
Pubblichiamo l’omelia del vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi in occasione della festa patronale di San Giovanni Battista a Porto Recanati pronunciata nella Santa Messa all’Arena Beniamino Gigli, dopo la processione con il corteo storico per le vie della città.
di mons. Nazzareno Marconi*
Fratelli e sorelle carissimi,
la festa del nostro patrono quest’anno cade in un tempo in cui la Chiesa ci offre uno sguardo nuovo su una domanda antica: che cosa significa essere davvero umani, e come costruire una città che sia degna dell’uomo? Papa Leone XIV, nella sua enciclica Magnifica Humanitas, pone davanti a tutti noi una scelta che apre l’intero documento: l’umanità creata da Dio si trova oggi di fronte a una scelta decisiva, tra innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Due modelli di città, due modi di stare al mondo: uno fondato sulla logica dell’autosufficienza e del potere, l’altro sulla responsabilità condivisa e sulla comunione. Non è una domanda astratta. È la domanda che una comunità come la nostra, affacciata sul mare, si porta dentro ogni estate.
Geremia riceve da Dio una missione scomoda: dire la verità anche quando costa, anche quando la maggioranza vorrebbe altro. Ed è la stessa missione di Giovanni Battista, che oggi la Chiesa ci ricorda in tutta la sua drammaticità nel Vangelo. Ma è anche, fratelli, la missione di ogni comunità cristiana che vuole custodire la dignità delle persone e del creato di fronte alle logiche del proprio tempo.
Il racconto della morte di Giovanni Battista è impressionante per un motivo preciso: tutto accade durante un banchetto, in un clima di festa, di potere ostentato, di promesse avventate fatte per fare bella figura davanti agli ospiti. Erode teme Giovanni, lo rispetta, eppure per non rovinare l’atmosfera della festa, per non perdere la faccia davanti ai commensali, consegna un innocente alla morte.
C’è in questa pagina un’immagine che ci interroga da vicino: una festa che diventa cieca, che sacrifica la persona sull’altare dell’apparenza e del divertimento fine a sé stesso. È esattamente il rischio che il Santo Padre ha indicato con chiarezza pochi giorni fa a Rimini, un’altra città di mare come la nostra. Durante la Messa sul porto, il Papa ha incoraggiato quella comunità a proseguire l’impegno perché il territorio sia accogliente oltre che per il ristoro e il divertimento, anche per lo spirito. Non ha condannato la festa, l’accoglienza, il turismo: ha chiesto che non si riducano a questo, che la città del mare non diventi un luogo dove la persona conta meno del profitto o dello sballo di una sera.
Ecco perché Magnifica Humanitas ci parla direttamente. L’enciclica, nata per riflettere sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, tocca in realtà una domanda molto più larga, quella della Dottrina sociale della Chiesa: come impedire che l’uomo venga ridotto a funzione, a numero, a strumento di guadagno? Come costruire il bene comune, la giustizia sociale, la destinazione universale dei beni, invece di logiche di sfruttamento: dell’uomo e della natura insieme?
Porto Recanati ha una vocazione bella, che non dobbiamo mai dare per scontata: essere un luogo dove le famiglie possono ancora respirare, dove il mare è casa e non solo cassa, dove i bambini possono giocare in sicurezza e gli anziani sedersi in pace su una panchina del lungomare.
Non è un caso che questa vocazione coincida con il messaggio del nostro patrono: Giovanni Battista è colui che indica, che non sfrutta la propria voce per sé, che prepara la strada a Qualcun Altro. È l’opposto di Erode, che usa il potere e la festa per affermare sé stesso, schiacciando chi è più debole.
Fratelli e sorelle, celebrare San Giovanni Battista significa allora impegnarci, come comunità civile ed ecclesiale insieme, a custodire e accrescere ciò che di buono già abbiamo: una cittadina serena, accogliente, a misura di famiglia. Significa vigilare perché lo sviluppo turistico non diventi mai sfruttamento delle persone che qui lavorano, alcune in condizioni precarie proprio nei mesi estivi, e della natura, del nostro mare, della nostra costa. Significa essere, come Geremia e come Giovanni, capaci di dire una parola scomoda quando la logica del profitto a ogni costo minaccia di prevalere sulla dignità di chi vive e di chi visita questa terra.
Il Salmo di oggi ci offre le parole giuste per questo cammino: “La mia bocca racconterà la tua salvezza, o Signore”.
Che Porto Recanati possa continuare a raccontare, con i fatti prima ancora che con le parole, una salvezza fatta di accoglienza vera, di famiglie che tornano ogni anno perché qui si sentono a casa, di un mare che è dono da custodire e proteggere e non risorsa da spremere.
San Giovanni Battista, patrono nostro, ottienici il coraggio di edificare non la torre di Babele dell’interesse di pochi, ma la città dove le persone, tutte, possano sentirsi a casa.
*Vescovo di Macerata
