa delle comunità marchigiane, ma ne segnò in profondità anche il tessuto culturale e artistico – hanno concluso –, tanto da rendere i conventi veri e propri centri di produzione e diffusione del sapere e delle arti, attraverso anche la committenza di tante opere e la creazione di biblioteche, che con le soppressioni sono diventate serbatoi di quelle pubbliche».
Sarà possibile visitare la mostra nei giorni venerdì e sabato dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.00 fino al 1° novembre, poi su prenotazione scrivendo a beni@diocesimacerata, oppure telefonando al numero 0733.263867.
